Il caso

Calabria Film Commission, Minoli è già un ricordo: al timone il direttore Vigna e nel cassetto 20 milioni

La Fondazione è da tempo senza un presidente e all'orizzonte ci sarebbe la nomina di un altro commissario. Fermo il progetto per le 230 puntate della fiction Grande romanzo popolare calabrese. Mentre gli Studios di Lamezia vanno avanti: ad aprile la prima pietra (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Alessia Principe
9 febbraio 2022
07:05

Intorno al destino della Film Commission Calabria c’è un’aura di suspense. C’è da chiedersi chi siederà su un Trono di Spade che si chiama Presidenza (sperando non finisca come nella serie originale Hbo in un mucchietto di cenere). Il cliffhanger, in gergo cinematografico l’espediente del finale sospeso, tuttavia, funziona se dura poco e chi è alla regia questo dovrebbe saperlo bene. Intanto meglio fare un breve riepilogo delle stagioni precedenti, tanto per non perdere il filo.

Minoli, il ghosting e l'addio

Dopo l’era Minoli, durata un anno e mezzo, e un finale di stagione a sorpresa (l’addio segnato da Occhiuto con un ghosting da manuale) la Fondazione è in un guado in cui unico timoniere, al momento, è Luciano Vigna che ha inaugurato il suo corso con un giro all’ultimo Festival di Venezia, forse per prendere confidenza con la materia. Qualche mese fa l’ex capo di Gabinetto di Jole Santelli e ora di Occhiuto, prese il posto di Santo Vittorio Romano, voluto da Spirlì, come direttore amministrativo della Fondazione. E lì, pare, resterà.


Di Avviso in Avviso

Mentre la pagina social della Cfc di tanto in tanto dà segni di vita, dietro le quinte si lavora nel silenzio assoluto. Certo è che l’Avviso pubblicato qualche mese fa ormai è da buttare alla luce del cambio di Statuto che non riguarda solo le spettanze del presidente che verrà, ma anche le funzioni. Questi aggiustamenti in corsa hanno invalidato completamente l’Avviso precedente, pubblicato a ottobre 2021, a cui non era stato mai dato seguito, con buona pace di chi aveva inviato la domanda. Il chiacchiericcio di corridoio parlava di nomi di aspiranti che attingevano dal passato della Fondazione, da personalità note in Regione e appartenenti al mondo della cultura e di qualcuno orbitante nell’ambiente dello spettacolo romano. Comunque sia, nulla di fatto. Su quella lista si è tirata una linea e amen. La giostra riparte, o meglio, la giostra dovrà ripartire prima o poi. Sì, ma quando?

Commissariamento mon amour

Pare che nelle more di un vero presidente, a cui spetterà una direzione squisitamente artistica, si troverà posto per un altro commissario che traghetterà la Fondazione verso la pubblicazione di un nuovo avviso. Sbrigata questa pratica dovrebbe (condizionale, usiamo il condizionale) esserci, finalmente, la scelta del nuovo presidente ad opera di Roberto Occhiuto stesso e quindi della governance che dovrà segnare la strada. Ma i tempi continuano ad allungarsi (la suspense si cui sopra) e nonostante in Calabria siano molti i lavoratori del mondo dello spettacolo che attendono notizie, dai vertici regionali si prende tempo.

La lunga ma brevissima serialità

La lunga serialità è stata, in realtà, brevissima. Neanche il tempo di cominciare che è già finita. Il progetto Santelli non c’è più, svanito insieme a Giovanni Minoli che aveva il compito di preparare il filato per ricamare una stagionalità sul modello di “Un posto al sole”. Per questo era nato il progetto degli Studios di Lamezia che, a differenza della serie, sta andando avanti a vele spiegate tanto che ad aprile si dovrebbe posare la prima pietra.

Il set, che avrebbe dovuto ospitare gli interni del “grande romanzo popolare calabrese” (la cui location in esterna era stata individuata in Gerace), con l’ambizione di creare centinaia di posti di lavoro sul posto (considerando la velocità e il ritmo di queste produzioni che richiedono molte professionalità a continuo ricambio), adesso non si esclude convogli verso la possibilità di stipulare convenzioni con piattaforme televisive e produzioni cinematografiche pronte anche a inaugurare la costruenda piscina per riprese subacquee, la più grande del Meridione, che su carta occupa una parte degli esterni.

Che fine faranno i fondi?

Ma c’è la questione dei fondi da sistemare. Riferendoci a quanto l’anno scorso era stato messo nero su bianco all’interno del Piano esecutivo di immagine e promozione turistica, per rifocillare il progetto Santelli featuring Minoli erano stati previsti, come Azione 1.2, 20 milioni di euro, copertura finanziaria trovata all’esito della iscrizione in Bilancio, sulle risorse rinvenute dalle percentuali di cofinanziamento della quota Stato relativamente alle domande di pagamento del Por Calabria Fesr Fse 2014/2020 - Piano Operativo Complementare (Poc). Di questi, 12 milioni e 730mila euro erano destinati alle prime 230 puntate della serie. Adesso che succederà a questi fondi?

La tela di Penelope

Con tutta probabilità il progetto di fare della Fondazione un produttore e non un semplice ospite o promulgatore di bandi, potrebbe non essere più in cima alla to do list. I fondi (e sono tanti) potrebbero essere riprogrammati e spacchettati in altre attività, ma quel che è certo che la parola “continuità” è bandita ad ogni corso. Intanto il tempo passa e il grande sogno, qualunque significato possa avere, è diventato solo una grande tela di Penelope cucita di giorno e scucita di notte.

Giornalista
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