Assenteismo, ecco chi ha consentito al dipendente del Pugliese di imboscarsi per 15 anni

Avrebbero dovuto licenziarlo e invece secondo la commissione di garanzia «non c'erano le condizioni necessarie». Coperto anche dai dirigenti dell'ufficio Risorse umane, tra cui Vittorio Prejanò, oggi comandato alla Regione

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di Luana  Costa
20 aprile 2021
15:30

«Non sussistono le condizioni necessarie e sufficienti previste dalla normativa vigente e dalla regolamentazione aziendale in materia di procedimenti disciplinari affinché questo ufficio possa legittimamente procedere ad una eventuale contestazione di addebito al dipendente Scumace Salvatore». Così nel luglio scorso il presidente della commissione di disciplina dell'azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro, Domenico Canino, rispondeva alla nota inviatagli dal direttore amministrativo con cui quest'ultimo segnalava la condotta assenteistica del dipendente indagato insieme ad altri sei dipendenti

Assenteista

Salvatore Scumace, 67 anni di Botricello, operatore tecnico del servizio emergenza incendi dell'ospedale Pugliese al lavoro non ci andava più almeno dal 2003 ma continuava a percepire lo stipendio. Il nucleo di polizia economico e finanziario della Guardia di Finanza di Catanzaro ha quantificato il danno prodotto all'ente sanitario in oltre 500mila euro, tutti gli stipendi, i contributi assicurativi e previdenziali liquidati dall'azienda dall'agosto 2005 fino al settembre dello scorso anno. E non si sarebbe fatto scrupolo neanche di minacciare la responsabile del centro operativo emergenza incendi che aveva segnalato la condotta assenteistica agli uffici aziendali competenti.


Chi controlla?

Ma non è solo attraverso le minacce che Salvatore Scumace era riuscito ad assentarsi ripetutamente dal luogo di lavoro. Secondo gli investigatori, avrebbe goduto di una "copertura" nell'ufficio Risorse Umane, diretto dal 2013 al 2019 da Vittorio Prejanò, 64 anni, dipendente dell'azienda ospedaliera ma oggi comandato alla Regione negli uffici del dipartimento Tutela della Salute. Fin quando c'era stato lui alla guida di quegli uffici nessuna contestazione era stata mossa al dipendente e neppure dopo, quando trasferito alla Cittadella, era stato sostituito da Maria Pia De Vito, 68 anni di Montepaone. Entrambi oggi sono accusati di abuso d'ufficio per non aver impedito l'assenteismo del dipendente ma, anzi, di avergli intenzionalmente procurato un ingiusto vantaggio.

La commissione di disciplina "omissiva"

Nel 2020 però qualcosa cambia, il direttore amministrativo segnala il comportamento di Salvatore Scumace alla commissione di disciplina aziendale composta dal presidente, Domenico Canino, 62 anni, e da Antonio Molè, 53 anni, e Laura Fondacaro, 52 anni. Scrive ma secondo i tre «non sussistono le condizioni necessarie e sufficienti previste dalla normativa vigente e dalla regolamentazione aziendale in materia di procedimenti disciplinari affinché questo ufficio possa legittimamente procedere ad una eventuale contestazione di addebito al dipendente Scumace Salvatore». Tutti e tre sono oggi accusati di falsità ideologica e materiale ma rispondono anche di abuso d'ufficio perchè omettevano di avviare tempestivamente il procedimento disciplinare e di irrogare la sanzione del licenziamento procurandogli un ingiusto vantaggio.

Nessuno sapeva

Nel calderone dell'inchiesta ci finisce però anche Nino Critelli, 66 anni di Catanzaro, e dirigente responsabile del centro operativo emergenza incendi dal 2010 fino al 2019. Anche lui avrebbe omesso di segnalare l'assenteismo del collega e dovrà rispondere anche lui di abuso d'ufficio.

Giornalista
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