«Il Centro Covid a Castrovillari è un azzardo: manca tutto», la denuncia dei medici

Sei associazioni di camici bianchi bollano come «affrettata e non condivisibile» la decisione della Regione di fare dell'ospedale locale un presidio per i pazienti affetti da coronavirus

di Alessia Candito
16 marzo 2020
12:04
L’ospedale di Castrovillari
L’ospedale di Castrovillari

C’è una differenza sostanziale fra gli ospedali realizzati sulla carta e la realtà. Si misura in personale, forniture, dispositivi di protezione, logistica. Ed è toccato al dottore Ferdinando Laghi, a nome di sei associazioni - Famiglie Disabili (AFD) Medici Cattolici (AMCI) Volontari Italiani Sangue (AVIS) Volontari Ospedalieri (AVO) Amici del Cuore e Solidarietà e Partecipazione – ricordarlo alla Regione, che sulla carta ha trasformato l’ospedale di Castrovillari in un centro Covid 19 e lì ha iniziato a spedire i primi pazienti, ma senza neanche assicurarsi che struttura e personale fossero attrezzati  per accoglierli. Insomma, già si è rischiato il guaio.

Dalla carta alla realtà

«Verrebbe da dire che l’individuazione dell’Ospedale di Castrovillari quale Centro COVID 19 per l’ASP di Cosenza sia stata quanto meno prematura, in quanto appare del tutto evidente che l’accoglienza di una tipologia di pazienti così grave e complessa –quali quelli affetti (o a rischio) da COVID 19 – richiedesse una PREVENTIVA organizzazione basata sulla disponibilità di DPI, apparecchiature mediche per il supporto respiratorio e Personale sanitario specializzato e dedicato» si legge nella lettera che a nome delle sei associazioni è stata inviata al Sindaco di Castrovillari, alla governatrice Santelli, al commissario regionale per il Piano di Rientro in Sanità della Regione Calabria, al Direttore del Dipartimento alla Salute della Regione Calabria, al Commissario Straordinario dell’ASP di Cosenza e alla Direzione Medica P.O. di Castrovillari.

Lo stato dell’arte

Attualmente – si riassume nella lettera - l’Ospedale di Castrovillari è stato individuato come Centro COVID 19 dell’ASP di Cosenza, con un provvedimento emanato, il 12 marzo 2020, con cui si disponeva la riapertura dei ricoveri nella Divisione di Broncopneumologia. Peccato che i ricoveri in precedenza fossero stati interrotti perché in reparto sono in servizio solo due medici, responsabile della divisione incluso. In più, con il medesimo decreto è stato previsto un incremento di 38 posti letto spalmati su tre reparti: 10 di Terapia Intensiva Generale e Anestesia; 14 Posti di Terapia Intensiva e sub-intensiva Respiratoria; 14 di Pneumologia.

Medici uni e trini

E il personale per gestirli? Dalla Regione hanno pensato che fossero sufficienti giusto un paio di rinforzi. Un Medico esterno a cui era affidata la responsabilità delle strutture cui i nuovi 38 Posti Letto sarebbero afferiti e un altro Medico, attualmente in pensione, cui veniva temporaneamente affidata una attività di endoscopia toracica. Pneumologia, per la Regione deve camminare con lo scarso personale (due medici) già in servizio, al massimo con l’ausilio di turni aggiuntivi da parte dei Medici di Anestesia e Rianimazione, chiamati evidentemente ad essere uni e trini se è vero che nessuna indicazione di gestione è stata data per i nuovi, fantomatici 14 Posti Letto di Terapia Intensiva e sub-intensiva.

Né indicazioni, né macchinari, né personale

Ma da Catanzaro nulla è stato detto neanche «sulla fornitura delle necessarie dotazioni di DPI (Dispositivi di Protezione Individuali), di strumenti elettromedicali indispensabili per il supporto respiratorio di vario grado, nulla si diceva e si disponeva per integrare il Personale Sanitario, con i necessari ulteriori Operatori forniti di COMPETENZE SPECIFICHE, necessarie a garantire tutte le importanti e delicatissime funzioni legate all’assistenza di pazienti affetti (o sospetti tali) da COVID 19».

