Operazione 'Circolo Formato', le motivazioni: «L'ex sindaco Femia non era un mafioso»

Per i giudici della Suprema Corte gli ex amministratori comunali di Marina di Gioiosa non erano a disposizione dei clan

di Ilario  Balì
18 dicembre 2017
16:24

Dunque, secondo i giudici della seconda sezione della Cassazione, l’ex sindaco di Marina di Gioiosa Rocco Femia non era un associato mafioso. E l’ex assessore Rocco Agostino non era a disposizione dei clan, così come non lo erano Vincenzo Ieraci e Vincenzo Agostino. Le motivazioni dei giudici della Suprema Corte mettono definitivamente la parola fine sul processo “Circolo Formato”.

 


«Non esiste alcuna prova – annota la Cassazione – che la competizione elettorale fosse stata influenzata dalle “famiglie” Aquino e Mazzaferro». Sulla posizione dell’ex primo cittadino, per cui la Suprema Corte ha disposto un nuovo processo di secondo grado, «manca l’affiliazione rituale, manca l’investitura della qualifica di “componente” del clan chiaramente attribuitagli dal capocosca, manca la commissione di delitti e mancano significativi “facta concludentia” riconducibili allo svolgimento di attività per conto della cosca di natura illecita o delinquenziale che possano fare ritenere provata la partecipazione anche in assenza di elementi per affermare il formale inserimento nella stessa». In soldoni, il semplice appoggio dato da un’associazione mafiosa ad un soggetto impegnato in campagna elettorale non costituisce prova della partecipazione del candidato all’associazione».

 

E proprio sulle elezioni che portarono al successo la lista guidata da Femia la Cassazione ha evidenziato come tra l’ex sindaco e Rocco Mazzaferro fossero intercorse soltanto 11 conversazioni telefoniche a fronte di oltre 30 mila tutte di natura lecita «il cui contenuto – si legge ancora nelle motivazioni – doveva fare escludere il ruolo decisivo di Mazzaferro nella vicenda elettorale e anche nelle scelte successive alla elezione del sindaco e dell’amministrazione comunale».

L’impianto accusatorio crolla definitivamente sulla posizione di Rocco Agostino. L’ex assessore «Non aveva mai progettato in concreto la partecipazione ad una qualsiasi attività delittuosa tipica di un clan criminale né manifestato l’adesione ad un gruppo criminale nell’ottica della realizzazione del programma delinquenziale».

 

Una volta insediata, la Giunta Comunale ha agito in assoluta regolarità. «Aveva infatti deliberato di spogliarsi degli appalti pubblici in favore della Suap (stazione unica appaltante) – è riportato nelle 42 pagine vergate dalla Corte presieduta da Giacomo Fumu – inoltre aveva assunto tutta una serie di provvedimenti apertamente in contrasto con gli interessi della presunta cosca Mazzaferro». Assente è anche la prova di un patto di scambio politico-mafioso e di un’alleanza criminale Femia-Mazzaferro diretta a favorire le fortune elettorali del primo in cambio di concrete e serie contropartite amministrative.

 

Lo scorso ottobre la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna inflitta all’ex sindaco Femia, accusato dalla Dda di associazione mafiosa e voto di scambio. Annullamento senza rinvio perché il fatto non sussiste per gli ex amministratori comunali Rocco Agostino, Vincenzo Agostino, e Vincenzo Ieraci.

 

Giornalista
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