Coronavirus a Corigliano Rossano, positivo un dipendente comunale

L'uomo si trova già in quarantena. Scoppia la polemica tra maggioranza e opposizione sul polo Covid, ospedale e Usca

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di Matteo Lauria
22 ottobre 2020
13:48

L’allarme Covid su scala nazionale ha forti ripercussioni, almeno emotive, anche in quelle periferie in cui i dati sono sotto soglia “pericolo”, come nella città di Corigliano Rossano in cui i dati sono minimali rispetto al numero degli abitanti. Proprio in queste ore, tuttavia, è risultato positivo un dipendente comunale, già in quarantena.

 

Attivato, a tal riguardo, l’istituto dello smart-working per l’intero settore in attesa di altri tamponi e delle indagini del Dipartimento Igiene.

 

Il sindaco Stasi contro i ritardi della governance sanitaria

Il sindaco della città Flavio Stasi, accusato dalle opposizioni di avere assunto un atteggiamento silente sulla questione del Polo Covid nello spoke di Corigliano Rossano,  rilancia la vertenza sanità dopo averlo fatto nelle ultime ore nella qualità di presidente della conferenza dei sindaci dell’Asp di Cosenza.

 

«È forte la rabbia - commenta il primo cittadino - per un’organizzazione sanitaria che non ha fatto tesoro del tempo trascorso: siamo praticamente nelle stesse condizioni di qualche mese fa, ed è molto grave. I tanti programmi fatti in fase di emergenza sono improvvisamente ed irresponsabilmente rallentati quando la curva dei contagi ha iniziato a decrescere.

 

La responsabilità della realizzazione dei nuovi posti di terapia intensiva e sub-intensiva (che avrebbero dovuto sostituire i cosiddetti reparti-covid) oppure degli adeguamenti dei oronto soccorso, per esempio, è stata a lungo oggetto di rimpallo tra la Protezione Civile Nazionale, Regionale e le ASP, e soltanto una decina di giorni fa – quando era ormai troppo tardi - sono state individuate le Aziende Sanitarie come soggetti attuatori.

 

Una responsabilità gravissima dell'intera governance sanitaria a tutti i livelli, che – ribadisce Stasi- abbiamo sottolineato e continueremo a sottolineare con durezza come Conferenza dei Sindaci della Provincia di Cosenza e che ci costringe, ancora una volta, a combattere a mani nude per superare l’emergenza».

 

Il laboratorio di microbiologia

Il primo cittadino, inoltre, fa sapere che «manca poco per il completamento (finalmente) del laboratorio tamponi che dovrebbe essere attivato per fine mese, mentre restano ovviamente difficili le situazioni in quasi tutti i reparti vista la diffusa ed atavica carenza di personale con la quale combattiamo quotidianamente, con e senza covid-19.

 

Le forze di opposizione incalzano Stasi 

Udc, Lega Salvini e il Coraggio di Cambiare accusano l’Amministrazione Stasi di aver reso il presidio ospedaliero “Giannettasio” in una condizione di inutilizzabilità.

 

«Non diciamo che la colpa dell’inattività di tutto l’apparato Covid dello spoke sia del primo cittadino. Però sottolinieamo alcune responsabilità in capo al sindaco che probabilmente dovrebbero essere assolte con maggiore autorevolezza. Atteso che Stasi, oltre ad essere il presidente della Conferenza dei sindaci, è anche il “padrino” politico dell’idea di insediare a Rossano un centro per il trattamento dei casi da coronavirus.

 

È di ieri la notizia che la Protezione Civile regionale ha destinato 7 ventilatori polmonari all’ospedale di Corigliano-Rossano. Quando e come saranno resi operativi? Sperando, ovviamente, che non entrino mai in funzione. Ma se sulle questioni prettamente ospedaliere un sindaco può poco, ci saremmo aspettati invece una presa di posizione forte da parte del primo cittadino per l’attivazione delle USCA (le unità speciali di continuità assistenziali).

 

Relativamente a questo, lo avevamo sollecitato in estate e in cambio, come al solito, ci arrivò la solita replica bacchettona. Resta il fatto che ad oggi, con alle porte una seconda ondata pandemica che non sappiamo che effetti avrà, le Usca nel nostro territorio e a Corigliano-Rossano non sono ancora attive.

 

Così come sono ancora chiuse le tende del pre-triage e la tac dedicata funziona a singhiozzo. Tant’è che molti dei sospetti Covid del nostro territorio devono essere trasferiti in altre sedi per avere un referto, non prima di essere transitati in modo promiscuo insieme agli altri utenti all’interno del Pronto soccorso»  

 

 

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