Asp Cosenza, contratti prorogati senza bando da 15 anni mentre le casse sono in rosso

Due ditte gestiscono i pasti dei degenti grazie ad appalti triennali vinti nel 2006. Una proroga dopo l'altra, sono ancora loro a farlo nell'attesa dell'espletamento di una nuova procedura ad evidenza pubblica che permetta di risparmiare

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di Camillo Giuliani
14 maggio 2021
08:30

Nel 2022 la Siarc, società di ristorazione fondata dall'ex presidente del Catanzaro Pino Albano, festeggerà il quindicesimo anniversario di forniture di pasti per i degenti dell'Asp di Cosenza. L'unica gara che ha vinto, però, risale al 2007 e riguardava esclusivamente l'ex As 3 di Rossano. Da allora si è andati avanti di proroga in proroga, col servizio che dallo Jonio si è allargato fino a inglobare l'intero territorio provinciale.

Sembra un record ma, con le dovute proporzioni, a superarlo ci pensa l'Eurorist. Grazie a un appalto triennale preso nel 2006 - prima con il nome di Orma, in seguito, dopo la cessione del ramo d'azienda, con quello attuale - fornisce i pasti ai pazienti dell'ospedale di Acri, l'unico ormai non di competenza della Siarc. I 15 anni di forniture in questo caso si festeggiano già quest'anno, nonostante l'affidamento continuamente prorogato fosse previsto da principio solo per 36 mesi. Saranno loro due a dividersi anche nel 2021 i tre milioni di euro che l'Asp ha impegnato per la ristorazione dei degenti in attesa della conclusione di una gara d'appalto. Che, come in passato, stenta a decollare.


Una maledizione lunga 15 anni

Sembra infatti che sulle gare per i pasti aleggi una maledizione che impedisce di farle andare in porto. Tutto comincia, si diceva, nel 2006, quando l'allora Orma si aggiudica il servizio ad Acri. L'offerta è di 256mila euro più Iva, la durata del contratto triennale con opzione per il biennio successivo. Nel 2007 a Rossano la Siarc si impone a sua volta con una proposta da un milione 951mila euro più Iva all'anno per un triennio, il corrispettivo di 11,80 euro (Iva esclusa) al giorno per servire colazione, pranzo e cena a ciascun degente. Poi l'Asp di Cosenza assorbe le ex As territoriali e il valzer delle proroghe ha inizio, in barba a quei principi di economicità, efficacia, tempestività, correttezza, libera concorrenza e trasparenza che solo una gara pubblica può garantire.

Si comincia con le proroghe

La proroga infatti, ha scritto di recente la Corte dei Conti all'Asp, è «un istituto di carattere eccezionale e ad utilizzo estremamente circoscritto, non potendo rappresentare il rimedio ordinario per sopperire a ritardi e disfunzioni organizzative». Abusarne rischia di dar luogo a «illegittimità» e «danno erariale». Eppure prorogare quei contratti senza gara a Cosenza da eccezione diventa regola. La prima delibera che allunga i rapporti con Siarc arriva nel 2010, seguita da altre due che coinvolgono anche Eurorist tra il 2011 e 2012. Senza un nuovo bando per riaffidare il servizio, non si può fare altro. L'ultimo citato è anche l'anno in cui gli ospedali riforniti da Siarc iniziano ad aumentare: senza alcuna gara l'appalto viene allargato anche al presidio di Castrovillari e al Capt di Lungro, sempre per 11,80 euro più IVA al giorno per ciascun degente, perché il personale interno che preparava i pasti fino a quel momento non è più sufficiente.

Un bando poco chiaro

Il 2013 sembra finalmente l'annata buona per provare a risparmiare. A novembre la Stazione unica appaltante (Sua) regionale fa partire una gara per la ristorazione nelle aziende del sistema sanitario calabrese. È suddivisa in sette lotti e il numero 4 riguarda l'Asp di Cosenza. Vale quasi 20 milioni di euro in totale, ma negli atti – stabilirà poi il Consiglio di Stato – l'esatta determinazione dell'importo annuale risulta «se non contraddittoria, quanto meno ambigua ed equivoca e, di conseguenza, tale da indurre in errore il concorrente nella formulazione dell’offerta». Scrivono ancora i giudici: «Il bando non fa alcun cenno alla possibilità di proroga, il disciplinare la prevede in via eventuale e la fissa in un anno, il capitolato speciale la prevede come mera facoltà per la stazione appaltante per un periodo non tassativamente determinato, che può arrivare fino ad un anno». Un guazzabuglio che nel 2015 aveva portato all'esclusione di tutte le aziende che avevano preso parte alla gara, dichiarata deserta per mancanza di offerte congrue. L'esclusione delle ditte per i tribunali è illegittima, ma ha una sola conseguenza pratica: l'annullamento in autotutela, da parte della Regione, del decreto di indizione della gara nonché di quello successivo di approvazione degli atti di gara e (mancata) aggiudicazione definitiva del servizio.


