Castrovillari, la Cassazione rigetta il ricorso della Giava e chiude la vicenda

La società, ora in liquidazione, aveva citato in giudizio il Comune e alcuni amministratori dell'epoca in cui era sindaco Franco Fortunato per avere risarcimento di due milioni e trecento mila euro

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di Vincenzo Alvaro
13 gennaio 2021
17:23

Sulla vicenda Giava la corte suprema di Cassazione ha scritto oggi la parola fine. La spada di Damocle del risarcimento milionario richiesto dalla società oggi in liquidazione chiamata, all’esito di trattativa privata, a svolgere il «servizio di censimento delle unità immobiliari del territorio comunale per l’imposizione dei tributi locali nonché quello di liquidazione ed accertamento dell’Ici (Imu attuale)» per gli anni che vanno dal 1993 al 1997, e della «creazione di una banca dati della fiscalità locale», è ormai acqua passata.

La sesta sezione civile (presidente Maria Acierno) ha infatti rigettato il ricorso presentato dalla società Giava Srl confermando gli altri precedenti gradi di giudizio che si erano espressi in tal senso, scongiurando, per le casse del Comune di Castrovillari, un esborso di denari importante. La decisione presa dalla suprema corte nell'udienza del 14 ottobre 2020 ha visto solo oggi rendere note le motivazioni che sono state depositate dai giudici. Oltre al comune di Castrovillari nel giudizio in Cassazione erano stati trascinati anche Mario De Sanzo, ex ragioniere capo del comune all'epoca dei fatti, ed Elio Schettini ex segretario generale oggi in quiescenza che hanno potuto scrivere la parola fine sulle contestazioni mosse dalla Giava anche nei loro confronti. La sentenza condanna Giava al pagamento delle spese di lite nei confronti dei due funzionari e del comune di Castrovillari.


La vicenda

Definito l’arbitrato, la causa fu introdotta davanti al Tribunale di Castrovillari nel 2009 che, il 4 giugno del 2013, nella persona del giudice Francesca Marrazzo respinse le domande risarcitorie della Giava (rappresentata dall'avvocato Pasquale Barbieri) nei confronti del comune, degli amministratori e dei funzionari implicati. Dopo il rigetto della domanda risarcitoria per due milioni e trecento mila euro la società prova l'appello e davanti alla terza sezione civile della Corte d'Appello di Catanzaro (il 17 aprile 2018) si vede confermare la sentenza di primo grado.

La società è ormai già in liquidazione e proprio in appello rinuncia a procedere contro gli amministratori lasciando nel contenzioso solo i due funzionari ai quali imputa anche una responsabilità extracontrattuale da indebito arricchimento e contro il Comune. Il ricorso in Cassazione si baserà proprio su questo aspetto. Ma nelle motivazioni di sentenza i giudici scriveranno anche la parola fine su questo dato in quanto affermano che la responsabilità della trattativa privata che portò all'incarico alla Giava era della giunta municipale e non dei funzionari, che hanno assunto sostanziale ruolo esecutivo e che la presunta induzione in errore del ragioniere De Sanzo ai danni del Comune è da escludere in quanto peraltro mai dedotta nei precedenti gradi di giudizio e come tale è inammissibile.

Soddisfatto il collegio difensivo rappresentato dall'avvocato Andrea Bonifati, Roberto Laghi e Donatella De Franco, i quali in nome e per conto dei loro assistiti hanno scritto la parola fine su una vicenda controversa ed annosa che rischiava di minare le casse appena riequilibrate del bilancio comunale.

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