Commento sessista su Silvia Romano: insorgono le associazioni: «Esempio negativo»

Documento di condanna nei confronti dell'ex comandante di polizia municipale di Cosenza Giovanni De Rose per il post caricato sui social contro l'attivista liberata in Africa

di Salvatore Bruno
11 maggio 2020
17:36
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Silvia Romano, foto ansa
Silvia Romano, foto ansa

«Razzismo, turpiloquio, violenza sulle donne sono tappe di uno stesso percorso regressivo, oscurantista e privo di futuro, ma proprio perché di pancia bassa, nella speranza che non di testa, sono azioni capaci di trascinare i più deboli in una deriva pericolosa e facile che mina le basi stesse dello stato democratico».

Documento congiunto delle associazioni

È quanto si legge in un documento a firma di numerose associazioni per la difesa dei diritti delle donne, diffuso in relazione al commento sessista pubblicato sui social dall'ex comandante della polizia municipale di Cosenza Giovanni De Rose, all'indomani della liberazione di Silvia Romano.

«Esempio negativo»

«Www la Calabria vista dalle donne condanna con forza l’uso dei social network per definire un percorso di banalizzazione del male e delle esperienze. Il post che da stamattina fa il giro dei social e delle messaggistiche istantanee è l’esempio negativo di come si strumentalizzi tutto, anche l’impegno dello Stato ed il dolore di 18 mesi di prigionia, pur di ottenere qualche momento di celebrità sulla pelle e sul corpo delle donne».

«E a nulla vale il tentativo dell’autore di far passare il tutto come facile satira alla Charlie Hebdo (scritto Ebdo). Pezza forse peggiore del buco, svelando un’azione di testa più che di pancia. La cosa - continua la nota - assume contorni ancora più sconcertanti se si pensa che l’autore è un avvocato per più tempo incaricato di ruoli dirigenziali nell’ amministrazione comunale e provinciale di Cosenza».

«Donne parti lese»

«Non possiamo restare inermi di fronte alla gravi dichiarazioni di cui sopra e ci riserviamo di valutare ogni azione legale idonea a censurare e sanzionare quanto dichiarato. In quanto donne ci sentiamo certamente parte lesa in questa vicenda ed agiremo, con ogni mezzo, per la tutela dei diritti di cui ci sentiamo portatrici».

Chieste sanzioni

«Chiediamo inoltre, a gran voce - concludono le associazioni firmatarie - che il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Cosenza attivi ogni procedura necessaria a sanzionare la gravità di tali esternazioni confidando nella necessaria ed imprescindibile interazione tra tutti i soggetti coinvolti».

I firmatari

What Women Want - La Calabria vista dalle donne; Fimmina Tv; Centro Women’s Studies Unical; Cosenza in Comune; Moci; Stella Cometa; Fondazione Lilli; Di.Re; Nate a Sud; Centro Antiviolenza Lanzino; Casco; Eos Arcigay; Futura Calabria; AttivaRende; Verde Binario; Centro Antiviolenza di Paterno Calabro; Sardine Cosenza; la Terra di Piero; Controcorrente; Consiglio dell’ordine degli avvocati; Camera Penale Minorile Giuseppe Mazzotta; Mammachemamme

Giornalista
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