Caso Marlane, Cassazione: «Comune di Tortora ha diritto al risarcimento»

Nella sentenza del novembe scorso, la Corte Superma ha rispedito gli atti al tribunale di Catanzaro e ha ritenuto legittima la costutuzione di parte di civile della cittadina in provincia di Cosenza

di Francesca  Lagatta
28 marzo 2020
18:04
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L’avvocato Lucio Conte durante un’udienza del processo Marlane
L’avvocato Lucio Conte durante un’udienza del processo Marlane

Depositate dalla Corte di Cassazione le motivazioni della sentenza del processo Marlane, la ex fabbrica tessile di Praia a Mare ribattezzata la fabbrica dei veleni, da anni al centro di una querelle giudiziaria per le morti sospette di tumore degli ex operai e il possibile disastro ambientale nei terreni adiacenti allo stabile.

 

Il verdetto è stato emesso lo scorso 6 novembre dalla I sezione penale e ha visto l'assoluzione di tutti gli imputati. Nonostante ciò, la Suprema Corte aveva disposto l’annullamento, per gli effetti civili, della sentenza della Corte di Appello di Catanzaro, che nel 2017 non aveva previsto l'indennizzo dei danni a favore del Comune di Tortora, l'ente guidato da Pasquale Lamboglia. È stato così accolto il ricorso proposto dal difensore, l'avvocato Lucio Conte.

 

Le motivazioni

La Cassazione ha posto la parola fine alle eccezioni sollevate dal collegio difensivo degli imputati e dei responsabili civili in merito alla costituzione di parte civile nel processo del Comune di Tortora ribadendo che è pienamente legittima. «Con  la costituzione in giudizio - si legge testualmente nella sentenza - il comune di Tortora aveva chiesto di essere risarcito da tutti i danni subiti in conseguenza dei fatti criminosi ascritti agli imputati. Aveva dedotto, quanto al disastro ambientale, la prossimità spaziale del proprio territorio al luogo di insediamento dello stabilimento industriale Marlane e dello sversamento illecito di rifiuti speciali tossici e nocivi in pregiudizio della salute collettiva, del pregio turistico e naturalistico dei luoghi, delle attività commerciali e ricettive, delle possibilità di sviluppo economico della zona, della capacità dell’ente politico di svolgere i propri compiti istituzionali, del suo prestigio e della sua immagine, valori che, oltre ad essere dotati di rilievo costituzionale, per disposizioni statutarie l’ente stesso è preposto a perseguire e proteggere nell’interesse della comunità di cittadini ivi stanziata».

 

L'avvocato Lucio Conte 

Il legale del Comune di Tortora, Lucio Conte, ha tenuto a precisare che comunque «la vicenda penale dei dirigenti della Marlane e dell’Eni non è affatto finita, perché ancora si registrano cicatrici serie sulle persone e sul territorio, tant’è che il procedimento è ancora in corso dinanzi alla procura della Repubblica di Paola, con nuovi accertamenti e nuovi approfondimenti. Con tempestività richiederemo che la Corte d’Appello di Catanzaro ponga la parola fine a questa parte della vicenda». I 13 imputati rispondevano a vario titolo delle contestazioni di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime, omissione di cautele sul lavoro e di  disastro ambientale.

 

Sostanze inquinanti

Se è vero che nessuno è penalmente responsabile del disastro ambientale, come certificato dalla sentenza, è altrettanto vero che le nuove perizie continuano a registrare il ritrovamento di elementi inquinanti sia dentro allo stabile, ormai abbandonato, sia nei terreni circostanti. La parola, ora, passa nuovamente al tribunale di Catanzaro.

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