Inchiesta Handover

Clan Pesce, chiesti 346 anni di carcere per 32 imputati: «Così la cosca di Rosarno si era riorganizzata»

Queste le richieste della Dda di Reggio Calabria che nella requisitoria ha ricostruito i nuovi assetti della famiglia di 'ndrangheta e ha parlato dei business legati al traffico di droga, estorsioni alle aziende portuali e controllo della grande distribuzione

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di Francesco Altomonte
26 maggio 2022
10:22

Sono 346 gli anni di carcere richiesti dalla procura antimafia di Reggio Calabria nei confronti dei 32 imputati coinvolti nell’operazione denominata Handover. Richieste molto pesanti, tenendo in conto anche la scelta del rito abbreviato prevede.

Alla sbarra presunti affiliati alle cosche Pesce e Bellocco di Rosarno, accusati a vario titolo dalla Dda reggina di associazione mafiosa, traffico di droga e una serie di altri reati. Le richieste di condanna sono state formulate dal pubblico ministero alla fine della requisitoria davanti a gup distrettuale.


Le richieste di pena  

Giuseppe Carmine Cannatà 16 anni 
Salvatore Consiglio 14 anni
Salvatore Ferraro 8 anni
Pasquale Loiacono 16 anni
Cristian Pagano 10 anni
Francesco Benito Palaia 8 anni
Antonino Pesce (classe ’82) 12 anni
Antonino Pesce (classe ’92) 20 anni
Antonino Pesce (classe ’93) 20 anni
Antonino Pesce (classe ’91) 20 anni
Rocco Pesce (classe ’71) 20 anni
Savino Pesce (classe ’63) 16 anni
Vincenzo Pesce (classe ’52) 16 anni
Domenico Bellocco (classe ’80) 10 anni
Domenico Bellocco (classe ’87) 10 anni
Rocco Bellocco (classe ’98) 8 anni
Michele Fabio Cimato 2 anni
Andrea Loiacono 2 anni
Antonio Corrao 2 anni
Giuseppe Paolillo 2 anni
Antonio Alessi 12 anni
Marco Alviano 8 anni e un mese
Gioacchino Bonarrigo 8 anni e un mese
Girolamo Bruzzese 2 anni
Giovanbattista Cacciola 12 anni
Giuseppe Cacciola (classe ’87) 18 anni
Luca Fedele 9 anni e otto mesi
Giuseppe Ferlazzo 2 anni e sei mesi
Giuseppe Antonio Ferraro 9 anni e otto mesi
Giovanni Grasso 11 anni e due mesi
Antonio Megna 6 anni e otto mesi
Rocco Morabito 2 anni 
Savino Pesce 4 anni e otto mesi
Domenico Preiti 18 anni
Giuseppe Saladino 8 anni e un mese

Nelle prossime udienze, fino al 5 luglio prossimo, si terranno le arringhe difensive. In quella data, considerando anche l’eventualità di una replica da parte del pubblico ministero, si dovrebbe decidere il giorno in cui verrà emessa la sentenza.

Cosca Pesce, le due inchieste convergenti

L’inchiesta scaturisce dalla convergenza investigativa di due attività di indagine: quella condotta dalla squadra mobile denominata Handover e quella svolta dal Ros e dal Gico di Reggio Calabria denominata Pecunia olet nei confronti della cosca Pesce di Rosarno.

Cosca Pesce, porto e grande distribuzione

Nelle indagini si ipotizza il controllo del potente clan rosarnese non solo sui business criminali connessi alla gestione del traffico di stupefacenti, alle estorsioni, ma anche sul presunto controllo delle commesse di lavori gestite dall’Autorità portuale di Gioia Tauro riguardanti opere interne all’area portuale, sia sul fronte economico e imprenditoriale. Secondo l’accusa, i Pesce avrebbero avuto una anche una sorta di gestione monopolistica del settore della grande distribuzione alimentare e della gestione delle attività economiche collegate alla grande distribuzione, attraverso presunti accordi collusivi con un gruppo imprenditoriale siciliano, con mire espansioniste in territorio calabrese.

Cosca Pesce, la genesi dell’inchiesta

Nello specifico, l’inchiesta Handover rappresenta la prosecuzione dell’operazione Recherche nell’ambito della quale, il 4 aprile 2017 vennero eseguite numerose misure cautelari nei confronti di esponenti della potente cosca Pesce di Rosarno per associazione mafiosa e associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. In quella circostanza, Antonino Pesce, classe 1992 era riuscito a sottrarsi alla cattura. Il giovane era stato poi catturato nel marzo 2018 a Rosarno (foto a sinistra) dagli investigatori della squadra mobile e del Servizio centrale operativo.

Da lì gli investigatori erano partiti per portare alla luce i nuovi assetti della cosca, dopo i numerosi arresti che ne avevano decapitato i vertici, la nuova organizzazione che si sarebbe data sul territorio per la gestione dei business criminali.  

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