Il Coronavirus, stop in chiesa ai segni di pace e condoglianze

Le direttive nazionali Cei portano anche i vescovi calabresi a vietare condoglianze, segno della pace e la comunione passata direttamente in bocca

di Monica La Torre
25 febbraio 2020
15:23
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Nei giorni scorsi, la politica della Chiesa illuminata, riconducibile al formidabile think tank di Civiltà Cattolica, organo di stampa tra i più antichi d’Italia diretto dal gesuita vicinissimo a Papa Bergoglio Antonio Spataro s.j. era stata chiara: per contrastare efficacemente gli effetti del coronavirus era necessario “attivare gli anticorpi del cattolicesimo”. Un monito applicato alla lettera dalla Conferenza episcopale calabra, che, sulla scia delle indicazioni provenienti dalla Cei, in linea con le misure straordinarie già adottate in altre regioni d’Italia, porta anche qui le disposizioni straordinarie da adottare per limitare il contagio. Non intense come quelle applicate in gran parte delle diocesi del Nord Italia, le cui attività pastorali sono state in gran parte congelate, ed i vescovi che invitano alla preghiera personale e familiare: ma certo, di grande impatto, anche qui. 

 

Profilassi del sacro

Insomma, se Spataro nel suo editoriale del 15 febbraio ammoniva contro “L’apocalisse a portata di mano” contro “gli anticorpi, che impazziscono e si trasformano in sistema immunitario nei confronti di tutto ciò che temiamo di non riconoscere e di non riuscire a controllare”, considerando amaramente come “la pandemia in questi casi finisce per essere sempre quella dell’insicurezza e dell’ansia”, e “il coronavirus sembra essere diventato oggi anche un sintomo (e un simbolo) di una più generale condizione di paura che ci portiamo dentro”, i vescovi  si preoccupano del concreto, ratificano precauzioni fisiologiche oltreché religiose. Precauzioni che vanno oltre l’invito alla preghiera fervida per ammalati, sanitari e persone in quarantena, entrando a gamba testa nei riti e nelle liturgie della Messa. E in un’apposita lettera diramata nelle scorse ore a tutte le diocesi, invitano tutti i parroci ad una profilassi del sacro assolutamente inedita, e per quanto legittima, di ienvitabile sapore millenaristico.

 

Stop al segno di pace

Nello specifico, stabiliscono di svuotare le acquasantiere, evitare di bagnarsi gli occhi con l’acqua benedetta in occasione dell’imposizione delle ceneri, evitare di scambiarsi il segno della pace. Nei riti funebri, meglio evitare le condoglianze per funerali, trigesimi e anniversari. Ai presbiteri, diaconi, ministri dell’eucarestia, un monito severo: lavarsi le mani spesso, e per benino. Al momento dell’eucarestia, far cadere nelle mani del fedele la particola, senza porgere la comunione direttamente alla bocca. Poche e semplici precauzioni, ma che tuttavia, laddove vanno a destrutturare un rito millenario, fanno riflettere sulle profonde conseguenze che l’emergenza sanitaria sta comportando sulla nostra quotidianità.

Giornalista
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