Coronavirus Lamezia: senza tampone né risposte è ostaggio dell’Asp da 40 giorni

VIDEO | Il caso di una donna reclusa in casa in attesa di un test molecolare che permetta, se negativo, di interrompere l’ordinanza di quarantena alla quale è vincolata. L’azienda non risponde e non l’autorizza nemmeno a recarsi in un punto drive through

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di Tiziana Bagnato
12 dicembre 2020
15:13

Reclusa da quaranta giorni, probabilmente negativizzata, ma costretta a non potere uscire e a vivere isolata dai propria familiari perché non riesce ad avere un tampone da parte dell’Asp. Quella di Emma, il nome è di fantasia per tutelarne la privacy, è una storia comune a Lamezia Terme dove aumentano i casi di persone affette da Covid ostaggi in casa propria perché senza una certificazione da parte dell’azienda ospedaliera non può venir meno l’ordinanza di quarantena.

 


Emma ha iniziato ad avere sintomi ai primi di novembre, decimi di febbre, forti mal di testa, poi la perdita del gusto e dell’olfatto. Il medico curante richiede un tampone che le verrà effettuato solo il dieci novembre. L’ esito che ne appurerà la positività al Covid arriverà dieci giorni dopo, il venti novembre. A quel punto viene richiesto il secondo tampone che per norma deve essere effettuato a dieci giorni dall’esito del primo, anche se questo è stato effettuato molto prima rispetto alla reale comunicazione del risultato.

 

Si arriva, dunque, a fine novembre ma nulla, l’Asp non bussa a casa di Emma. I tentativi di contattare il dipartimento di Prevenzione risultano per lo più buchi nell’acqua, i telefoni, ci racconta, suonano a vuoto, alle mail non risponde nessuno. Emma ha anche richiesto di potersi recare in un punto drive through ma, pure in questo caso, non ha avuto risposta. Ha interpellato allora i carabinieri i quali sono stati costretti a dirle che qualora venisse fermata durante un posto di blocco e non avesse l’autorizzazione dell’Asp per uscire di casa, essendo soggetta a quarantena, sarebbe sanzionabile.

 

Un cane che si morde la coda, insomma. Tra permessi per malattia e smart working Emma sta riuscendo a mantenere il posto di lavoro, ma non è per tutti così. E di casi come i suoi a Lamezia ce ne sono diversi tra difficoltà a gestire contratti e rapporti con i datori ma anche a mantenere l’isolamento in casa. Non tutti possono permettersi una seconda abitazione ed evitare di contagiare i propri familiari può essere una roulette russa.

 

C’è poi un altro “mistero” segnalatoci da Emma. Tra i numeri di riferimento indicati dal sito rcovid19.it c’è quello del centralino dell’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme. Ma chi vi risponde spiega di non saperne nulla e azzarda informazioni spesso contradditorie.

Giornalista
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