La Calabria dei fannulloni negli uffici pubblici, nel 2020 centinaia di indagati per assenteismo

Centinaia di persone finite in diverse inchieste della magistratura. Nel 2020 giro di vite contro si occupa dei propri affari invece di lavorare (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Francesco Altomonte
25 settembre 2020
13:51

Un Paese, una regione, una città non hanno nessuna possibilità di funzionare se la macchina amministrativa arranca. In Calabria la burocrazia non gode di certo di grande prestigio anche per cause che vanno rintracciate al suo interno: lo scarso attaccamento di parte dei dipendenti pubblici nei confronti degli enti che gli pagano lo stipendio.


Il fenomeno esiste da sempre, ma negli ultimi tempi magistratura e forze di polizia hanno deciso di porre un freno all’assenteismo diffuso nella pubblica amministrazione. Basta dare un’occhiata ai numeri di arresti e denunce registrati nell’ultimo anno in Calabria per rendersene conto: da gennaio a settembre, da Cosenza a Reggio Calabria, l’attenzione degli inquirenti si è focalizzata sullo scovare impiegati pubblici che, invece di stare in ufficio e fare camminare la macchina amministrativa, passano le ore di lavoro a fare spese, prendere caffè e passeggiare o, peggio ancora, a giocare alle macchinette mangia soldi.


In pochi giorni e in una manciata di chilometri la procura di Palmi guidata da Ottavio Sferlazza, tra 12 e il 24 settembre, ha portato a termine tre inchieste su presunti fannulloni nella pubblica amministrazione. La procura ha smantellato, in pratica, l’ufficio della polizia locale di Gioia Tauro arrestando 3 vigili urbani, indagandone altri quattro, e iscrivendo sul registro degli indagati anche due dipendenti del Comune della città del porto.


A pochi giorni di distanza, le forze di polizia hanno attuato un blitz a Rosarno arrestando quattro dipendenti comunali. Ieri, sono stati individuati 18 presunti fannulloni in servizio all’ufficio Arsac di Gioia Tauro. Tra le operazioni nella piana di Gioia Tauro si incastrano le 26 condanne inflitte ai dipendenti comunali di Reggio Calabria accusati di assenteismo, mentre a marzo la procura aveva messo sotto indagine altri 22 impiegati della Città metropolitana con la stessa accusa: farsi i fatti propri invece di stare in ufficio e lavorare.


Un quadro poco edificante per Reggio Calabria, ma che non si discosta da quanto emerso in numerose indagini effettuate nelle altre province calabresi. Nei primi mesi dell’anno, infatti, guardia di finanza, polizia e carabinieri hanno portato alla luce moltissimi casi di presunti fannulloni che si annidavano in quasi tutti i settori della pubblica amministrazione calabrese. Nel computo ci sono anche singoli casi che sono stati scoperti nel corso del 2020: dall'arresto dell'ex sindaco di Cetraro all'indagine su un dirigente medico dell'ospedale di Lamezia Terme che avrebbe coperto un assenteista cronico, o la sospensione per un anno di un ortopedico di Catanzaro.  


Il 2020 si era aperto con la prima delle quattro operazione sull’assenteismo nella piana di Gioia Tauro: oggetto dell’interesse degli inquirenti è il polo sanitario di Taurianova dove dopo una lunga indagine finirono sotto inchiesta 13 persone.


Numeri più consistenti arrivano, però, dalle province di Cosenza e Catanzaro. Tra marzo e aprile finiscono nei guai 87 dipendenti dell’Azienda provinciale bruzia, mentre un mese dopo tocca a 57 in servizio all’Asp e all’ospedale Pugliese del capoluogo di regione. Le indagini, in quest’ultimo caso, avrebbero fatto emergere come a molti dei presunti fannulloni fossero stati riconosciuti, addirittura, dei premi di produzione.

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