Asp Cosenza, le cure si cercano altrove e per i conti dell'Azienda sono guai

In base agli ultimi dati, aumenta l'emigrazione sanitaria verso altre regioni o province della Calabria. La mobilità passiva è costata in un anno circa 270 milioni di euro, una cifra che continua a crescere senza che si trovi una soluzione

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di Camillo Giuliani
1 febbraio 2021
19:41

La fuga continua e costa sempre di più. La malridotta sanità della provincia cosentina da anni spinge i cittadini a rivolgersi altrove, si tratti di un'altra regione o di una differente area della Calabria, per ottenere quelle cure che nel posto in cui vivono nessuno riesce o sembra riuscire a garantire loro. Si chiama mobilità sanitaria ed è una delle voci più pesanti nei disastrati bilanci delle nostre aziende sanitarie e, di riflesso, della Cittadella. L'Asp di Cosenza, nella classifica di chi spende più soldi per pagare le prestazioni ricevute dai suoi pazienti in altre regioni, ha un ruolo di primo piano: il 34% dei calabresi che partono per motivi di salute, in teoria, avrebbe dovuto curarsi in una delle strutture di competenza del palazzone di via Alimena. Che alla fine del 2019 (l'ultimo anno con dati disponibili) si è ritrovato sul groppone un conto di circa 270 milioni di euro da saldare per il lavoro fatto da altri.

Il passivo previsto cresce

I numeri arrivano dal bilancio di previsione 2021 appena firmato dal neo commissario straordinario Vincenzo Carlo La Regina, a cui toccherà approvare a breve anche quelli consuntivi che da quasi tre anni nessuno ha sottoscritto. Il documento preannuncia un altro anno a rosso fisso, con una precisazione sulla veridicità delle stime che ai più maliziosi potrebbe anche apparire come una stoccata a chi ha redatto i conti in passato, forse con scrupolo insufficiente: «Il risultato d'esercizio previsto è pari a – 58,7 milioni di euro in quanto si è predisposto un bilancio preventivo economico che rappresenta in modo corretto e veritiero la situazione economico-finanziaria dell'ente». Quasi sessanta milioni di perdita, una cifra superiore del 35% a quella indicata nella versione “ufficiosa” del Bilancio 2019, mentre ancora non si conosce quanto la pandemia abbia inciso sulle casse nell'anno appena concluso.


Se tutti partono, per chi resta è ancora peggio

Se l'obiettivo è il risanamento dei conti, la strada per raggiungerlo resta ancora lunghissima. Per percorrerla fino in fondo e a passo spedito servirà anche arginare l'emigrazione sanitaria, un fardello troppo pesante da portare. La mobilità passiva, scrive il direttore generale dell'Asp nella sua relazione allegata al preventivo, «ha un risvolto negativo, quasi sempre, per l'utente sul piano del disagio, mentre per la struttura di appartenenza rappresenta sempre un costo aggiuntivo». E più si ricorre a strutture extraregionali, magari per cure che si potrebbero ricevere anche nel cosentino, maggiore è il rischio di «determinare un depauperimento delle risorse economiche aziendali con possibili ripercussioni negative sui volumi e sulla qualità delle prestazioni erogate e potenzialmente erogabili dall'Azienda stessa».

Oltre 106 milioni a strutture extraregionali

Ma quali sono le cifre in ballo? Il valore economico delle prestazioni erogate fuori dalla Calabria a spese dell'Asp di Cosenza sfiora i 106,5 milioni di euro. Sono oltre 4,6 in più di quelli spesi un anno prima, già di loro superiori a quelli del 2017. I costi cresciuti di più sono quelli legati a ricoveri ordinari, day hospital e day surgery oltre a quelli relativi alla somministrazione diretta di farmaci. Un microscopico risparmio rispetto al recente passato si ha solo per quel che riguarda le cure termali, ma la spesa si è ridotta soltanto di 5.300 euro.

Ovviamente esiste anche una mobilità attiva, ma è in dimuizione rispetto agli anni scorsi e il confronto con quella passiva è desolante: i pazienti di aziende sanitarie extraregionali curati in provincia di Cosenza hanno portato nelle casse dell'Asp poco meno di cinque milioni di euro. Il saldo tra entrate e uscite si chiude, quindi, con un esborso di 101,5 milioni di euro.
Chi beneficia di più della situazione? A guidare questa classifica c'è la Lombardia, che solo tra ricoveri ordinari o in day hospital e prestazioni di specialistica ambulatoriale riceve una ventina di milioni di euro dall'Asp bruzia. Ma per i medesimi servizi si arriva a un conto in doppia cifra anche quando si parla di Lazio (dove il Bambin Gesù fa storia a sé), Emilia, Puglia, Basilicata. E pure Toscana, Piemonte, Liguria e Campania non hanno di che lamentarsi.

Il debito con le altre province calabresi

Come se non bastasse, si legge ancora nei documenti allegati al bilancio, «l'Asp di Cosenza ha una importante mobilità passiva infraregionale in passivo con tutte le Aziende ospedaliere calabresi e con le Asp di Catanzaro e Crotone, mentre è in attivo solo per le Asp di Vibo Valentia e Reggio Calabria». Stavolta il rosso complessivo è ancora più alto di quello per i viaggi della salute fuori dai confini calabresi: poco più di 166 milioni di euro, 24 in più di un anno prima.

C'è da considerare, però, che nel conto a fare la parte del leone è l'Azienda ospedaliera di Cosenza, che da sola incide per circa 115 milioni. Anche tralasciando quelli (comunque da pagare), restano i 18 milioni che dal capoluogo bruzio partono verso l'Asp di Catanzaro per prestazioni di ricovero, specialistica ambulatoriale, farmaceutica e somministrazione diretta di farmaci. Poi ci sono i 10,7 milioni da pagare alla Mater Domini, gli 8,9 all'Asp di Crotone, i 4,56 per il Pugliese-Ciaccio e i 2,9 da dare al Bianchi-Melacrino-Morelli.

Serve aiuto dalla Cittadella

A via Alimena lo sanno bene: «Quest'Azienda – scrivono – dovrà attivare una serie di azioni finalizzate al contenimento della migrazione di cittadini verso strutture extraregionali». Come fare? «Incrementando la capacità attrattiva attraverso un innalzamento quali-quantitativo delle prestazioni erogate». Il problema è che è più facile a dirsi che a farsi con le forze a disposizione: per aumentare il proprio appeal l'Azienda sanitaria ha bisogno di «attività che non possono prescindere dalla corretta attribuzione, da parte del livello regionale, di risorse umane, tecnologiche e strutturali nel rispetto dei requisiti minimi previsti dalle norme vigenti». Il testo in grassetto nell'ultima frase citata l'ha messo l'Asp stessa, sperando forse che in Cittadella qualcuno lo noti.

 

giuliani@lactv.it

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