Coronavirus, i genitori di bimbi autistici: «Ecco le nostre difficoltà»

Dalla scuola come unica occasione di socializzazione, alla didattica a distanza che rischia di aumentare il gap con i normodotati fino all’interruzione delle abitudini

 

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di T. B.
12 marzo 2020
13:37

Ci sono categorie fragili, in perenne lotta per avere quello che dovrebbe essere per loro quotidianità. Persone, bambini, ragazzi, adolescenti, adulti, che in questo momento di emergenza fanno ancora più fatica degli altri a mettere in atto la buona pratica del “restare a casa”.

 

Parliamo di chi soffre di una forma di autismo. Emanuela Muraca, presidente Angsa Lamezia Terme, spiega che «per alcuni è stato veramente difficile spezzare la routine quotidiana. Tenere i ragazzi a casa è molto complesso in quanto l’attività scolastica rappresenta per loro assieme all’approccio terapeutico l’unico momento di interazione sociale».

 

«Chi conosce l’autismo – afferma Muraca - sa della rigidità di alcuni comportamenti e ciò che può scaturire dall’interruzione delle abitudini. A casa cerchiamo di tenerli occupati il più possibile con attività ludico ricreative e legate all’acquisizione delle autonomie personali. Ma rendiamoci conto che anche per noi genitori questa situazione è fonte di stress. Non possiamo metterci a leggere un libro o rilassarci anzi il nostro lavoro aumenta in modo esponenziale».

 

«Alcune realtà locali sollecitate dalle associazioni hanno messo a disposizione le ore degli assistenti educativi scolastici per l’assistenza domiciliare. Stiamo discutendo in associazione e se sia opportuno o meno richiedere questo aiuto, sarebbe fondamentale in modo particolare per quei genitori che lavorano e non possono seguire i figlioli in questo periodo, ma anche per gli altri per prendere fiato».

 

«La scuola è probabilmente uno dei pochi momenti di socializzazione ed integrazione dei nostri ragazzi- .aggiunge ancora la presidente dell’associazione - Anche la didattica a distanza che viene attuata per i loro compagni normotipici rappresenta per loro una ulteriore difficoltà. Si rischia di creare un gap ancora maggiore di quello esistente».

 

E poi l’appello: «A tutti coloro che sono in salute, sono giovani e possono restare a casa, lo facciano! Abbiate rispetto per le categorie più fragili della società. Parlo degli immunodepressi, delle persone che sono soggette a chemioterapia, degli anziani, dei diabetici, del vostro amico con problemi respiratori. Da madre di chiedo di rimanere a casa per proteggere gli altri, non solo voi stessi ma per proteggere gli altri. Il bene comune deve essere anteposto all’egoismo del singolo. Da madre di un bambino autistico non verbale vi chiedo di proteggerlo, perché se anche lui stesse male non potrebbe dirmelo, non saprebbe dirmelo».

Giornalista
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