Coronavirus Calabria, tanti i genitori separati che non riescono a vedere i figli: cosa dice la legge

I decreti del governo tutelano la continuità dei rapporti, anche attraverso le videochiamate. Le spiegazioni degli avvocati matrimonialisti di Catanzaro

di T. B.
16 aprile 2020
19:24
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Genitori, soprattutto padri, che in queste settimane non riescono a vedere i propri figli trovando un muro nell’ex coniuge. Ma le nuove restrizioni per fronteggiare il Covid-19 c’entrano ben poco e anzi, tutelano e garantiscono il diritto dei genitori e dei figli di continuare a frequentarsi.

 

Lo spiega Margherita Corriere, presidente degli Avvocati Matrimonialisti Italiani della Sezione Distrettuale di Catanzaro che racconta di essere stata raggiunta in queste settimane da decine di richieste di aiuto. Da chi non trova nell’ex coniuge la disponibilità a fargli vedere i figli con le modalità della sentenza di separazione a chi addirittura non riesce a vederli nemmeno in videochiamata

Cosa prevede il governo

«Con una nota pubblicata sul sito istituzionale lo scorso 10 marzo, il governo ha chiarito in modo definitivo che gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio», spiega Corriere.


«Da ciò ne consegue che i decreti ministeriali non hanno sospeso i provvedimenti giudiziari relativi alla regolamentazione dei tempi di permanenza dei figli da ciascuno dei genitori. È logico e sensato comunque che il diritto di visita vada adeguato al primario interesse del minore a non essere esposto a rischi di contagio. Pertanto – si legge in una nota - se un genitore si trova in una delle cosiddette “zone rosse” è bene per la salvaguardia del minore sospendere per il tempo necessario le frequentazioni e adottare altre modalità di intrattenersi con la prole, tra cui, ad esempio, le videochiamate o l’uso di piattaforme quali Skype, per farsi sentire sempre vicini ai figli, per rassicurarli e per giocare con loro».

 

«Ovviamente – precisa - se il genitore non abita in una di queste zone e non svolge un’attività che possa esporlo a elevato rischio, non sussistono motivi per giustificare il mancato ottemperamento del genitore collocatario alle disposizioni della sentenza e, pertanto, il suo comportamento potrebbe diventare anche penalmente rilevante».

 

Le precauzioni da adottare


«Di sicuro – chiarisce - le modalità di esercizio del diritto-dovere di visita dovranno essere attuate cum grano salis ed evitati gli spostamenti con mezzi pubblici e qualsiasi altra situazione potenzialmente a rischio». «In una situazione eccezionale come quella attuale è fondamentale che le coppie separate o divorziate mettano da parte antichi contrasti e litigiosità e abbiano cura in maniera responsabile del benessere psicofisico dei loro figli, profondendo agli stessi tanto affetto e serenità e rendendo loro il meno traumatico possibile questo drammatico periodo. È importante – aggiunge la presidente - che nessun genitore metta a rischio l’incolumità fisica del figlio pretendendo a ogni costo di prelevarlo nonostante sia consapevole di abitare in una zona rossa o di essere addetto a un lavoro ad alto rischio di contagio».

 


«D’altra parte, però, è fondamentale anche che nessun genitore collocatario strumentalizzi questo contingente momento di difficoltà per allontanare la prole dall’altro genitore e impedire gli incontri anche in assenza di qualsiasi tipo di pericolo. Quello attuale non è e non deve essere il tempo dei conflitti, bensì quello di un maturo e costruttivo dialogo genitoriale a tutela della prole, facendo prevalere – conclude - il buonsenso e la consapevole responsabilità di tutelare adeguatamente la serena crescita psicofisica ed emotivo-relazionale dei propri figli».

Giornalista
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