Operazione drug family

Arresti Catanzaro, la rete dello spaccio di droga raccontata dalla mamma che voleva cambiare vita

La donna inizia una collaborazione stroncata dalla violenza del marito, ma le sue dichiarazioni sono risultate importanti per le indagini: «Si spacciava giorno e notte»

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di Luana  Costa
26 ottobre 2021
17:06
La droga lanciata dal balcone all’acquirente
La droga lanciata dal balcone all’acquirente

«L'attività di spaccio avveniva senza sosta, tutto il giorno, ventiquattrore su ventiquattro». A riferirlo è Natascia Paparazzo, 31 anni, coinvolta a pieno titolo nel traffico di droga il cui epicentro era a sud di Catanzaro nell'appartamento di via Teano, al civico 19. La giovane, tuttavia, decide di cambiare vita e inizia una collaborazione con le forze dell'ordine che però ha una breve durata. 

Spaccio di droga a Catanzaro: la collaborazione

È il marzo del 2021 quando la donna si reca spontaneamente negli uffici della questura di Catanzaro manifestando la propria volontà di collaborare con la giustizia: «Per il bene proprio e dei propri figli, considerando lo stile di vita intrapreso eccessivamente rischioso. Tale considerazione l'aveva indotta prima a trasferirsi in località Campagnella e poi fuori regione». A farle mutare avviso però il compagno che dinnanzi all'offerta di un lauto guadagno proveniente dallo spaccio di droga l'aveva malmenata: «Sferrandole un pugno sul viso mentre teneva in braccio il figlio».


Spaccio di droga a Catanzaro, l'organizzazione

Tuttavia, le dichiarazioni della donna - confluite nell'odierna inchiesta messa a segno congiuntamente da polizia e carabinieri sotto il coordinamento della Procura di Catanzaro - ha consentito di ricostruire i ruoli del gruppo «articolato su base familiare ma organizzato in maniera professionale gestendo apprezzabili quantitativi di stupefacente e servendosi di un sistema collaudato che vede quale base logistica principale l'abitazione sita al quarto piano di via Teano, numero 19».

Spaccio di droga a Catanzaro, la famiglia

Al vertice del gruppo Marco Passalacqua, 25 anni, e sua moglie, Angela Tropea. A coadiuvare la coppia nelle attività illecite le sorelle e i fratelli di Marco Passalacqua: Rossella detta Rò Rò, Fiorella, Daniele detto Lupin, Domenico Salvatore detto Geppetto. E poi Franco Passalacqua detto Bis marito di Rossella, Natascia Paparazzo compagna di Domenico Salvatore Passalacqua, Damiano Veneziano marito di Fiorella Passalacqua. Ed è in questa intrecciata rete familiare che si inserisce anche la vicenda di Natascia

Spaccio di droga a Catanzaro, l'offerta

Proprio Marco Passalacqua avrebbe prospettato al fratello, Domenico Salvatore e compagno di Natascia, la prosecuzione dell'attività illecita a fronte di una retribuzione settimanale di 300 euro. «La possibilità che Domenico Salvatore accettasse l'offerta era divenuta oggetto di discussione tra i due fino a che, quest'ultimo, al culmine di un diverbio aveva alzato le mani contro di lei». La donna successivamente interrompe la collaborazione.

Spaccio di droga a Catanzaro: i turni giorno e notte 

«L'attività di spaccio avveniva senza sosta, tutto il giorno, ventiquattrore su ventiquattro» spiega la donna agli investigatori. «Ci dividevamo i turni di giorno e di notte, e la sostanza da spacciare: al terzo piano si vendeva cocaina, al quarto kobret o viceversa. I clienti ormai lo sapevano, diversamente quando citofonavano li si indirizzava al piano a seconda della richiesta. La cessione avveniva sempre dentro casa: si pesava davanti al cliente la sostanza richiesta e poi la si consegnava. Per strada c'era Giovanni Veneziano che indirizzava i clienti. L'attività è stata molto fiorente nel 2019 ma è proseguita anche durante il lockdown del 2020. In quel periodo è capitato che alcuni nostri clienti fungessero anche da spacciatori e acquistassero più stupefacente ad un prezzo maggiorato per rivenderlo».

Spaccio a Catanzaro, la droga tagliata

«Comparavamo quantitativi non eccessivi di cocaina perchè poi si procedeva al taglio con il mannitolo, che acquistavamo in farmacia o all'erboristeria. Del taglio se ne occupavano Marco e Daniele Passalacqua, in questo modo riuscivamo ad incrementare notevolmente la merce da spacciare e conseguentemente i profitti. Il kobret lo chiamavamo con il termine "nera" anche se questo termine indica anche l'eroina. Invece la cocaina veniva chiamata "bianca". I clienti talvolta usavano il termine "caffè" per indicare il kobret, in particolare dicevano "Posso venire a prendermi il caffé?". Con altri clienti invece sapendo già che sostanza volevano bastava la richiesta di incontro per capire cosa e quanto volevano. Durante il lockdown del 2020 è capitato di portare stupefacente a domicilio da una cliente che acquistava ogni volta 50 euro di cocaina e 50 euro di kobret».

Giornalista
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