E ora cosa succede? Anche in Calabria vietato uscire di casa: le regole

Ci si potrà allontanare dalla propria abitazione solo per fare la spesa, andare al lavoro o per motivi di salute. Cosa cambia per bar, negozi e ristoranti. Conte: «Non c’è più tempo»

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di E. D. G.
10 marzo 2020
00:04

Cosa succede ora? Il nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri estende a tutto il territorio nazionale il precedente Dpcm approvato ieri, 8 marzo, per la sola Lombardia e per le province Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell'Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia. Da domattina tutta l’Italia sarà considerata “zona rossa”, o per usare le parole del premier Conte, “zona protetta”, abolendo così i colori nella classificazione delle misure restrittive in base al rischio, segno questo che ormai ha poco senso considerare un’area più o meno rischiosa di un'altra. Il pericolo di contagio è esteso e diffuso lungo tutta la Penisola, sebbene i numeri dicano ancora che la maggior parte di casi si concentra nel nord Italia. Numeri che però, purtroppo, cambiano in fretta. Molto in fretta. Come dimostrano le ultime 48 ore che hanno visto un’impennata dei contagi anche nel resto del Paese.

 

Prima regola: restare a casa

«Non c’è più tempo», ha detto Conte questa sera in conferenza stampa, trasmessa a reti unificate.
Ciò che vale per la Lombardia, da domani, martedì, varrà anche per la Calabria. In particolare, dovrà essere evitato ogni spostamento delle persone, «salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute». Dunque, chi per lavoro, salute o necessità impellenti (come dover fare la spesa) è costretto a muoversi da un posto all’altro, dovrà autocertificare i motivi (esistono dei moduli appositi), dichiarando sotto la propria responsabilità i motivi che lo spingono a spostarsi. Dichiarare il falso, ha ricordato il premier, comporterà la commissione di due reati, uno legato alla violazione del decreto e l’altro configurabile come falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico. Ecco il modulo al momento scaricabile dal sito del governo.

 

Ristoranti, bar e negozi

Ristoranti, bar e attività di ristorazione in genere potranno restare aperti dalle 6.00 alle 18.00, con obbligo, a carico del gestore, di predisporre le condizioni per garantire la possibilità del rispetto della distanza di sicurezza tra gli avventori di almeno un metro. In caso di violazione è prevista la sospensione dell'attività.
I negozi potranno restare aperti, sempre a condizione che il gestore garantisca un accesso con modalità contingentate, cioè piccoli gruppi che evitino assembramenti, tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza di almeno un metro. Nel caso in cui gli ambienti dell’esercizio commerciale non consentano l’adozione di queste precauzioni, ad esempio perché troppo piccoli, il negozio dovrà essere chiuso. I centri commerciali dovranno restare chiusi nei giorni festivi e prefestivi, dunque saracinesche abbassate nel fine settimana. Nei giorni feriali, invece, dovranno essere garantite le condizioni che impediscano assembramenti, in altre parole in caso di grande afflusso di clienti si entrerà a turno, facendo la fila. A distanza di sicurezza, l’uno dall’altro.

 

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