«Non era un asilo, era un lager»: il dolore e la rabbia della mamme di Cariati

VIDEO | Ai nostri microfoni la testimonianza delle madri dei bimbi che avrebbero subito continue violenze fisiche e psicologiche dalle maestre finite ai domiciliari: «Ci fidavamo troppo di loro»

di Cristina Iannuzzi
21 novembre 2019
16:56
Una mamma di Cariati
Una mamma di Cariati

«Non era un asilo, era un lager». A parlare è la madre di uno dei bimbi dell’asilo di Cariati. Le mamme dell’asilo degli orrori nei video hanno riconosciuto quei figli trascinati, schiaffeggiati, strattonati. Lanciati come se fossero palle. Sputati in faccia. Umiliati e minacciati di morte. L’indagine che ha portato all’arresto delle due maestre dell’asilo Orsa Maggiore ha posto fine ai continui atti di violenza inaudita contro piccoli indifesi. Ora finalmente ha liberato il suo bimbo più piccolo quell’inferno. Il grande no. Grande si fa per dire. Ha solo sei anni. Anche lui, fino allo scorso anno, ha frequentato quella scuola d’infanzia e oggi la donna si spiega il perché di alcuni suoi strani comportamenti. Ora frequenta la prima elementare, ma con il supporto di un neuropsichiatra infantile. «Il problema è sorto già dal primo giorno di scuola  – racconta in lacrime -  il piccolo si nascondeva sotto il banco, dietro agli armadietti, metteva la testa nello zaino pur di non sentire i rumori. Era terrorizzato». E così le maestre consigliano una visita specialistica. Si pensa ad un disturbo del comportamento. Ma oggi è tutto più chiaro. «Il piccolo si trascina un malessere dall’asilo – continua la mamma -  ne sono certa». Per lui la terapia dovrà proseguire.

Non si dà pace questa mamma. Non è riuscita a riconoscere i segnali che c’erano. Si fidava troppo di quelle due maestre sempre così gentili e disponibili, sembravano amiche.


 

Ha deciso insieme alle altre venti mamme di  raccontare la sua storia, vuole far sapere a tutti ciò che è successo ai suoi figli affinché non si ripeta  più. Mai più. Ci accoglie nella sua casa di Cariati. Lì dove si sono riunite tutte le altre mamme con i loro piccoli. Le mamme si confrontano, parlano di tutti quegli strani segnali che prima non vedevano.

Lo scorso anno un altro bambino si era presentato a casa con  un livido sul braccio. «È stato il compagnetto». Anche quel graffio profondo sul viso «era stato un compagnetto». La risposta delle maestre era sempre la stessa. Piccole zuffe tra bambini. Non sembravano cattive. Eppure le immagini sono eloquenti. Alla persona che in forma anonima si è recata dai carabinieri per denunciare i presunti abusi nella scuola d'infanzia va la gratitudine delle mamme. «Se non fosse stato per questo misterioso o misteriosa persona che ha dato il via all’indagine, i nostri figli avrebbero continuato a vivere in quell’asilo, avrebbero continuato a subire schiaffi e insulti». Per chissà quanto altro tempo e con chissà quali effetti sulla loro fragile psiche. Il tempo, si spera, cancellerà le ferite. I bimbi presto dimenticheranno. Ai genitori non resta che attendere l’esito del percorso giudiziario che si spera possa scrivere parole di giustizia.

Giornalista
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