L'Italia che resiste contro il virus e canta la speranza: i video più belli

Migliaia gli italiani che negli ultimi giorni hanno espresso vicinanza e forza affacciandosi dal balcone di casa, spontaneamente o aderendo ai flash mob lanciati dai social. Le immagini che hanno fatto il giro del web

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di Monica La Torre
14 marzo 2020
12:23

In tempi di eremitaggio forzato, di domicilio coatto, di “State a casa” come imperativo morale, gli italiani si sono divisi sostanzialmente in tre fazioni. I ribelli (l’insofferente, quello che «esco comunque, non mi si possono limitare così le libertà personali, e poi che vuoi che succeda»); i rassegnati («si, vabbè, che noia, ma cerchiamo di prenderla con filosofia»), ed infine i vendicativi. Quelli che a casa ci stavano comunque a prescindere, da prima, per sociofobia o pigrizia, e adesso finalmente possono , stigmatizzare finalmente l’altrui vivacità sociale, recriminare sui compagni di riposo senza paura di essere scambiati per invidiosi (della serie: «finalmente a casa ci dovete stare anche voi. E per forza. Così imparate»).

 

La vitalità dei rassegnati

I rassegnati, per nostra fortuna, sono i più numerosi e creativi. Sono gli italiani di buon ccuore, di sentimento; le famiglie con bambini, i pensionati, le coppie normali, i lavoratori tradizionali per i quali lo smart working è una vacanza, le persone capaci di percepire l’urgenza di una norma e adottarla senza traumi, che anzi ne approfittano per “arredare il tunnel”. Esprimono la loro socialità diversamente, con tanti piccoli stratagemmi trasformatisi in questi giorni in veri e propri fenomeni sociali (e social). Il più evidente di tutti, segno anche di una rinnovata solidarietà, (mal comune mezzo gaudio, mai così vero), è il fiorire di concertini dai balconi: canti, cori, concerti, jam session, improvvisazioni, trilli solistici, ma soprattutto inni. Spontanei e concordati.

 

A ciascuno il suo

I video ci rilanciano atmosfere da canzone popolare, identità riscoperta, faziosità sportiva e folklore.  Il balcone fa festa, fa comunità, fa appartenenza. Lo dimostravano ieri tanto gli scudetti che le vittorie politiche. Oggi, anche la pandemia. Ed in fondo, questa rinnovata voglia di farsi sentire, che da un lato esorcizza dall’altro fa passare il tempo, fa bene al cuore. Nella hit dei tormentoni da Coronavirus, il podio spetta ovviamente all’Inno d’Italia (Money.it).

 

 

La Capitale si fa coraggio con "Grazie Roma" e "Tanto pe'cantà" passando da Venditti alla Ferri senza soluzione di continuità. Insomma le città si fanno riconoscere nella loro identità più radicata (il Romanista).

 

 

 Bologna si presenta in tutto il suo snobismo radical chic con "Bella ciao", vera e propria bandiera politica, che torna in auge alla prima occasione utile dopo il successo ottenuto in piazza Grande dalle Sardine...

 

 

E sempre rimanendo in tema di ideali e passioni politiche, specie le più nostalgiche, un nostalgico vetero comunista apprifitta dell'emergenza per rilanciare una intensa versione notturna dell'Internazionale (facebook)

 

 

la Milano da bere, rimasta a secco, propone il suo meglio in duplice armonia: in chiave jazz, con la malinconica versione di "O mia bela Madunina" suonata da un discreto trombettista (la Repubblica).

 

 

Quindi, omaggio alla grande classica, con la prima viola della Scala, Danilo Rossi, che regala un assolo straordinario a dei vicini più fortunati di altri (facebook).

 

 

Si segnala solo la controntendenza dell'austera Torino: la sua Macarena sabauda è tra i video più virali (la Repubblica).

 

 

Firenze sogna

A Firenze, i docenti della Scuola di Musica di Fiesole - noblesse oblige - hanno dato vita ad un elegantissimo duetto per flauto e flicorno (Rep tv).

 

 

E in materia di orgoglio d'appartenenza, che in Toscana abbonda, neanche la Siena del Palio si smentisce, con una faziosissima “Viva la nostra Siena”.

 

 

Le Marche svelano il volto rock dei sessantenni e cinquantenni d'assalto di Civitanova con un medley tra "Io Vagabondo" dei Nomadi e Sweet Child of Mine dei Gun's and Roses (Marche Tv).

 

 

Scivolando verso Sud

Scendendo al Sud le donne di Benevento, che la Chiesa condannò per secoli, ree del celeberrimo patto col Diavolo di stregonesca memoria hanno tenuto fede alla loro fama di indomite ribelli con la Tammurriata Nera (bMagazine).

 

 

Napoli, la più canora delle città, si è sbizzarrita, da Pino Daniele ai neomelodici. La selezione proposta, omaggia l'immancabile Napulè mille culure... (la Repubblica)

 

 

Ma passa anche dal maestro che dirige l'intero condominio impegnato in una filastrocca per bambini...(la Repubblica)

 

 

Un'Italia da libro Cuore

Anche la Sardegna con l'inno della Brigata Sassari tiene fede alle tradizioni, in questa Italia balconara con le differenze chiare e nette come nel libro Cuore (Casteddu Online).

 

 

Da Agrigento, la Sicilia si affida alla tarantella di "Ciuri Curi", a scongiurare il rischio di virus ed epidemie (Corriere della Sera). 

 

 Insomma, una carrellata perfettamente coerente con il bisogno di esorcizzare paure e preoccupazioni. "Tanto pe cantà"

L'urgenza canterina

 I social da giorni non fanno che rilanciare questa nuova urgenza canterina dell’italiano recluso, che trova estimatori anche nella stampa estera . Quanto agli osservatori nostrani, oscillano dal brillante ma caustico giornalista del Foglio Manuel Peruzzo (“Oggi è stata una giornata così demoralizzante che solo un pensiero mi tira su: non avere un balcone e non abitare a Napoli”, scriveva sul suo profilo FB) all’approccio movimentista e Uno vale Uno della sindaca pantestellata di Roma Virginia Raggi : "Salutiamoci, cantiamo una canzone tutti insieme, facciamo sentire che siamo una comunità”. In medius, stat virtus.

Giornalista
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