Inchiesta Cara accoglienza, la coop è sotto indagine ma la sede calabrese non si trova

VIDEO | La cooperativa Itaca sembra esistere solo sulla carta. E intanto l'ispettore accusato di aver favorito irregolarità nel Cas di Varapodio entra nella terna commissariale di San'Eufemia

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di Agostino Pantano
14 settembre 2020
17:36

La presidente Maria Giovanna Ursida non si trova, e nemmeno il funzionario prefettizio Salvatore Del Giglio. La versione di 2 dei 6 indagati nell’inchiesta Cara Accoglienza, per ora, non è possibile ascoltarla visto che la sede della cooperativa Itaca sembra fantasma e nel municipio di Sant’Eufemia d’Aspromonte l’esperto della Prefettura di Reggio Calabria oggi non c’era.

 

In particolare l’assenza di quest’ultimo, che da quanto spiega nel Comune un dipendente si insedierà domani, addensa nuovi interrogativi anche rispetto alla circostanza emersa: il presidente della Repubblica, probabilmente su indicazione del prefetto Massimo Mariani, venerdì scorso l’ha inserito nella terna commissariale che guiderà il piccolo centro del Reggino dopo lo scioglimento per mafia del Consiglio.

 

«Noi siamo garantisti con tutti e lo saluteremo normalmente», spiega un dipendente comunale che non si dimostra imbarazzato dalla circostanza di una nomina, che ha lo scopo di bonificare l’ente dopo l’arresto del sindaco Creazzo, ma è avvenuta nei giorni successivi all’informazione della conclusione indagine sul Centro migranti di Varapodio.

 

Dopo le sentenze sul Cara di Crotone, e dopo il processo in corso sul modello Riace, l’inchiesta Cara Accoglienza – condotta dalla Procura di Palmi – sta mettendo in evidenza condotte ipotizzate di tipo nuovo, una sorta di viaggio al rovescio rispetto al passato.

 

Quello fatto, questa volta per un investimento dalla Calabria alla Lombardia, da due indagati – il sindaco di destra Orlando Fazzolari e la presidente della cooperativa Itaca, Ursida, che gestivano anche due distinte imprese in provincia di Brescia.
Competenze esportate, ma emerse dalle investigazioni dei carabinieri, che ora stimolano a saperne di più ma, cercando la sede calabrese della Itaca, ci si imbatte in una curiosa scoperta.

 

Nessuno risponde al campanello, al muro mancano gli stemmi commerciali e la cassetta delle lettere, e un vicino - indicando l’edificio di via San Rocco 2 - confessa: «Questa è l’abitazione della dottoressa Ursida, non ho mai visto qualcosa inerente ad una cooperativa». E però, visto che il sindaco aveva detto che Itaca era sbarcata sulle rive del Garda indipendentemente da lui - e che solo per una coincidenza lui e la Ursida presiedono due cooperative che hanno sede nello stesso palazzo elegante di Montichiari - non rimane che cercare ancora la versione della presidente Ursida per sapere come dalla depressa Calabria si possa arrivare a lavorare nella ricca Lombardia grazie ai migranti.

 

Per ora Itaca sembra un’isola che non c’è, ma per il sostituto procuratore Salvatore Rossello quella della Ursida per arrivare nel bresciano non sarebbe stata una Odissea, visto che negli atti scrive parole precise per indicare il suo rapporto collaborativo con Fazzolari e parla di «amicizia e cointeressenza».

 

Nulla di penalmente rilevante, la coincidenza di un doppio impegno in Lombardia, ma un profilo che per chi indaga riveste notevole interesse e, per quanto riguarda la storia dell’accoglienza calabrese verso di migranti, un “viaggio” inedito che esperti calabresi hanno fatto, per una volta, verso il Nord.

Giornalista
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