’Ndrangheta

Condanna avvocato Veneto: «Estraneo alla vicenda. Ricorrerò in Appello»

L'ex deputato e parlamentare europeo si difende dopo la condanna a 6 anni di carcere per la presunta corruzione di un giudice al fine di ottenere la scarcerazione di tre affiliati al clan Bellocco di Rosarno

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di Redazione
25 febbraio 2022
20:39
L’avvocato Armando Veneto
L’avvocato Armando Veneto

«Oggi un giudice di Catanzaro mi ha condannato, per corruzione in atti giudiziari ed altro, a 6 anni di reclusione. Sono sdegnato perché si dovrà pescare nell'ampio bacino delle fantasie per motivare una simile sentenza». Lo afferma, in una dichiarazione, l'avvocato Armando Veneto, ex deputato e parlamentare europeo, commentando la condanna emessa a suo carico dal Gup distrettuale di Catanzaro.

«Sono assolutamente estraneo alla vicenda - aggiunge Veneto - come peraltro aveva accertato la magistratura di Catanzaro sin dal 2014. Per la corruzione sono stati già condannati in primo grado coloro che ne sono stati ritenuti responsabili. Per quanto mi riguarda, sono stato tirato in ballo da una personale interpretazione di un 'labiale', come è stato accertato dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, che ha corretto l'errore iniziale. Infine, è certo che l'accordo corruttivo era intervenuto prima ancora della mia nomina a difensore. C'era, in sostanza, più del necessario per pretendere che mi si chiedesse scusa per l'inattesa notifica di indagini concluse a mio carico che la magistratura di Catanzaro mi aveva fatto comunicare nel maggio del 2020, senza neppure farla precedere da un'indagine nuova rispetto a quella del 2014 e senza neppure acquisire gli atti del processo che aveva portato alla condanna di quelli che sarebbero stati condannati per la corruzione».


«Ricorrerò in Appello, ovviamente - dice ancora il penalista - anche perché sono curioso di sapere chi ha ragione tra la magistratura di Catanzaro edizione 2014 e quella odierna. Un chiarimento che riguarda non solo la mia persona, ma anche quella di ciascuno dei sudditi di questo lembo d'Italia». 

I legali di Veneto:  

«La condanna di un innocente è l’esperienza più amara che può vivere un difensore». Lo scrivono in una nota Clara Veneto e Giuseppe Milicia, legali dell'avvocato Armando Veneto.

«Capita spesso - continua la nota - che l’innocenza di cui sei certo non possa essere adeguatamente rappresentata attraverso le prove presenti nel processo. Non è questo il caso della condanna inflitta ad Armando Veneto a fronte di prove evidenti della sua innocenza».

«La scelta di essere giudicato con rito abbreviato è dipesa solo ed esclusivamente dalla presenza nel fascicolo di evidenze schiaccianti- affermano i due legali -. Che avevano persuaso prima la Procura della Repubblica di Catanzaro quando aveva archiviato il fascicolo nel 2011; poi la Squadra Mobile di Reggio Calabria dopo la riapertura delle indagini che avevano consentito di inquadrare, senza ombra di dubbio, la dinamica dei fatti delittuosi e la totale estraneità dell’avv. Veneto; ed ancora la Procura di Catanzaro che aveva riconosciuto e spiegato la dinamica dell’errore commesso quando si era dubitato di un possibile ruolo dell’Avv. Veneto nella vicenda. Lo aveva ribadito il Pubblico Ministero del processo celebrato nel 2015 nei confronti dei ritenuti responsabili, chiarendo che quell’errore aveva comportato il rischio di favorire i veri colpevoli».

«Tutto ciò è perfettamente comprensibile; lo abbiamo compreso e abbiamo compreso la doverosa presa di posizione della Procura della Repubblica nel 2014 che manifestava il rammarico per essere stata la figura di un professionista stimato associata a vicende criminali. Ciò che invece non abbiamo compreso - si legge ancora nella nota dei legali di Armando Veneto -, e che il giudice non sarà in grado di spiegare con la sentenza, è il radicale capovolgimento di prospettiva dei pubblici misteri che si sono cimentati nel 2020, riesumando un fascicolo, destinato all’archivio per la posizione dell’Avv. Veneto».

«Il divario tra il verdetto del gup di Catanzaro e le cose ragionevoli e sensate è così macroscopico da indurci ad abbandonare il riserbo da noi avvocati solitamente osservato. Comprendiamo perfettamente - è scritto dai due legali in conclusione - che nella nostra terra la repressione penale, da certa magistratura militante, venga attuata secondo la filosofia “colpiscine uno per educarne 100”.  Ma giungere all’estremo di colpirne uno a caso - ma non per caso, perché Armando Veneto rappresenta molto di più del dramma individuale dell’innocente condannato- è inaccettabile».

 

 

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