Avrebbero favorito la latitanza di Domenico Romeo: 5 arresti nel Reggino

NOMI-VIDEO | Un vero e proprio sistema era stato messo in piedi per garantire al narcotrafficante, catturato poi nel febbraio 2020, comunicazioni e incontri con i suoi familiari

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di Redazione
20 marzo 2021
07:34

Avrebbero favorito la latitanza di Domenico Romeo, classe 1980, catturato il 2 febbraio 2020 poichè ricercato dal luglio 2019 a seguito dell’emissione di ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte della Dda di Genova per traffico internazionale di stupefacenti aggravato dalle finalità mafiose. Per questo motivo, alle prime luci di oggi, cinque persone sono state arrestate - in due sono finiti in carcere e tre ai domiciliari - dai carabinieri della Compagnia di Palmi, supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”. 

I nomi degli arrestati

Si tratta di Biagio Versaci (classe 1974) e sua moglie Maria Francesca Cammaroto (classe 1981), i fratelli Antonio (classe 1999) e Francesco (classe 1998) Alvaro e la cugina Domenica Alvaro (classe 1988). I fratelli Alvaro sono stati tradotti in carcere mentre gli alatri tre arrestati sono stati collocati presso le proprie abitazioni in regime di arresti domiciliari.


Gli incontri con i familiari 

L’indagine, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, dall’Aggiunto Gaetano Paci e dal Pm Giulia Pantano, ha consentito di scoperchiare l’articolato ed organizzato sistema messo a punto dagli arrestati al fine di favorire la latitanza del Romeo garantendogli plurimi incontri con i suoi familiari, in particolare la moglie Angela Lirosi e il figlioletto di soli 17 mesi, oltre che con i suoi genitori, che venivano trasportati attraverso movimenti e trasbordi da un’autovettura all’altra e condotti sino al covo del fuggiasco; in tal modo consentendo a quest’ultimo di aver contatti e rapporti con i suoi prossimi congiunti senza esporsi e senza ostentare la propria persona, messa così al riparo dalle ricerche in atto. Ma non solo. L’ausilio al latitante è stato garantito anche attraverso la messa a sua disposizione di un immobile nella esclusiva disponibilità degli Alvaro e di proprietà di Domenica Alvaro, nonché attraverso le garanzie di telefoni cellulari dedicati al contatto del Romeo con i suoi familiari.

Il meccanismo escogitato, semplice e sofisticato nel contempo, prevedeva numerosi cambi di vettura, effettuati in punti strategici e poco controllabili dalle forze dell’ordine, per mezzo dei quali i parenti venivano trasportati sino al covo del latitante, senza il ricorso ad alcuna comunicazione telefonica. Nel corso delle indagini è stato fotografato passo passo il sistema di favoreggiamento della latitanza del Romeo alimentato e gestito con continua e meticolosa organizzazione dai coniugi Versaci – Cammaroto e dai fratelli Alvaro Antonino e Francesco, figli di Vincenzo cl ’72 condannato nel procedimento Santa Fè nonché fratello di Antonio, coindagato del Romeo nel procedimento penale “Buon vento genovese”.

Le misure cautelari

In particolare ai fratelli Alvaro Antonino e Francesco, destinatari della misura della custodia cautelare in carcere in ragione della maggiore gravità delle condotte, nonostante fossero considerati dai coindagati come “ragazzini”, Romeo si era materialmente affidato in ragione della loro fedeltà alla cosca Alvaro, dimostrata in più circostanze durante l’attività d’indagine.

Domenica Alvaro, che non ha esitato a mettere a disposizione della “famiglia” un immobile in favore del latitante, è stata invece destinataria della misura cautelare degli arresti domiciliari. Medesima misura cautelare è stata applicata anche nei confronti dei coniugi Versaci - Camaroto, che hanno reiteratamente, con dedizione assoluta e massima disponibilità, garantito non solo tutti gli spostamenti dei familiari di Romeo nel suo covo, ma anche custodito un prezioso cellulare attraverso il quale i familiari, e probabilmente non solo, intrattenevano colloqui riservati e segreti col fuggiasco.

La cosca Alvaro si conferma così non solo estremamente pericolosa, come testimoniato dai molteplici processi, tra cui da ultimo Iris ed Eyphemos nei quali sono state emesse diverse decine di ordinanze custodiali che hanno decapitato la struttura di ‘ndrangheta, ma anche assai esperta nella gestione dei latitanti. Moltissimi sono stati infatti gli Alvaro o contigui ad essi di cui è stata garantita la latitanza nel tempo a comprova della vasta e fitta rete di fiancheggiatori su cui costoro possono contare e nella quale rientrano gli odierni indagati.

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