Catanzaro, due rinvii a giudizio per il crollo di un muro sulla statale 106

Il processo avrà inizio il prossimo 28 giugno per Alessio Marino Ajmone Cat e Michele Mele. I due ingeneri sarebbero considerati i responsabili del cedimento verificatori sulla rampa numero 6 nei pressi dello svincolo di Germaneto

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di Redazione
15 ottobre 2021
21:08

Il gup di Catanzaro Antonio Battaglia ha rinviato a giudizio Alessio Marino Ajmone Cat, di 60 anni, di Milano, ingegnere progettista della Astaldi spa, e Michele Mele, di 79 anni, di Bari, ingegnere collaudatore statico. Il giudice inoltre, accogliendo la richiesta del pm Francesco Bordonali, ha assolto Antonio Bevilacqua, 56 anni, di Palermo, ingegnere e direttore dei lavori del tratto della statale 106 ionica che porta in località Germaneto di Catanzaro. Quest'ultimo, difeso dall’avvocato Nicola Carratelli, aveva scelto il rito abbreviato condizionato.

Per Ajmone Cat, difeso dagli avvocati Aldo Casalinuovo e Francesco Tocci, e per Mele, assistito dall'avvocato Francesca Carangelo, il processo avrà inizio il prossimo 28 giugno. I rinvii a giudizio sono stati disposti nell'ambito del procedimento sul crollo del muro di contenimento di una rampa di accesso lungo la statale 106.


Secondo i magistrati della Procura della Repubblica di Catanzaro che hanno condotto l'inchiesta e chiesto i rinvii a giudizio, il procuratore Nicola Gratteri, l'aggiunto Vincenzo Capomolla e il sostituto Vito Valerio, gli imputati, «in cooperazione colposa tra loro, mediante condotte attive e omissive, ciascuno nella propria qualifica tecnico-funzionale - é detto nel capo d'imputazione - cagionavano, per colpa generica e specifica, il crollo del muro di contenimento della rampa numero 6 di accesso alla strada statale 106 variante A (svincolo per Germaneto)».

In particolare, Ajmone Cat, nell'elaborare la progettazione del tratto stradale lungo il quale si è verificato il crollo del muro di contenimento, non avrebbe previsto un idoneo ed efficace sistema di drenaggio dell'acqua; avrebbe effettuato una sottostima dei carichi che sarebbero andati ad agire sul terrapieno ed avrebbe realizzato una sovrastima dei parametri di resistenza meccanica del terreno. In fase di collaudo, invece, Mele non avrebbe riscontrato alcuna delle criticità progettuali evincibili attraverso l'ordinaria osservanza delle "regole della tecnica”.

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