'Caso Miramare': sotto inchiesta tutta l'ex Giunta Falcomatà. C'è anche Angela Marcianò

Il sindaco è accusato di abuso d'ufficio e falsità materiale e ideologica per la concessione dell'immobile all'amico Paolo Zagarella. Si salva solo l'ex assessore Neto, assente il giorno della delibera. Ora tutti rischiano il processo

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di C. M.
4 aprile 2018
08:29

La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha chiuso le indagini sul “caso Miramare”. Sotto inchiesta, di fatto, c’è tutta la giunta Falcomatà all’epoca in carica, incluso l’ex assessore Angela Marcianò, che denunciò pubblicamente quell’assegnazione da lei ritenuta non legittima, poco dopo essere stata rimossa dall’incarico.

Le persone indagate

L’indagine per abuso d’ufficio, oltre al primo cittadino Giuseppe Falcomatà, riguarda anche il vice sindaco Armando Neri, gli assessori Saverio Anghelone, Giuseppe Marino, Giovanni Muraca e Antonino Zimbalatti. Ci sono anche gli ex assessori, oggi fuori dalla Giunta, Agata Quattrone e Patrizia Nardi. E due tecnici: il segretario comunale Giovanna Acquaviva e la dirigente Maria Luisa Spanò. L’unico ex assessore rimasto fuori dal registro degli indagati è Mattia Neto, assente il giorno della riunione in cui fu approvata la delibera in questione.

Per Falcomatà e Acquaviva vi è anche l’accusa di falsità materiale e ideologica aggravata.

L’abuso d’ufficio

Come detto, tutto nasce dall’assegnazione del “Miramare”, noto hotel di prestigio di proprietà dell’amministrazione comunale, alla onlus “Il sottoscala”, preseduta da Paolo Zagarella. Per il Procura, rappresentata dal sostituto procuratore Walter Ignazitto, le persone indagate avrebbero violato i doveri di «imparzialità, trasparenza e buona amministrazione», concordando l’affidamento solo con l’associazione di cui l’imprenditore è stato nominato presidente il giorno precedente alla delibera di Giunta. Di fatto, dunque, ci sarebbe stato un impegno di affidamento temporaneo dell’immobile prima della formale deliberazione. Quanto a Falcomatà, non si sarebbe astenuto, pur in presenza di un «interesse proprio che ne inficiava l’imparzialità». Il motivo? Zagarella è notoriamente amico del primo cittadino e gli concesse in uso gratuito il proprio immobile da destinare a sede della segreteria politica, in occasione delle amministrative del 2014, quando venne eletto primo cittadino. Senza indicare con precisione i criteri da seguire per tutte le associazioni, la Giunta avrebbe procurato intenzionalmente un «ingiusto vantaggio patrimoniale» a Zagarella.

Il falso

Ma l’accusa che forse più crea problemi al primo cittadino è quello di falso, che lo vede coinvolto assieme alla segretaria Acquaviva. Questi, infatti, nella delibera del 16 luglio attestarono come la delibera fosse immediatamente esecutiva; che la collaborazione con “Il sottoscala” dovesse essere una sorta di sperimentazione, prima di una procedura di evidenza pubblica; che l’assegnazione era demandata al dirigente. Dichiarazioni che, per la Procura, non risponderebbero al vero, in quanto il “Miramare” era già nella disponibilità di Zagarella, che aveva le chiavi dell’immobile. Parole mendaci aggravate dalla volontà di occultare l’abuso d’ufficio e retrodatare la delibera.

Marcianò coinvolta

La grana, però, ora scoppia anche per l’ex assessore Angela Marcianò. Secondo la Procura, infatti, sebbene vi sia stata una iniziale opposizione, successivamente alla «persistente volontà, manifestata dallo stesso sindaco e dagli altri assessori» di procedere comunque alla pubblicazione della delibera, la Marcianò «avallava la pubblicazione» senza che fosse «fatta menzione delle sue originarie riserve».

Con la chiusura delle indagini preliminari, tutti gli indagati hanno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie, atti o chiedere di essere interrogati. Poi la Procura potrà procedere con la richiesta di rinvio a giudizio.

c. m.

Giornalista
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