Morì di parto a Cetraro, 5 medici rinviati a giudizio per la morte di Santina Adamo

VIDEO | La donna morì nel luglio dello scorso anno dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio, a causa di una emorragia. Il processo avrà inizio il prossimo 10 dicembre

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di Francesca  Lagatta
6 ottobre 2020
20:09

I due ginecologi, i due rianimatori e l'ostetrica indagati per la morte della giovane mamma Santina Adamo, morta dopo il parto all'ospedale di Cetraro, sono stati tutti rinviati a giudizio. Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Paola Maria Grazia Elia. Le porte del processo per i cinque imputati si apriranno il prossimo 10 dicembre.

La tragedia

Santina Adamo è morta a soli 37 anni all'ospedale di Cetraro il 17 luglio 2019 dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio. La donna, che aveva partorito in modo naturale, è stata stroncata da un'emorragia massiva. I giudici ora dovranno stabilire se quella notte i sanitari che la ebbero in cura fecero il possibile per salvarle la vita o se furono in qualche modo responsabili della tragedia.

Le accuse

La procura guidata dal magistrato Pierpaolo Bruni contesta un presunto ritardo nei soccorsi e, nello specifico, il ritardo per la richiesta di altro di sangue. Com'è stato accertato, quella notte in ospedale a Cetraro c'era una sola sacca di sostanza ematica compatibile, che fu somministrata alla paziente quella notte, ma ma forse in ritardo.. Successivamente, i sanitari fecero un'ulteriore richiesta di sangue al centro trasfusionale più vicino, cioè all'ospedale di Paola, distante circa 30 chilometri, e senza specificare che si trattasse di un'emergenza, circostanza che sarebbe servita a bypassare la prassi delle prove di compatibilità e ridurre i tempi di consegna.

La difesa

Secondo la versione della difesa, al momento della richiesta del sangue, la giovane Santina non versava in condizioni di pericolo, o quanto meno, gli esiti delle analisi effettuate sulla paziente in quei minuti concitati non avrebbe fatto pensare a un repentino peggioramento della situazione di lì a poco. La donna però ha continuato a perdere sangue e alle 6.34 del 17 luglio 2019 ha smesso di lottare, mentre il suo bambino, ignaro di tutto e in buone condizioni, si affacciava alla vita soltanto qualche metro più in là. Oggi il piccolo sta bene e vive insieme al papà Marco e al fratellino di tre anni più grande.

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