Appello del papà di una bimba disabile: ‘se non avrò giustizia porrò fine alla mia esistenza’

È il disperato appello del papà di una bimba di cinque anni, rimasta disabile, secondo i genitori, a causa di errori durante il parto all’ospedale di Corigliano. ‘Mia figlia è stata uccisa e non si vuole trovare un colpevole’

di Manuela Serra
17 aprile 2015
09:54

Corigliano Calabro (CS) - “Se non avrò giustizia chiuderò la mia vita e porrò fine alla mia esistenza. Non serve vivere se a tua figlia viene negato il diritto alla vita”. E’ la storia di una bambina di cinque anni, Giulia che, da quando è stata messa al mondo ha vissuto andando da un ospedale ad un altro. Dopo cinque lunghissimi anni di denunce e di appelli rimasti inascoltati, il papà della piccola non ce la fa più e dopo, l’esito negativo dell’incidente probatorio, che si è svolto ieri, l’uomo lancia l’ultima disperata richiesta d’aiuto. “Sono pronto a dire basta alla vita - dice - perché mia figlia, anche se viva anagraficamente, è stata uccisa e non si vuole trovare il colpevole. Oggi sono un padre che ha perso tutto. Cinque anni fa i medici del Guido Compagna di Corigliano Calabro hanno negato a mia figlia il diritto ad essere come tutte le sue coetanee”.

 


Dal giorno della nascita, avvenuta cinque anni fa nell’ospedale di Corigliano Calabro, la piccola è stata sottoposta a vari interventi chirurgici in diversi ospedali: Bambino Gesù di Roma, Carlo Besta di Milano, Bosisio Parini di Lecco, Sant'Orsola di Bologna e Gaslini di Genova. Per i genitori la bambina è stata resa disabile da una serie di patologie che i addebitano ad errori dei sanitari dell’ospedale di Corigliano Calabro, durante il parto. “Si ignora l'evidenza - dice il papà della piccola - si mettono da parte le relazioni di sei ospedali italiani, si ignorano otto testimonianze e si superano ben sei perizie di parte. So che ho venti giorni di tempo per fare ricorso, ma non ho più un euro, ho speso tutto per cercare di avere giustizia ma non ci riesco”.

 

Il giudice – spiega il papà - ha rigettato per due volte la richiesta di archiviazione presentata dai legali degli indagati ed ha nominato nuovi consulenti e disponendo un incidente probatorio. “Nessuno - dice l’uomo tra le lacrime - in questi anni mi ha ascoltato. La stampa e le tv nazionali hanno sempre rifiutato di trattare il caso di mia figlia”.

 

Adesso l’uomo rivolge il suo appello al Capo dello Stato, al Presidente del Consiglio ed al Papa, che ha anche tenuto tra le braccia la piccola Giulia. “Mi rivolgo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi ed a sua Santità Papa Francesco che tra l’altro ha stretto la bambina nelle sue braccia - è l’ultimo, assicura lui, appello che lancia -: aiutatemi a fare giustizia, mia figlia ha il diritto di vivere e di avere giustizia”.

 

Giornalista
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