Catanzaro: apre Terapia intensiva Covid al Pugliese, Mater Domini in affanno

Le dichiarazioni dei direttori dei reparti di malattie infettive dei due presidi ospedalieri del capoluogo. Servono posti letto, personale ed infermieri

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di Redazione
6 novembre 2020
14:00

Oggi dovrebbe essere attivato il reparto di terapia intensiva Covid all’ospedale Pugliese di Catanzaro. Fino a oggi i positivi venivano trasferiti e ricoverati al Policlinico universitario Mater Domini.

«La rianimazione no Covid - ha spiegato il direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive del Pugliese Luico Cosco - verrà trasferita nella Recovery Room, vicino alle sale operatorie, mentre dove c'è adesso la rianimazione ci sarà la rianimazione Covid».

 

Il direttore, inoltre, lamenta che il suo reparto è giunto a saturazione con 34 pazienti ricoverati a fronte di altrettanti posti letto. «Per poter ricoverare dobbiamo dimettere – ha dichiarato Cosco - ma si tratta di provvedimenti risolutivi momentanei, perché se ne dimetto tre e ne arrivano cinque non risolvo nulla – continua - un paziente è già al pronto soccorso e attende di essere ricoverato, un altro è in arrivo da un comune limitrofo e siamo a due».

In conclusione: «Stamattina dimetterò qualcuno, non so quanti. Sto tamponando come posso. Mi è stato assicurato che a giorni la situazione migliorerà e che sarà aumentata la disponibilità di posti letto».

 

Reparto pieno al Mater Domini

Anche al Mater Domini la situazione è preoccupante: «Nella seconda fase - ha spiegato il professore Carlo Torti, direttore delle Malattie infettive del Policlinico - ci hanno dato un piano con otto posti letto no Covid per ricoverare i pazienti che non avevano più posto all'ospedale Pugliese che intanto stava ricoverando i pazienti Covid perché non si possono mischiare. Poi però tutto è saltato perché i malati Covid sono aumentati e abbiamo dovuto aprire due emipiani dedicati al Covid. In uno c'è la sub intensiva con i monitor della Protezione civile, nell'altro un reparto medico».

 

Il policlinico ha 20 posti letto, 12 nella sub intensiva e otto nella parte medica.

 

«Questo - ha aggiunto Torti - è il massimo delle possibilità che ci hanno dato e attualmente sono tutti occupati. Ieri ci è stato chiesto di ricoverare una paziente positiva e non abbiamo potuto farlo». Non esiste solo il Covid «dove potranno andare gli altri pazienti infettivologici visto che tutti i reparti sono dedicati al Covid? – prosegue il professore - Questo è un’altra grossa problematica, oltre all'allungamento delle liste d'attesa ambulatoriali e di day hospital. Nella mia specialità già c'è un problema perché pazienti con tubercolosi, con l'Hiv, con altre infezioni respiratorie diverse dal Covid trasmissibili come il Covid, dove vanno a finire?».

 

Per quanto riguarda il personale Torti precisa: «La buona notizia siano i continui bandi Co.co.co che vedono l'adesione dei giovani perché hanno un forte senso etico morale, c'è un problema però. Così facendo io ho personale giovane e veloce, ma che va seguito perché senza esperienza. Come dirigenti medici che possiamo dedicarci al Covid, siamo due unità universitarie, con metà del tempo da dedicare all'Università e l'altra all'assistenza. Sarebbe auspicabile per questi giovani, almeno un contratto a tempo determinato o si rischia che vadano via dopo aver acquisito esperienza. Non basta prendere delle stanze metterci dentro un letto per costruire un reparto, devi avere del personale formato».

 

Ci sono 13 unità di infermieri «il problema - ha concluso il direttore - è che bastano per questi posti letto. Se dovessero aggiungerne altri devono aumentare il personale e incentivare l'assunzione per la quale sono stati dati dei fondi che dovrebbero essere utilizzati anche per la pianificazione, perché il Covid non ci abbandonerà domani».

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