Inchiesta Nerone a Castrovillari, chiesti 36 anni di carcere

Nell'ottobre dello scorso anno diversi atti incendiari sconvolsero la città, creando allarme tra i commercianti e paura tra i cittadini. I presunti autori rischiano da 5 a 7 anni

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di Vincenzo Alvaro
10 luglio 2020
07:28
Un momento della conferenza stampa dell’Operazione Nerone
Un momento della conferenza stampa dell’Operazione Nerone

La Procura di Castrovillari ha depositato le richieste di condanna a carico dei presunti autori degli atti incendiari ai danni di alcuni esercenti della città che nell'ottobre dello scorso anno seminarono paura e allarme tra la popolazione. Venti giorni di fuoco che culminarono con l'operazione Nerone condotta dai Carabinieri del Comando Compagnia di Castrovillari, che assicurò alla giustizia un gruppo di 6 persone, oggi chiamate e rispondere di essere i responsabili di quella serie di intimidazioni incendiarie a scopo estorsivo.

Le richieste

Lunedì sarà pronunciata la sentenza di primo grado del processo che si celebra in rito abbrevviato. Nella tarda serata di ieri il pubblico ministero ha proceduto a formulare la richieste di condanna: 7 anni invocati per il 43enne Francesco Bevilacqua, sei anni e otto mesi per Cosimo e Francesco Abbruzzese, mentre 5 anni e 3 mesi sono stati chiesti per ciascuno degli altri appartenenti al gruppo criminale Salvatore Lione, Fabiano Falcone, Francesco Cavaliere.

Estorsione in concorso, tentata estorsione e danneggiamento sono i capi di imputazione loro contestati dal sostituto procuratore Simona Manera  e per i quali ad inizio settimana saranno collegati in video conferenza per la definizione del procedimento.

Il Gup Luca Colitta ha previsto, prima della sentenza, un nuovo ritorno in aula degli avvocati difensori Luca Donadio, Rosetta Rago, Cesare Badolato, Francesco Guglielmini, Nicoletta Grandinetti, Rosetta Praino e Daniela Grisolia, per eventuali repliche alle richieste della procura. 

L'intento del gruppo criminale, tutti di Cassano all'Jonio, era quello di mettere a ferro e fuoco la città, avanzando una vera e propria «dichiarazione di guerra» alle istituzioni, riferirono gli inquirenti riportando una delle intercettazioni tra gli indagati. Per la gravità degli episodi e la preoccupazione percepita tra esercenti e cittadini anche il Sindaco, Domenico Lo Polito, volle complimentarsi con il maggiore dei Carabinieri, Giovanni Caruso, ed il procuratore capo di allora, Eugenio Facciolla ed il sostituto Simona Manera, per aver chiuso in poco tempo il cerchio attorno a criminali senza scrupoli.

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