Ritardi nell'analisi dei tamponi Covid, le associazioni si rivolgono alla magistratura

Il comitato territoriale per la tutela della salute ed il movimento Forza Castrovillari chiedono che si valutino eventuali responsabilità: «Mesi sprecati dal punto di vista strutturale e organizzativo»

di Vincenzo Alvaro
19 novembre 2020
19:42

Il marcato aumento dei positivi, dei ricoveri e dei decessi, preoccupa le associazioni territoriali del Comitato Territoriale per la Tutela della Salute e dell’Ospedale di Castrovillari che in queste ore è ritornata sui tempi di processamento dei tamponi. Dalla prima ondata che lambì marginalmente la regione ad oggi molti sono i «mesi sprecati, sia dal punto di vista organizzativo che strutturale, aggiungendo ritardi, superficialità, inefficienza ad un sistema sanitario regionale già al collasso di suo» scrivono le sette associazioni che compongono il comitato territoriale. Il sodalizio si era anche offerto di poter contribuire con «competenti collaborazioni» «per far processare i test per il Sars-Cov-2 presso il Laboratorio Analisi dell’Ospedale di Castrovillari».

 


Disponibilità che non sono state prese in considerazione e non hanno ricevuto «neanche un formale rifiuto». Mentre però scandalizza il fatto che i tamponi vengono inviati in Puglia e «che un’altra rilevante quota giace nei laboratori abilitati di alcuni ospedali regionali, in attesa di essere processati, e che vengono esperite iniziative per acquisire la disponibilità –ovviamente non certo gratuita- di strutture private». Ritardi ai quali si aggiunge con le critiche anche il movimento culturale e politico Forza Castrovillari che chiedeva di accellerare il tracciamento dei tamponi in piena pandemia nel mese di Marzo.

 

Così il comitato per la tutela della salute ha deciso «di rappresentare, quanto accaduto, non soltanto, ancora una volta, alle autorità sanitarie interessate, ma ora anche alla magistratura e alla rappresentanza del governo sul territorio, affinché si valuti se quanto fin qui accaduto possa o debba essere considerato in linea con i doveri di ufficio di chi governa la sanità calabrese nonché con il diritto alla salute delle nostre popolazioni».

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