«Un lucido piano di morte», la sentenza che condanna l'uomo che bruciò l’ex moglie

VIDEO | Il suo legale ha invocato l'infermità mentale, tentando di sostenere non fosse in grado di intendere e volere quando ha tentato di uccidere Maria Antonietta Rositani. Ma per il giudice, quello di Ciro Russo era un progetto teso a cancellare fisicamente la «responsabile del suo fallimento personale e familiare». Per questo lo ha condannato a 18 anni

di Alessia Candito
2 novembre 2020
20:41

Quando ha tentato di bruciare viva Maria Antonietta Rositani, il suo ex marito Ciro Russo era lucido, cosciente e determinato nel progetto di uccidere. Sono queste le motivazioni per cui il gup Valerio Trovato nel luglio scorso ha condannato l’uomo a 18 anni di carcere al termine del processo con rito abbreviato. «Russo – scrive - accecato dalla vendetta nei confronti della moglie, ritenuta responsabile del proprio fallimento personale e familiare, ha dimostrato la coscienza e la volontà di cagionare la morte della Rositani». E sono diversi gli elementi che lo dimostrano in maniera inoppugnabile.

L'involontaria confessione di Ciro Russo

Lo si desume – si legge in sentenza - «dalle modalità della condotta, dalla portata offensiva del mezzo utilizzato, che con certezza o con alta probabilità avrebbe condotto alla morte della p.o., dalla programmazione del delitto e dalla pervicacia nel perseguire il fine avuto di mira, cercando la vittima, inseguendola per le vie della città, raggiungendola, speronandola e cospargendola di liquido infiammabile, portato a combustione, dopo aver urlato nei suoi confronti "muori"». Quel 13 marzo, giorno in cui i giudici avrebbero dovuto decidere sulla decadenza della sua potestà genitoriale, Ciro Russo non è evaso dai domiciliari senza un progetto o un piano. È evaso per uccidere e nel modo più doloroso possibile l’ex compagna. Lo ha affermato lui stesso mentre le versava addosso i litri di benzina che si era procurato ad un distributore automatico appena arrivato a Reggio. «L'intento di dare fuoco alla vittima, cosparsa di benzina, è stato, quindi, violentemente manifestato dal Russo con una precisa minaccia, proferita contestualmente allo spargimento del liquido infiammabile».


Lo scientifico piano di morte contro Maria Antonietta

Con buona pace delle argomentazioni del suo legale, che ha invocato l’infermità mentale per il suo assistito, quello dell’uomo – emerge dalla sentenza - era un progetto di morte pianificato in dettaglio, dall’evasione dalla casa dei genitori ad Ercolano a cosa fare appena arrivato a Reggio Calabria. I cuscini del divano usati per formare una sagoma sotto le coperte e una vecchia felpa – hanno raccontato i suoi – sono serviti a nascondere il suo allontanamento, poi è stato facile per lui rubare le chiavi dell’auto del padre e allontanarsi nottetempo. Le telecamere lo immortalano mentre imbocca prima la tangenziale, poi l’autostrada attorno alle due. Attorno alle 6 arriva a Reggio. Durante il viaggio avrebbe avuto il tempo di cambiare idea, ragionare, recedere dal suo piano, sottolinea il giudice. Invece il suo progetto di morte è rimasto immutato. 

«Ultimo tassello di una serie di vessazioni»

No, afferma il giudice, Russo non è malato. Era freddo e lucido aveva un obiettivo «ossia quello di punire la moglie per la fine della loro relazione, per la detenzione successiva alla denuncia sporta, nonché per l'intento di proseguire nell'azione legale, finalizzata alla separazione e all'affido esclusivo del figlio minore, e un'assenza di qualsivoglia ripensamento critico dei propri atteggiamenti». E quella benzina buttata addosso all’ex moglie con ferocia e determinazione è «l'ultimo tassello di una serie di vessazioni e umiliazioni a cui ha costretto nel corso degli anni la p.o., quale scelta estrema per sfogare la violenza e l'indole criminale dell'imputato».

Maria Antonietta «era la prova del suo fallimento»

Il calvario subito per anni da Maria Antonietta e dai suoi figli, coinvolti dal padre in un massacrante e perverso lavorio psicologico teso a distruggere la figura della madre, è composto da fatti «che rappresentano chiaramente la componente di una più ampia ed unitaria condotta abituale, idonea ad imporre un regime di vita vessatorio, mortificante e insostenibile per la persona offesa». Per Russo, Maria Antonietta era «responsabile del suo fallimento personale e familiare», per questo andava punita, uccisa, cancellata. E le argomentazioni del suo legale nono sono bastate a nascondere quel piano di morte emerso in modo cristallino da ogni singolo passo fatto dall’uomo, dall’evasione al tentativo infruttuoso di far perdere le proprie tracce.

 

 

Giornalista
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