Sanità, Cittadinanza attiva Calabria a Conte: «Le responsabilità della mala gestione vengano individuate»

La missiva indirizzata al premier e al ministro Speranza: «A distanza di 11 anni dal commissariamento, la situazione sanitaria calabrese non solo non è cambiata ma è anche peggiorata»

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di Redazione
10 novembre 2020
07:45

La direzione di Cittadinanzattiva Calabria ha scritto una lettera aperta al premier Giuseppe Conte e al ministro della Sanità, Roberto Speranza. Al centro, le difficoltà del sistema sanitario regionale in questo difficile contesto pandemico e l'insuccesso della struttura commissariale. «La salute un “lusso” per i cittadini calabresi. All’indomani della gaffe del commissario Saverio Cotticelli, durante un’intervista in un programma televisivo e delle sue obbligate dimissioni, il premier Conte promette la nomina di una persona capace di affrontare le sfide della Sanità calabrese. Già in tarda serata, il Consiglio dei ministri avrebbe designato il nuovo commissario straordinario nella persona del dottor Giuseppe Zuccatelli».

 


Come Cittadinanzattiva Tribunale per i Diritti del Malato preme sottolineare la situazione di grave disagio in cui si trova la sanità regionale: «Che il governo penalizzi il Ssr calabrese,  già  danneggiato da una classe politica regionale incapace e compromessa, non solo con una fiscalità più altra rispetto ad altre regioni, ma anche con scelte inadeguate e incompetenti a svolgere i ruoli, lo dimostrano le ultime vicende che ci hanno portato alla ribalta dei media nazionali.

 

A distanza di 11 anni dal commissariamento, la situazione sanitaria calabrese – si legge - non è certo migliorata, per come sarebbe stato auspicabile, anzi in alcuni casi è addirittura peggiorata. Il debito non è stato sanato, la riorganizzazione delle reti ospedaliere non è stato monitorata né dalla struttura commissariale né dal Governo, di fatto il contrasto all'emigrazione sanitaria è stato scarsamente affrontato, la quota di cittadini che rinuncia a curarsi aumenta, un'altra quota si impoverisce a causa delle spese sanitarie, le strutture private crescono a vista d’occhio, il rafforzamento della reti territoriali inesistente, integrazione Ospedale-Territorio mai attuato, la presa in carico dei pazienti cronici  o fragili, una chimera.

 

Ci saremmo aspettati che almeno alcune criticità, elementi fondamentali dell’inefficienza e dei costi del sistema, fossero state affrontate in modo organico e razionale con una visione ed un progetto strategico di sistema».

 

«Tutto ciò non è avvenuto o se è avvenuto in modo parziale e non integrato, pertanto - illustrano - chiediamo che nella futura rivisitazione del Ssn la Calabria abbia la priorità nel riassetto finanziario e nelle assunzioni di Personale medico e paramedico. Che il nostro servizio sanitario pubblico scelga di fatto di non essere la prima scelta per i cittadini è un dato di fatto, con particolare riferimento a tutte le prestazioni che è chiamato a garantire con i  Lea. Il rischio esiste davvero, perché come si evince dalle segnalazioni dei cittadini, sulle prestazioni meno complesse , forse anche più “redditizie”, il Ssr sta di fatto abdicando al suo ruolo a causa dei tempi di attesa biblici per prestazioni , invece rimane quasi insostituibile, per la maggior parte delle persone per prestazioni a più alto costo o con particolare impegno di alte tecnologie e professionalità. E pensare che le sfide del futuro saranno la cronicità, la disabilità, la fragilità, e di conseguenza si dovrebbe puntare ad una sanità indirizzata a fronteggiare tali patologie, una sanità territoriale puntualmente proclamata in tutte le circostanze (conferenze, convegni) ma priva di interventi mirati a dare adeguate e qualificate risposte».

 

«Pertanto – ribadisce la nota - la Sanità pubblica calabrese deve essere potenziata in modo radicale e la Sanità privata deve essere solo di supporto e non viceversa. Si spera che il nuovo Commissario ad acta lavorerà in questa direzione.

Come avrebbe risposto la Calabria se avesse avuto una sanità territoriale organizzata per fronteggiare l'emergenza covid? Quanto meno avrebbero dovuto attivare le direttive governative. Interventi in questa direzione ci saremmo aspettati dai vari commissari che si sono succeduti, anche se pare non avessero avuto la piena collaborazione da parte dei pregressi direttori del Dipartimento della tutela della Salute e delle Politiche sociali. È innegabile che la presenza del commissariamento della sanità in Calabria non ha portato purtroppo  alcun beneficio per i cittadini».

 

A giudizio del sodalizio: «L’evento del covid non ha fatto altro che aggravare la già precaria Sanità calabrese e, nella circostanza, ci domandiamo e domandiamo alla politica regionale e nazionale: quanto tempo dovrà trascorrere ancora  per vedere applicato il principio costituzionale alla salute del cittadino calabrese?

Una domanda a cui non sappiamo dare risposta. Ci chiediamo – sottolineano - come mai in Italia le Università formano professionisti esperti qualificati in management sanitario e non vengono individuati come commissari, mentre vengono individuate altre professionalità estranee all'organizzazione sanitaria, la stessa, viene trattata come un'emergenza di ordine pubblico o altro?».

 

Cittadinanzattiva  Tdm Calabria, alla luce delle suddette considerazioni, «chiede  che le responsabilità politiche di questa mala gestione vengano individuate, che si attui il superamento del commissariamento e/o in subordine che la nomina ricada su esperti in management sanitario di provata conoscenza e capacità al netto di eventuali appartenenze di aree».

 

Ad oggi: «Dalla  nomina del dott. Zuccatelli, medico che si è già occupato di riorganizzazione sanitaria, ci si aspetta un capovolgimento della Sanità calabrese anche se il cammino è lungo e tortuoso, soprattutto perché i cittadini non possono più permettersi di sopportare un ulteriore errore di valutazione del Governo nazionale.

Cittadinanzattiva – concludono - chiede trasparenza negli atti, coinvolgimento delle rappresentanze dei cittadini nelle scelte e individuazione di Dirigenti non su parametri di logiche politiche ma su alte competenze nei ruoli e integrità personale».

 

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