Natura compromessa

Pale eoliche ammazza-boschi, in Calabria alberi abbattuti e strade sterrate per far spazio alle torri di ferro e cemento

VIDEO | Accessi realizzati per il passaggio dei mezzi speciali che trasportano i mastodontici impianti. Una passeggiata nell’entroterra di San Sostene rivela lo sfregio: «Una volta non era così, nemmeno i funghi crescono più»

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di Luana  Costa
4 giugno 2024
06:15

La pala meccanica fende l'aria spezzando il silenzio dei boschi con un rumore quasi impercettibile ma ciclico e innaturale. Si avverte distintamente passeggiando in quelli che furono sentieri di montagna, oggi trasformati in «autostrade» nella vegetazione, ai fianchi radure artificiali da cui si innalzano maestosi alberi che sfiorano il cielo ma che di naturale hanno ben poco. Una volta percorribili solo a piedi, adesso spianati per consentire l'accesso anche ai mezzi speciali.

La rivoluzione green

È così che si muove e avanza la nuova rivoluzione, la transizione green che trasforma la morfologia dei luoghi e ridisegna i confini tra uomo e natura. «Non era così prima. Quando ero ragazzo c'erano semplicemente sentieri con una quantità infinita di alberi. Potevi raccogliere anche una quantità infinita di funghi che adesso non raccogli più perché si è disboscato ed eliminato il sottobosco».


Autostrade nei boschi

«Autostrade», così le chiama Pino Commodari, componente del coordinamento regionale Controvento. Ovvero, gli accessi appositamente creati nei boschi per il trasporto e l'assemblaggio delle torri, delle pale e dei motori sui crinali delle montagne. «Una volta era una stradina - racconta - è chiaro che per poter far passare le pale hanno dovuto a suo tempo aprire delle vere e proprie autostrade per via degli autotreni che hanno un raggio di curvatura molto ampio. Adesso non si può vedere ma una volta qui era tutto coperto da vegetazione - faggi, pini - che non ci sono più proprio perché sono stati tagliati».

La terra imbottita di ferro e cemento

Siamo nel comune di San Sostene, sul versante ionico delle preserre catanzaresi. Qui sono stati "piantati" circa settanta impianti eolici, passeggiando tra i boschi spuntando dalla fitta vegetazione le torri d'acciaio in radure artificiali che nascondono scavi ricoperti di ferro e cemento. «Questa pala alle nostre spalle sarà alta circa 100 metri, con la rotazione arriva anche a 130, 150 metri» spiega Oreste Montebello, componente del coordinamento Controvento. «Lo scavo può raggiungere anche la profondità di 30 metri, immaginate un cubo della dimensione di 20 metri per lato che scende giù. Viene poi realizzata una armatura in ferro ricoperta di cemento».

Nuove pale

«In alcune zone il peso è talmente tanto da far abbassare la pala perché gli studi geologici non sempre spiegano quello che c'è al di sotto dei 30 metri - aggiunge ancora -. Questo può comportare anche la perdita di falde acquifere, perché il peso enorme sollecitato dal movimento delle pale crea vibrazioni. Quindi, l'impatto non è solo ed esclusivamente paesaggistico per via del disboscamento finalizzato alla costruzione delle strade ma soprattutto preoccupa quello che succede sul terreno che crea disagi per l'ambiente». A breve nell'area saranno posizionati altri impianti eolici: «Tre nuove turbine di ultima generazione, è il progetto dei Tre Mulini» spiega ancora Pino Commodari. 

 

Giornalista
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