Il processo

Autobomba Limbadi, tutti in abbreviato gli imputati per la morte di Matteo Vinci

Secondo l’accusa per saldare un debito relativo all’acquisto di stupefacenti due giovani di Soriano avrebbero accettato di fabbricare la radio-bomba

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di G. B.
22 ottobre 2021
14:49
Nel riquadro Matteo Vinci
Nel riquadro Matteo Vinci

Tutti ammessi al rito abbreviato gli imputati del procedimento penale nato dall’operazione antimafia “Demetra 2”. Omicidio, tentato omicidio, danneggiamento, porto di esplosivi e tentata estorsione sono le accuse che Dda di Catanzaro (pm Andrea Mancuso) muove nei confronti di due giovani di Soriano Calabro.

Si tratta di: Filippo De Marco, 41 anni (difeso dagli avvocati Giuseppe Orecchio e Vincenzo Cicino) e Antonio Criniti, 30 anni (assistito dall’avvocato Pamela Tassone). I due imputati, secondo l’accusa per sdebitarsi della cessione di sostanze stupefacenti per il costo di settemila euro, avrebbero fabbricato e materialmente posizionato la micidiale bomba che ha fatto saltare in aria l’auto sulla quale il 9 aprile 2018 viaggiavano Matteo Vinci, deceduto, ed il padre Francesco Vinci che è rimasto gravemente ferito. I reati sono tutti aggravati dalle modalità e dalle finalità mafiose.


mandanti della spedizione di morte vengono indicati in Rosaria Mancuso, 66 anni, e nel genero Vito Barbara, 31 anni, i quali si trovano già sotto processo dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro. Criniti e De Marco avrebbero approfittato di un momento in cui Francesco Vinci si trovava in una zona isolata in compagnia solo del figlio Matteo Vinci per portare a termine l’azione criminale culminata con l’esplosione della radio-bomba.

Ammissione al rito abbreviato – che comporta uno sconto di pena in caso di condanna pari ad un terzo – anche per altri imputati che rispondono di reati legati al narcotraffico. Associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico è infatti l’accusa mossa nei confronti di Pantaleone Mancuso (cl. ’63) e di Alessandro Mancuso, 22 anni. I due Mancuso non hanno legami di parentela diretta con la più famosa famiglia dei Mancuso. Zio e nipote, in concorso con Vito Barbara, Antonio Criniti, Filippo De Marco e Domenico Bertucci, 28 anni, di Spadola, sono accusati di essersi associati stabilmente per la coltivazione, trasporto, spaccio e cessione di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana).

Quale promotore, direttore ed organizzatore dell’associazione viene indicato Vito Barbara, mentre Antonio Criniti e Filippo De Marco si sarebbero occupati delle modalità di approvvigionamento dello stupefacente. Partecipi all’associazione vengono indicati Pantaleone Mancuso, Alessandro Mancuso e Domenico Bertucci, con Vito Barbara che, con l’intermedizione di Pantaleone Mancuso, avrebbe acquistato per conto di soggetti ancora da identificare circa dieci chili di stupefacente.

Nel maggio 2018, Vito Barbara e Pantaleone Mancuso avrebbero poi acquistato sostanza stupefacente, del tipo marijuana, per un quantitativo pari a circa cinque chili, da Giuseppe Consiglio di Rosarno, 35 anni, e Salvatore Paladino, anche lui di Rosarno che la detenevano per la vendita. Per Consiglio e Paladino si procede separatamente. Da ricordare che il Tribunale del Riesame di Catanzaro – presieduto dal giudice Giuseppe Valea, trasferito da qualche mese per incompatibilità ambientale ed indagato per altri procedimenti dalla Procura di Salerno – nel novembre dello scorso anno (ad eccezione dell’accusa di traffico di stupefacenti) ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare per i due giovani di Soriano Calabro ed anche le aggravanti delle modalità e finalità mafiose nei reati contestati. 

I genitori di Matteo Vinci nei confronti di Filippo De Marco e Antonio Criniti si sono costituiti parte civile con l’avvocato Giuseppe De Pace. Prossima udienza dell’abbreviato il 15 dicembre.
Vito Barbara è difeso dagli avvocati Giovanni Vecchio e Fabio Costarella, Domenico Bertucci è assistito dagli avvocati Domenico Rosso e Luca Cianferoni, Antonio Criniti dall’avvocato Pamela Tassone, Filippo De Marco dagli avvocati Giuseppe Orecchio e Vincenzo Cicino, Pantaleone Mancuso dall’avvocato Francesco Schimio, Alessandro Mancuso dall’avvocato Salvatore Campisi.

Giornalista
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