Arcidiocesi Rossano-Cariati, il nuovo vescovo Aloise: «Pronti a rinascere dopo il Covid»

Stamattina il passaggio di consegne con l'uscente monsignor Satriano. Prima della cerimonia la visita al Palazzetto dello Sport in cui è stato allestito il centro vaccinale

 

di Matteo Lauria
12 giugno 2021
23:00
Mons. Giuseppe Satriano e Mons. Maurizio Aloise
Mons. Giuseppe Satriano e Mons. Maurizio Aloise

Si è insediato ufficialmente monsignor Maurizio Aloise nell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. Alla cerimonia erano presenti le più alte cariche politico-istituzionali del territorio: i sindaci, i parlamentari, i parroci dell’intera diocesi. Di rilievo la presenza di monsignor Luigi Renzo, arcivescovo di Mileto-Nicotera-Tropea e di monsignor Vinceno Bertolone, dell'ardiciodesi di Catanzaro-Squillace.

Per l’occasione è stato allestito uno schermo gigante esterno al fine di consentire ai fedeli di seguire la celebrazione. Emozionante il momento del passaggio di consegne in continuità tra l’uscente monsignor Giuseppe Satriano e monsignor Aloise, entrambi particolamente attenti alle dinamiche del territorio. Il nuovo arcivescovo di Rossano-Cariati già in mattinata si era recato a Ferramonti di Tarsia per un momento di preghiera e di benedizione, poi si era fermato nella chiesa parrocchiale e aveva portato il suo saluto al sindaco della comunità. Dopo aveva fatto visita al parroco di Spezzano Albanese don Fiorenzo De Simone. Nella tarda mattinata aveva invece incontrato lo staff organizzativo dell’hub regionale per le vaccinazioni al Palazzetto dello Sport di Corigliano-Rossano e qualche ora prima di recarsi in Cattedrale aveva visitato il cimitero dell’area urbana di Rossano e il monastero delle Clarisse Urbaniste.


Sottolineato il dramma della pandemia 

Nel suo intervento ha ringraziato monsignor Satriano per aver «servito con amore il cammino di Chiesa di questa bella realtà arcidiocesana». Tra i contenuti di alto spessore culturale, l’alto prelato cita il Codex purpureus rossanensis, una «testimonianza emblematica della Rossano bizantina che, insieme con l’icona molto venerata dell’Achiropita e con le chiesette bizantine di San Marco e della Panaghia, così come l’abbazia di Santa Maria del Patire, ci ricorda il dovere primario dell’evangelizzazione nuova, a cui siamo chiamati in questo nostro tempo di reset globale, di rinascita e rinnovamento dopo la buia stagione della pandemia, che ancora affligge il mondo». Alcuni passaggi destinati al periodo critico della pandemia: «In questi mesi - ha affermato monsignor Aloise - anche dal virus coronato e dai suoi deprecabili effetti nella vita di tanti, che ne sono stati colpiti e abbattuti abbiamo imparato il significato della precarietà del nostro stare al mondo. Cosa ne deriva per la nostra esistenza quotidiana?».

L'emergenza è il bisogno sociale 

A dare il benvenuto nella città di Corigliano-Rossano è stato il sindaco Flavio Stasi che si è soffermato sul patrimonio storico-culturale del centro ionico e ha sottolineato i momenti difficili vissuti durante il dramma pandemico che, ha ribadito, ha fortunatamente allentato la morsa ma «ha lasciato sul suo cammino dolore, spavento, incertezze e difficoltà. Ha mutato il nostro modo di vivere, di rapportarci, di lavorare, di divertirci. Ha mutato il nostro concetto di normalità ed ha rallentato o stravolto ogni piano personale e collettivo, proprio mentre la nostra comunità sta affrontando una sfida storica, epocale, importante, quella dell'unione amministrativa e sociale di due realtà che prima camminavano lungo strade autonome e che oggi rappresentano una delle città più importanti della Calabria, riferimento dell'intera fascia ionica». Le tematiche da affrontare sono tante secondo Stasi: «Dai bisogni sociali e dalle fragilità numerose accentuate da mesi di pandemia, sino alle piaghe molteplici che penalizzano questa terra a partire dalla criminalità organizzata, in tutte le sue declinazioni, che nella disgregazione sociale e nelle difficoltà economiche generate da mesi di pandemia di certo si è insinuata, penalizzando la nostra terra e la nostra gente». 

 

 

 

 

 

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