Castello di Crotone chiuso, i cittadini sul piede di guerra: «Qualcuno paghi per questo ritardo criminoso»

VIDEO | Sarebbe possibile procedere alla parziale fruizione del monumento perimetrando le aree non contaminate ma ad oggi nulla è stato fatto: «Mancano i soldi per la bonifica»

di Francesca Caiazzo
7 luglio 2021
13:00

Prima gli appelli e i sit-in di protesta, poi le riunioni in Prefettura. Ora un esposto in Procura. C’è un gruppo di cittadini a Crotone che vuole vederci chiaro sulla mancata riapertura del Castello Carlo V di Crotone. Il monumento è chiuso dall’aprile 2018 perché in alcune aree sono stati rinvenuti materiali radioattivi. Una contaminazione che non riguarda però tutte le aree del castello, per questo – come chiede da mesi il comitato Antica Kroton – si potrebbe procede a una parziale riapertura del monumento.

Le aree non contaminate

«Delle commissioni istituite dalla Prefettura di Crotone – spiega Filippo Sestito, che fa parte del comitato ma che ha firmato l’esposto in qualità di semplice cittadino insieme ad altre 6 persone - hanno indagato e hanno fatto emergere come ci siano alcune aree interessate da inquinamento da Tenorm e altre no. Sempre la Prefettura ha incaricato una commissione tecnica di perimetrare le aree non contaminate chiedendo al sindaco di assumersi la responsabilità di riaprire dopo la perimetrazione, ma tutto questo non è ancora accaduto, stiamo ancora aspettando. Le istituzioni debbono prendersi la responsabilità di restituire questo bene alla fruizione dei cittadini e sollecitiamo la Prefettura a chiedere alla commissione di definire al più presto questa perimetrazione per mettere in condizioni gli enti preposti di procedere almeno alla parziale riapertura del castello».


«Che qualcuno paghi»

Tra i firmatari dell’esposto presentato in Procura anche Linda Monte, che da sempre si batte per il recupero e la valorizzazione dei beni culturali del territorio: «Non c’è rimasta altra scelta che rivolgerci alla magistratura perché faccia luce su eventuali responsabilità. Chiediamo che qualcuno paghi per questo ritardo impossibile, assurdo e criminoso per quanto riguarda la non fruizione di un bene pubblico e monumentale. Non ci fermeremo e anche se si dovesse archiviare, noi non appenderemo le scarpette al chiodo».

Mancano i soldi per la bonifica

C’è poi il problema più grosso, quello della bonifica delle aree contaminate che non è ancora partita: «Mancano le risorse complessive per bonificare il castello e a distanza di tre anni ancora di queste risorse non abbiamo notizia» spiega Sestito, che si dice amareggiato e deluso: «Tutto questo è accaduto perché i rappresentanti istituzionali e politici non sono capaci di valorizzare, tutelare e rappresentare questo nostro territorio. Dobbiamo imparare a diffidare da chi promette e poi non mantiene. E il fatto che alcuni cittadini come noi hanno deciso di presentare questo esposto testimonia il fatto che la nostra terra ha ancora bisogno di uomini e donne coraggiosi che siano capaci per battersi per gli interessi collettivi e non per interessi personali».

Giornalista
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