Calabria, raddoppiati casi violenza domestica di minori durante la quarantena

VIDEO | Per molte donne rimanere in casa durante la chiusura non è stato sicuro. L’intervista al direttore del Centro per la giustizia minorile regionale Isabella Mastropasqua

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di Daniela  Amatruda
24 luglio 2020
21:10

Sempre meno spesso si parla di minori che compiono reati contro la propria famiglia. Eppure il fenomeno esiste, così come esiste anche un sommerso che è difficile da portare alla luce perché denunciare un figlio, un nipote o un fratello viene considerato un atto contro natura. 

La violenza però ritorna, sempre più forte. E se alle incomprensioni familiari si aggiunge una prigionia forzata in casa, come accaduto a causa dell’emergenza sanitaria da Coronavirus, quella rabbia o quel risentimento si sfoga in violenza. Questo è quanto accaduto anche in Calabria dove i casi di violenza contro la famiglia sono raddoppiati. 

 

«Avendo lavorato in diverse regioni d’Italia - ha spiegato Isabella Mastropasqua, direttore del Centro per la Giustizia minorile per la Calabria – quando sono arrivata in Calabria, il dato che mi ha colpito è stato proprio la frequenza, rispetto ad altri territori, di questi reati contro la famiglia. In questo periodo di quarantena abbiamo registrato un raddoppio dei casi. Parliamo di una decina di minori, il doppio rispetto allo scorso anno ed ancora il 2020 non si è concluso. Si tratta solo dei casi che ci sono arrivati e non dei numeri reali perché spesso è difficile che si arrivi alla denuncia».

 

«Potenziare i servizi sociali»

È Importante, secondo la Mastropasqua, potenziare i servizi sociali sul territorio: «Il reato di un ragazzo – ha detto - è sempre legato al contesto in cui vive, un contesto in cui deve rientrare. E per farlo è necessario non solo il ruolo della famiglia, ma anche e soprattutto quello dei servizi sul territorio. Credo che se la Regione non si attiva, anche per il tramite dei Comuni, a rendere i servizi sociali dei servizi essenziali, così come dovrebbe già essere, il lavoro della giustizia minorile rischia di essere vanificato».  

 

I reati più frequenti 

Il Dipartimento di Giustizia minorile nel 2017 aveva stilato una categoria di reati compiuti dai minori che nel 53% dei casi riguardava minori tra i 16 ed i 17 anni. Al secondo posto, dopo i delitti contro il patrimonio (furti e rapine), troviamo proprio i delitti contro la persona (lesioni, violenze e minacce). Seguono poi spaccio di stupefacenti; violazioni in materia di armi e violazione del codice della strada. Il ruolo della famiglia e dei servizi sociali è fondamentale. 

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