Due anni fa la tragedia nelle Gole del Raganello, poi il Covid: Civita lotta per rialzarsi

VIDEO | Mentre la comunità provava a rialzarsi dopo i fatti del 20 agosto 2018 che causarono 10 morti, l’emergenza sanitaria ha compromesso la vera ripartenza. Ma non ha fiaccato la voglia di rinascita del borgo arbereshe

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di Vincenzo Alvaro
21 luglio 2020
16:18

Nel cuore e nella mente sono ancora impresse le immagini di quella giornata del 20 agosto 2018. Una piena straordinaria del torrente invase il canyon Raganello travolgendo, con un’inferno di acqua, fango e detriti, tutto ciò che incontrava. Morirono in dieci tra escursionisti e turisti che stavano affrontando la risalita del fiume in compagnia della guida cerchiarese, Antonio De Rasis, eroe e vittima della tragedia del Raganello. Mise in salvo il suo gruppo ma non se stesso, travolto, come le atre nove persone, dalla furia dell’acqua che scaraventò i corpi a distanza di centinaia di metri dal Ponte del Diavolo. Altre 34 persone furono salvate da una imponente e rapida macchina dei soccorsi composta da Soccorso Alpino, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Carabinieri, Guardia di Finanza, Carabinieri Forestali, volontari, che evitò un bilancio ben più tragico. Per quei fatti la Procura della Repubblica di Castrovillari ha aperto una inchiesta penale che ancora deve entrare nel vivo e che vede indagati 14 tra amministratori locali, operatori turistici e guide.  

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Oggi a distanza di quasi 24 mesi da quel tragico giorno di Agosto, che seguiva di pochi giorni l’altra grande tragedia italiana del Ponte Morandi di Genova, le Gole del Raganello restano ancora sotto sequestro probatorio e preventivo ed il Sindaco, Alessandro Tocci, il «custode» di quel patrimonio ambientale che per anni è stato per il comune del Pollino la miniera d’oro del turismo ecosostinibile, ed in un pomeriggio si è trasformato nella sua macchia nera. E mentre il sindaco ricorda sempre con «molto affetto chi non c’è più» e si stringe ancora una volta attorno ai familiari delle vittime, pensare alle gole chiuse è qualcosa del quale «qualcuno ci dovrà rendicontare». Perché in questa storia «le discrasie sono evidenti» - aggiunge – e «quella che è la realtà dovrà farci vedere qualcosa di diverso». Mentre lavora per far rialzare il suo Comune dall’impasse economica che ha generato quell’evento, e poi in successiva e diversa maniera anche il Covid 19, chiede che «venga fuori la verità, non tanto l’indagato o il demone, come qualcuno è stato additato. Perché sarebbe facile oggi sparare a zero. Io non sono abituato a questo. Sono abituato a rispettare la legalità e la magistratura, ma soprattutto credo che il giudizio non sia quello divino, ma quello delle verità».



Civita ha voglia di rinascere dopo questo tremendo doppio schiaffo in faccia nel giro di due anni. Prima la tragedia e le vittime che restano «una ferita che sta ancora troppo dentro una storia», poi l’arrivo dell’epidemia. Due tappe di un cammino doloroso che però hanno mostrato la «forza di reazione» della comunità che oggi guarda alla sua storia, alla sua etnia e spiritualità per raccontarsi ai viaggiatori che ancora la scelgono per il fascino del Ponte del Diavolo e la bellezza di un contesto naturale che ha «creato delle aspettative nei turisti» permettendo a tanti di venire a Civita. Segnali incoraggianti che danno il senso dell’essere «italiani ed arbereshe» che hanno permesso al borgo ed ai suoi cittadini, operatori turistici e commerciali, di intravedere segni di speranza che se confermati in questa estate potranno significare aver superato questo «ulteriore ostacolo del Covid ed essere il segnale totale della rinascita». Ma per il Sindaco Tocci c’è un dato evidente che non è passato inosservato, almeno per chi come lui, ha combattuto per evitare alla sua comunità di essere additata in ogni modo nei giorni successivi alla tragedia. Parole pesanti che oggi si vogliono dimenticare ma – afferma – al contrario di ciò che è successo a Genova «sulla nostra storia c’è stato un silenzio assoluto. Io non voglio riaprire la scena, ma voglio che la scena venga raccontata nel rispetto di tutti gli attori, e nel rispetto della verità. Oggi dobbiamo pensare a ricrescere, a ritornare quello che siamo sempre stati, una comunità ospitale e diffusa che permette ai turisti di essere a casa loro. Ci dobbiamo rialzare per la seconda volta e lo faremo in sinergia muovendoci all’unisono con gli operatori di Civita per capire tutte le dinamicità che possiamo mettere in campo: partendo dalla sicurezza per il turista e i cittadini».

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