Bancarotta fraudolenta, arrestato l'ex presidente del Rende calcio Chiappetta

La misura cautelare emessa anche nei confronti di un suo congiunto, Maurizio Chiappetta. Sei nel complesso le persone indagate dalla Procura di Cosenza. L'operazione condotta dalla Guardia di Finanza (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Salvatore Bruno
15 febbraio 2021
12:24

Torna agli arresti domiciliari l'imprenditore Franco Ippolito Chiappetta, 57 anni, ex presidente del Rende Calcio, da tempo nel mirino della Procura di Cosenza per una vicenda di bancarotta fraudolenta. Operante nel settore dei lavori stradali, fognari e del movimento terra, già nel maggio del 2019 era stato destinatario di un analogo provvedimento cautelare con relativo sequestro di somme liquide e beni immobili per un valore di circa sette milioni di euro.

Sequestrati soldi e terreni

La nuova ordinanza restrittiva emessa dal Gip del tribunale ha colpito anche un suo congiunto, Maurizio Chiappetta. Nell'indagine sono coinvolte altre quattro persone. Oltre alla bancarotta fraudolenta sono contestati anche i reati di truffa ai danni dello Stato e malversazione. Contestualmente si è proceduto al sequestro preventivo di somme di denaro e terreni siti nei comuni di Rende e Torano, profitto dei reati contestati, per un ammontare complessivo di circa un milione di euro.


Secondo troncone di indagini

Le indagini condotte dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cosenza, si legge in una nota del Procuratore Mario Spagnuolo «costituiscono la prosecuzione e l’approfondimento di precedenti attività investigative svolte a seguito del fallimento di un’ulteriore società gestita dai medesimi soggetti e nel cui ambito erano già state eseguite misure cautelari personali e reali».

Il dipendente fedelissimo

«L’odierno sviluppo investigativo, condotto attraverso intercettazioni telefoniche, complesse e minuziose ricostruzioni contabili ed acquisizioni d’informazioni da persone informate sui fatti, è incentrato sul fallimento di un’ulteriore società - informa il magistrato - di fatto amministrata dai due indagati colpiti da misura cautelare e formalmente rappresentata da un loro fedelissimo dipendente. Gli approfondimenti hanno evidenziato come gli indagati, nel tempo ed in concorso tra loro, abbiano posto in essere gravi e reiterate condotte di bancarotta fraudolenta distrattiva, con grave danno per i terzi creditori, tra cui l’Erario, nei cui confronti la fallita aveva accumulato un debito per imposte non versate pari ad oltre due milioni e 200mila euro».

Simulate cessioni a parenti stretti

«Le condotte illecite - scrive ancora il Procuratore della Repubblica - sono state perpetrate attraverso contratti di cessione o locazione di beni e rami d’azienda, senza corrispettivo, stipulati con diverse imprese intestate a parenti diretti degli arrestati, ovvero la madre, il fratello e la sorella, di cui una recante denominazione quasi identica a quella della fallita e di fatto sempre gestita da loro. Il complesso degli elementi investigativi raccolti ha consentito di ricondurre agli indagati posti agli arresti domiciliari, l’amministrazione di fatto della società fallita, sebbene la stessa risultasse formalmente amministrata da un terzo soggetto, anch’egli indagato».

Truffa e malversazione

«Nei confronti di alcuni degli odierni indagati, è stata anche contestata una specifica ipotesi di truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato in quanto, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, gli stessi hanno incamerato 745 mila euro di finanziamenti europei erogati dalla Regione Calabria, somme oggi preventivamente sequestrate, da utilizzarsi per l’ammodernamento di un’azienda agricola ed invece trasferiti sul conto corrente di una nuova società, sempre a loro riconducibile, che aveva nel frattempo sostituito la fallita nell’esercizio dell’attività d’impresa».

Imprenditori spregiudicati

La spregiudicatezza e la gravità delle condotte di bancarotta accertate, la loro reiterazione nel tempo ed il concreto pericolo che tali condotte illecite potessero essere nuovamente commesse da parte dei due arrestati, hanno consentito di richiedere ed ottenere i provvedimenti restrittivi eseguiti dalle Fiamme Gialle.

Giornalista
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