Arresti Cutro, le minacce del giovane alla fidanzata: «Devi stare a casa, solo le tr… lavorano»

La giovane racconta della gelosia morbosa del 23enne fatta di continui avvertimenti e vessazioni per non farle frequentare nessuno. Nelle carte dell'inchiesta la ricostruzione dei brutali pestaggi del fratello e del padre della ragazza (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Francesca Caiazzo
8 giugno 2021
19:55

Prima con la sua gelosia avrebbe reso la vita impossibile alla sua fidanzata, che l’ha lasciato. Poi avrebbe perseguitato i familiari di lei con insulti, minacce e aggressioni fisiche, compiute con l’appoggio di amici e dell’intero nucleo familiare. Non si rassegnava a quella relazione finita, Salvatore Oliverio, il 23enne arrestato questa mattina a Cutro dai carabinieri insieme ad altre 10 persone indagate a vario titolo per atti persecutori, lesioni personali aggravate, violenza privata e calunnia. In carcere, anche il fratello Giovanni, di 20 anni, mentre ai domiciliari sono finiti il padre, Fedele (49 anni), e Luigi (60 anni), Giuseppe (62 anni), Fedele (36 anni), Carlo (32 anni) e Rosario Oliverio (31 anni), oltre a Giuseppe Brescianini (23 anni), Pietro Iembo (26 anni) e Antonio Marchio (48 anni).

«Asfissiante controllo»

Salvatore e la giovane cutrese sono stati insieme per circa due anni. Lui, racconterà la ragazza ai militari dell’arma a cui si è rivolta dopo le continue minacce al fratello, era gelosissimo e molto possessivo: «Mi ha isolata da tutti e mi ha costretta a non avere più contatti, specialmente tramite internet, con altre persone». Una relazione caratterizzata da «asfissiante controllo» - annota il Gip di Crotone Michele Ciociola nell’ordinanza di custodia cautelare – che privava la ragazza «della sua libertà, non potendo frequentare o contattare amici». Non era libera di indossare ciò che voleva, di uscire da sola, di pubblicare foto sui social. Sarebbe stata, inoltre, umiliata spesso, sia in pubblico che in privato. E quando dopo una prima separazione, lei ha iniziato a lavorare, rimessasi con lui, sarebbe stata costretta a licenziarsi perché «le donne devono stare a casa, in quanto solo le tr... lavorano».


Il 23 aprile scorso, dopo l’ennesimo, violento litigio, durante il quale l’avrebbe pesantemente insultata - «Put..., poco di buono, fai schifo, sai fare solo la tr...» - lei ha deciso di porre fine a quella storia che d’amore, ormai, aveva ben poco. Lo lascia. Ma lui non l'avrebbe presa bene. Pretende, tra l'altro, la restituzione dei regali che le aveva fatto mentre stavano insieme. Una settimana dopo, lei mette tutto dentro una busta e l’appende al cancello di casa, accompagnata da un biglietto in cui – forse per la prima volta – è lei che insulta lui e la madre.

La furia

Sarebbe stato proprio quel biglietto a scatenare la furia di Oliverio, che ha iniziato a prendersela anche con il fratello di lei, al quale sono iniziati ad arrivare messaggi di minacce via web, anche da parte di altri componenti del nucleo familiare dell’ex cognato: «Vengo là, ti scuoio e ti taglio la lingua e alla fine quando ti lascio per terra ti devo prendere con la macchina, ti devo sgommare sulla testa». E ancora: «Il momento in cui ti devo acchiappare lo trovo e ti devo ammazzare di copanate, ti mando all’ospedale». Poi telefonate, messaggi vocali e anche video sui social in cui si preannunciava la violenza.

Episodi che hanno spinto la ragazza, l’1 maggio scorso, a rivolgersi ai carabinieri, preoccupata che il suo ex fidanzato potesse fare del male a lei e alla sua famiglia. Come in effetti poi è avvenuto. La brutale aggressione si è materializzata il 19 maggio scorso, prima a Steccato di Cutro, dove il fratello della giovane è stato malmenato dall’ex cognato, accompagnato dal fratello e da altre tre persone. Un pestaggio in piena regola, eseguito con l’ausilio di cinte e mazze in ferro.

Il secondo pestaggio

Ma non era finita. Subito dopo, il fratello della ragazza incontra il padre e insieme decidono di denunciare l’aggressione ai carabinieri. Proprio nei pressi della caserma di Cutro, però, ad attenderli c’era Oliverio insieme ad amici e familiari, una quindicina di persone in tutto: «Tutti insieme immediatamente, senza darci la possibilità di parlare o reagire, hanno iniziato a colpirci con schiaffi, calci, pugni ma anche utilizzando mazze da baseball, pali da ombrellone, spranghe in ferro e una cintura con la fibia in ferro».

Questa volta però, a registrare l’aggressione c’erano le telecamere della caserma dei carabinieri di Cutro, «filmati che offrono cruda contezza dell’episodio» annota il Gip. Una ferocia che al fratello della ragazza è costata escoriazioni multiple, un trauma al bacino e all’anca sinistra, mentre al padre sono stati riscontrati escoriazioni e un trauma cranico minore.

La gente terrorizzata

Non è chiaro se qualcuno abbia visto quel brutale linciaggio o sia a conoscenza di come sono andati i fatti. «L’attività investigativa, resa difficoltosa per la reticenza di alcune persone che avevano assistito all’aggressione, ha permesso di fare luce sulla vicenda e raccogliere gravi indizi sui vari ruoli assunti dagli autori» hanno tenuto a precisare i carabinieri in nota stampa. In effetti, nell’ordinanza si legge che una persona – fonte confidenziale dei militari – riferendo quanto di suo a conoscenza sull’accaduto, ha confidato: «Nessuno verrà mai a dire nulla in caserma perché la gente è terrorizzata».

 

Giornalista
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