Aumentano prezzi e clienti

Così, visto che i ricoverati non possono restare a digiuno, invece di correggere il bando e farlo ripartire si prosegue con le solite ditte, non essendoci eredi designati. Da fine 2015 la Siarc aggiunge alla lista dei suoi clienti, sempre per carenza di personale interno, anche gli ospedali di Paola e Cetraro. Il vecchio contratto stipulato a Rossano, causa adeguamento Istat, adesso prevede un costo di 13,397 oltre Iva al giorno per ogni degente. I tre pasti quotidiani, peraltro, vengono preparati a Castrolibero, distante più o meno 25 km dall'ospedale di Paola e una quarantina da quello di Cetraro. La durata dell'accordo prevista è di sei mesi, a ottobre del 2021 sarà in vigore da sei anni.
Ai due presidi tirrenici si aggiungono - ancora senza procedure pubbliche – in seguito anche la Casa albergo di Oriolo, l’Hospice di Cassano allo Jonio, il Centro Dialisi di Cosenza e il Centro Salute mentale di Montalto Uffugo. Che si uniscono agli spoke di Castrovillari, Corigliano-Rossano, Paola-Cetraro e ai presidi ospedalieri di San Giovanni in Fiore, Trebisacce e Praia a Mare.
Grazie agli altri lotti della gara della Sua che per Cosenza è stata annullata, al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro i pasti dal 2015 costano 10,99 euro netti. Al Bianco-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria sono ancora più economici: 9,22 euro. Oltre quattro euro in meno dei 13,397 citati poco più su, che se moltiplicati per le migliaia di rivoveri e i 365 giorni del calendario di tutti questi anni diventano milioni.

Andamento lento

Perché allora non bandire subito una nuova gara per Cosenza? Di certo non ha aiutato il Dpcm del 24 dicembre 2015, che ha previsto che per servizi come la mensa, se le cifre in ballo superano i 40mila euro, siano le centrali di committenza a espletare le procedure d'appalto. Da quel momento la Sua ha però scritto più volte all'Asp rimarcando l'obbligo per le aziende e gli enti del servizio sanitario di ricorrere al soggetto aggregatore di riferimento, ovvero la Consip, «al fine di scongiurare potenziali situazioni di danni erariali e connessi profili di responsabilità amministrativi e contabili», invece di andare avanti a colpi di proroghe contrattuali. E l'Asp a sua volta ha replicato sollecitando la Sua ad attivare le procedure per evitare che quei contratti siglati nel 2006 e nel 2007 durassero in eterno. Nell'attesa di capire chi dovesse attivarsi tra le due, tutto è rimasto fermo come prima.

Qualcosa si muove

Quando la Sua ha iniziato a preparare un nuovo bando si era già a inizio 2019. L'avvio della gara era previsto a giugno, ma nel frattempo è arrivato il Decreto Calabria a cambiare di nuovo le carte in tavola e fermare tutto. La palla tornava all'Asp, chiamata per risparmiare a servirsi della Consip - dove peraltro il servizio mensa era presente almeno da dicembre del 2017 - o, in alternativa, sfruttare centrali di committenza fuori dai confini calabresi. Così negli uffici di via Alimena si sono messi all'opera per organizzare la fatidica gara d'appalto, bandita il 5 maggio del 2020 con termine ultimo per la presentazione delle offerte fissato il 30 ottobre scorso. Ne sono arrivate sei, l'importo a base d'asta, soggetto a ribasso, era di poco meno di 2,7 milioni netti per i successivi tre anni, con un eventuale biennio in più se le parti saranno d'accordo. Solo nel triennio 2015-2017 l'Asp aveva speso quasi 4 milioni ogni anno per le mense.

Commissione impossibile

Tutto è bene quel che finisce bene? Meglio non cantar vittoria troppo presto. La commissione giudicatrice nominata il 22 dicembre scorso per valutare le proposte ha iniziato a perdere pezzi pochi giorni dopo. Il 28 dello stesso mese il presidente Guglielmo Cordasco ha lasciato l'incarico «per impedimenti personali». Poi c'è stato l'addio alla componente Maria Marano «per impedimenti oggettivi». E così il 3 marzo sono subentrati al loro posto rispettivamente Antonio Figlino e Rosa Greco. Ma anche Figlino, che pure aveva dato la sua disponibilità a subentrare a Cordasco soltanto poche settimane prima, ha lasciato l'incarico il 14 aprile, sempre «per impedimenti personali». Lo sostituisce a partire dal 12 maggio una nuova presidente, Maria Teresa Pagliuso.

Usato sicuro

Con un solo membro della triade, Gianfranco Abate, rimasto al suo posto fin dalla nomina prenatalizia l'istruttoria avrà fatto passi da gigante in questi cinque mesi? Anche ad essere ottimisti, poi toccherà attendere l'aggiudicazione provvisoria, quella definitiva del servizio e il suo avvio entro i successivi due mesi. Salvo ricorsi e relative perdite di tempo, s'intende. Per (non) aggiudicare la gara del 2013 c'erano voluti due anni, con successivi strascichi legali per altri quattro.
Ma negli ospedali si dovrà pur continuare a mangiare. L'unica, intramontabile, soluzione resta impegnare anche per il 2021 tre milioni di euro «poiché fino al subentro della nuova aggiudicataria la Siarc e l'Eurorist sono tenute alla prosecuzione del servizio ed alle prestazioni». Anche quest'anno si risparmia l'anno prossimo.

giuliani@lactv.it

 

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