Padri separati ai tempi del Covid: «Non vedo mio figlio da mesi»

VIDEO| L'odissea di un genitore che a causa di vuoti legislativi e norme poco chiare non vede il suo bambino da quando è scoppiata la pandemia

di Cristina Iannuzzi
21 maggio 2020
16:18
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«Mio figlio tutte le sere mi chiama e mi dice “perché non vieni? Quando finisce questo virus? L’altro giorno son andato da lui, gli ho dovuto spiegare che potevo andare a trovarlo ma non potevo portarlo a casa con me… ».

 

Questa è la storia di un padre separato, vive e lavora in Calabria. Suo figlio di sei anni è stato affidato alla madre che si è trasferita in Sicilia. Una separazione difficile nel 2018, come lo sono la maggior parte delle separazioni. Il padre può vederlo due week end al mese. Così ha deciso il giudice. Ma poi scoppia l’emergenza sanitaria. La pandemia da coronavirus  vieta gli spostamenti fino al 4 maggio. Sono tempi duri. In un primo momento l'uomo comprende la situazione. Ma i giorni passano. Passano le settimane. Passano i mesi. Poi scatta la fase due. «Il 5 maggio ho contattato la mia ex moglie. Le ho chiesto di potere trascorrere una settimana con mio figlio, per recuperare il tempo perso. Mi è stato negato con una Pec».

 

Ha quindi deciso di inviare una mail al team giustizia e affari istituzionali. «Un padre  separato può andare a trovare i  figli minorenni in altra regione? E la risposta non si è fa attendere. Eccola testualmente: «A seguito della segnalazione del suo caso, la presidenza del consiglio ha provveduto ad adeguare la Faq di chiarimento al Dpcm del 26 aprile riguardo alle misure della Fase due, per cui (…) gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti anche in ambito extraregionale”(…). Cordialmente, Valentina D’Orso del team giustizia e affari istituzionali».

 

Un passo avanti, ma non basta. Il minore,  trascorso il fine settimana a casa del padre, una volta rientrato in Sicilia, dovrà stare in quarantena? E con lui anche la madre? Per la Regione Calabria non è necessario. La Regione Sicilia sul minore non si esprime. Ritardi e vuoti legislativi che di fatto gli impediscono  di esercitare il proprio diritto. «Non è solo la mia battaglia – racconta – è la battaglia di tutti quei padri e madri separati di cui nessuno si occupa.  Desidera portarlo in Calabria, nella sua casa. «Voglio trascorrere dei giorni insieme a mio figlio. Preparargli la colazione, giocare con lui, leggergli una fiaba e dargli il bacio della buonanotte».

Giornalista
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