Decisione affrettata e non condivisibile

Per questo, si legge nella lettera «ci pare che la decisione assunta dal Vertice aziendale, probabilmente dettata dalla concitazione e gravità del momento, non sia condivisibile, né nei tempi previsti, né nelle modalità, perché effettuata forse alla luce di una non approfondita conoscenza della situazione logistico-organizzativa dell’Ospedale di Castrovillari». Traduzione, dalla carta alla realtà mancano troppe cose perché il tutto non si traduca in un disastro annunciato, che rischia di creare problemi più che risolverli. Per altro, si sottolinea nella lettera, «non è noto se una iniziativa di tale rilevanza, sotto più profili, sia stata discussa e concertata con i Vertici sanitari regionali –Commissario e Dipartimento della Salute Regionali-, vista la sua evidente e ampia ricaduta che certamente non è limitata all’Ospedale di Castrovillari e al territorio circostante».

Disastro annunciato

Di certo, i primi effetti sono tutt’altro che confortanti. A Castrovillari è stato dirottato un flusso « immediato e assai consistente di pazienti provenienti da zone diverse del territorio provinciale, sembrerebbe ancor prima che il Personale sanitario in servizio nei vari Reparti ne fosse stato preventivamente e totalmente informato». I pazienti accolti poi «sono stati allocati in DUE DIVERSI edifici dell’Ospedale: in un plesso, in Broncopneumologia e, nell’altro, in un’ala (vuota, chiusa e riaperta ad hoc) della Divisione di Medicina Interna» dunque i medici, si immagina, devono essere uni, trini e peripatetici. Poi, «l’assistenza ai pazienti stessi sarebbe stata fornita, per la grave e cronica mancanza di personale, per periodi di tempo non brevissimi da un infermiere unico, proveniente da reparti diversi».

Né protezioni, né zone filtro

Una situazione al limite dell’ingestibile aggravata dalla mancanza di protezioni adeguate, che stando a quanto si denuncia «sembra siano iniziate ad arrivare, almeno parzialmente, solo DOPO l’afflusso dei primi pazienti ricoverati, con rischio per gli Operatori sanitari e conseguente, potenziale ampliamento del contagio anche al di fuori dell’Ospedale». E mentre da più parti ormai si lancia l’allarme sul rischio di trasformare gli ospedali in focolai  a Castrovillari «sembra non siano state predisposte zone-filtro, a protezione dell’accesso all’area dei pazienti ricoverati» e in più «i percorsi di accesso in Ospedale e di movimento all’interno dello stesso, così come le aree di esecuzioni di esami necessari – come la TC- dei pazienti ricoverati a rischio COVID 19, pare non siano stati rigorosamente garantiti per evitare “incroci” con quelli degli altri pazienti».

Tenda triage per bellezza e macchinari fantasma

Anche le più basilari prassi per filtrare i pazienti sospetti Covid 19 a Castrovillari appaiono più installazioni artistiche che strumenti di prevenzione del contagio. «La tenda già da diversi giorni montata dalla Protezione Civile, nell’area antistante l’Ospedale, per essere dedicata al pre-triage dei pazienti potenzialmente affetti da COVID 19, onde evitare commistioni con i pazienti che giungono in Ospedale per altre patologie, sembrerebbe non sia ancora operativa, per mancanza di dotazioni strutturali e personale dedicato» denunciano le associazioni. Altrettanto evanescente è la presenza delle apparecchiature necessarie all’assistenza respiratoria intensiva e sub-intensiva dei pazienti «né parrebbe sia preventivabile, con ragionevole certezza, una data per la fornitura (che non sembrerebbe tuttavia imminente». Ma come se progettare un ospedale sulla carta lo trasformasse per magia in realtà, i pazienti iniziano ad arrivare. Senza che ci siano personale, mezzi, attrezzature, prassi e procedure per gestirli. Elementi di un disastro annunciato. La Regione, con la governatrice Santelli in testa, è avvertita.


candito@lactv.it

Giornalista
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