Il boss minaccia la pm Manzini in un'aula di tribunale

Pantaleone Mancuso: «Finiscila, devi stare zitta». Il procuratore di Catanzaro Gratteri: «Fatto inconcepibile. Non la lasceremo sola»

14 ottobre 2016
12:39

Hanno suscitato indignazione e condanna le minacce pronunciate dal boss Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”) in video-conferenza dalla casa circondariale dell’Aquila (dove è detenuto in regime di “41 bis”) in direzione di Marisa Manzini (sostituto Procuratore di Cosenza ma in questo specifico processo chiamata a sostenere l’accusa per la Dda) nel corso dell’ultima udienza del processo, che si sta celebrando nell’aula bunker del tribunale di Vibo Valentia, “Black money” che vede alla smarra esponenti e affiliati del potente clan Mancuso di Limbadi. Un comportamento minatorio che ha indotto la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ad acquisire i verbali dell’udienza al fine di valutare se vi siano gli estremi per il reato di minaccia aggravata. Ma andiamo ai fatti, durante la deposizione Mancuso si è rivolto alla Manzini e le ha intimato: «Stai zitta, finiscila, adesso parlo io».


Per il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri si è trattato di una brutta e inaudita caduta di stile di «alcuni 'ndranghetisti che solitamente non fanno sceneggiate plateali. Però se si è arrivati a esternare così insofferenza davanti alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia vuol dire che sono stati toccati nervi scoperti e che si è toccato i vertici di alcune famiglie ‘ndranghetiste».


 

Ha quindi proseguito: «Dal punto di vista investigativo e giudiziario - ha aggiunto Gratteri - è positivo perché consente alla Procura, rappresentata in aula dalla dottoressa Manzini, di spiegare meglio la portata criminale e la pericolosità dei soggetti. Certo dispiace ed esprimo massima solidarietà alla collega Manzini e al tribunale e voglio ribadire che né lei, né i giudici sono soli. La dottoressa Manzini è procuratore aggiunto a Cosenza ma per noi fa parte della magistratura inquirente di Catanzaro che sta diventando sempre più unita e compatta».


Gratteri ha anche riferito di avere ricevuto una telefonata di Giovanni Melillo, Capo Gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando, «per esprimere la solidarietà del ministro e di considerare il Guardasigilli pronto ed attentato per qualsiasi cosa sia necessaria per la sicurezza dei magistrati e la funzionalità dell’ufficio. Mi ha anche riferito che c'è il massimo interesse per il distretto di Catanzaro». Insomma, dal Ministero l’attenzione sulla vicenda sarà mantenuta alta.

 

Anche la politica si sta mobilitando per manifestare vicinanza al magistrato.

 

«Ci sono due modi per esprimere solidarietà alla dottoressa Manzini: quello di chiedere subito al ministro dell’Interno Alfano un rafforzamento delle misure di protezione e quello, che riguarda in primis i parlamentari, di essere di esempio, di non avere mai alcun contatto con la criminalità in ogni sua forma e di essere schierati nettamente e senza ma dalla parte di chi è impegnato quotidianamente a sradicarla». Lo afferma Jole Santelli, coordinatore regionale di Forza Italia Calabria.

 

«Personalmente - ha chiosato - ritengo, così come i parlamentari calabresi del mio partito, di avere le carte in regola per entrambe le cose. Pur essendo all’opposizione riconosco al ministro Alfano sensibilità sul tema e sono certa che agirà subito. Per il resto, come dice giustamente il procuratore Gratteri, le parole di circostanza servono a poco: l’antimafia parolaia non serve a niente ma servono comportamenti lineari nella vita e nel mandato elettorale».

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