Arsenale in casa, restituita ingente somma a coniugi vibonesi

La difesa è riuscita a dimostrare la provenienza lecita del denaro che era stata sequestrato nel corso di una perquisizione che ha portato al rinvenimento di diverse armi

di G. B.
15 luglio 2020
17:01

Il Tribunale del Riesame di Vibo Valentia ha annullato il provvedimento di sequestro della somma di complessiva in contanti di 202mila euro – di cui 179mila euro custoditi in una cassaforte ubicata dietro ad un quadro e 23mila euro in un comodino della camera da letto – operato dai carabinieri nei confronti dei coniugi Davide Licata, 51 anni, di Stefanaconi (finito in carcere), e Rossella Marzano, 45 anni, di Vibo Valentia (domiciliari).

Il Riesame ha così accolto le tesi difensive sollevate dagli avvocati Walter Franzè e Domenico Malvaso per Licata e dagli avvocati Franzè e Francesco Lione per Marzano, tese a comprovare la provenienza lecita della somma di denaro. Restituito anche un assegno di 990,00 euro. Il denaro era stato trovato in casa dei coniugi Licata a seguito di una perquisizione domiciliare nel corso della quale sono state sequestrate diverse armi illegalmente detenute, nel caso di specie quattro pistole clandestine ed una mitragliatrice. Numerose anche le munizioni sequestrate unitamente, unitamente ad un silenziatore e a due giubbini antiproiettile. I fucili, invece, tutti detenuti legalmente, sono stati ugualmente sequestrati.

Sul ritrovamento stanno indagando i carabinieri con il coordinamento della Procura di Vibo Valentia, guidata dal procuratore Camillo Falvo. Informata anche la Dda di Catanzaro. Fra il materiale rinvenuto in casa della coppia (lui professore, lei orafa e nessun precedente con la giustizia), pure alcuni paramenti riconducibili ad una loggia massonica di Vibo Valentia.

Da ricordare, infine, che gli stessi carabinieri, supportati dai militari dell’Arma del Nucleo “Tutela patrimonio culturale” di Cosenza all’interno dell’Accademia di Belle Arti “Fidia” di Stefanaconi hanno riconosciuto e sequestrato un prezioso volume religioso del 1651 trafugato in Abruzzo – a Sulmona – nel 2006. Per il reato di ricettazione è stato quindi denunciato Michele Licata, direttore dell’istituto Fidia di Stefanaconi e padre di Davide Licata.

 

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