Coronavirus a Villa Elisa, 92 tamponi negativi: «Primo paziente contagiato a Polistena»

La nota della casa di cura di Cinquefrondi che dà notizia dell'esito dei test del coronavirus effettuati sui degenti e il personale sanitario 

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5 aprile 2020
17:43

Sono 92 i tamponi che hanno dato esito negativo effettuati su pazienti e personale sanitario di Villa Elisa. Lo comunica la clinica privata di Cinquefrondi, nella quale il 30 marzo scorso è stato riscontrato un caso di Covid-19. Su tutti i tamponi effettuati è risultato positivo solo un operatore socio sanitario della struttura della Piana, che in un post sul suo profilo di Facebook ha voluto rendere pubblica la notizia e tranquillizzare sul suo stato di salute. Tutti gli altri test, per fortuna, sono risultati negativi. 

 

 

La possibilità della nascita di un focolaio nella casa di cura, come in altre nella nostra regione, aveva alimentato nei giorni scorsi le paure del management della struttura e dei cittadini della Piana di Gioia Tauro. Una paura che pare per il momento svanire davanti all'esito della quasi totalità dei test.

 

 

«Siamo in attesa di ricevere i dati complessivi relativi ai tamponi Covid-19 attualmente in fase di lavorazione nel Laboratorio della Asp di Reggio Calabria - si legge nella nota - Poche ore fa abbiamo avuto ulteriore riscontro: 92 tamponi sul totale di quelli effettuati sono risultati negativi. L’unico positivo rimane quello comunicato nella giornata di ieri. Questo ci fa essere cautamente ottimisti circa la limitatissima circolazione del virus all’interno della Ccsa di cura anche grazie alle misure di sicurezza per il controllo del contagio attuate già a partire dal 22 febbraio scorso. Non appena i nuovi dati saranno disponibili li comunicheremo ufficialmente».

 

 

«Purtroppo, però, nonostante una situazione così delicata - continua - non sono mancati i tentativi di speculare sulla vicenda o, più banalmente, di mettere in mostra presunte certezze. Nessuno sta cercando un colpevole: dovrebbe essere ormai chiaro che il Covid-19 è un virus particolarmente aggressivo e subdolo per far fronte al quale, come ampiamente dimostrato in queste settimane, occorrono misure di inaudita straordinarietà. Chiunque, in qualunque luogo, potrebbe essere fonte di contagio. Ma, a onor del vero, forse è il caso di ricostruire la vicenda che ci riguarda».

 

 

«Lo scorso 18 marzo abbiamo ricevuto, come avviene di norma, una richiesta di disponibilità di posto letto da parte del reparto di Ortopedia del presidio ospedaliero di Polistena. Il paziente è stato ricoverato al “Maria degli Ungheresi” dal 13 al 20 marzo. In quest’ultima data è stato trasferito con la nostra ambulanza direttamente dall’Ortopedia di Polistena alla Riabilitazione Intensiva della casa di cura. Non vi sono stati passaggi intermedi: è, questa, una procedura comune che le strutture adottano al fine di garantire la continuità assistenziale ai pazienti. Quanto avvenuto in seguito è, ormai, noto. Per il paziente, colpito da ischemia cardiaca, si è reso necessario un trasferimento tramite 118. Solo in seguito siamo stati informati che lo stesso fosse risultato positivo al Covid19».

 

 

«Così come solo in un seguito abbiamo appreso che, negli stessi giorni in cui il nostro paziente vi era ricoverato, nel reparto di Ortopedia di Polistena era risultata positiva al Covid19 la badante di un altro paziente (che dunque, a prescindere dalla sua provenienza, frequentava il reparto). Dal canto nostro, avevamo inibito l’accesso agli esterni (visitatori, familiari, assistenti non sanitari) molto tempo prima e interrotto tutte le attività ambulatoriali. Il nostro personale era ed è dotato di presidi di sicurezza, oggi ulteriormente potenziati. Abbiamo adottato, sin dalla fine di febbraio e consapevoli delle difficoltà di sottoporre a tampone tutti i dimessi dagli ospedali, un protocollo interno per l’isolamento dei nuovi ricoverati. Dopo un periodo di misurazione manuale della temperatura al personale in ingresso e in uscita, abbiamo provveduto alla installazione di un termoscanner».

 

 

«In queste ore è in corso la sanificazione totale della struttura a cura di una ditta specializzata. Sapevamo di essere a rischio, sapevamo che potevano esserlo i nostri pazienti: abbiamo cercato, nei limiti delle nostre possibilità, di non farci trovare impreparati. La lotta al Covid19 è ancora lunga e non possiamo ancora dirci al sicuro. Per questo, continueremo a lavorare con la stessa determinazione e sempre per tutelare la salute dei nostri pazienti e di tutti gli operatori in servizio».

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