Spese di Pasqua al tempo del Coronavirus: lunghe code e carrelli semivuoti

Poca gente nei supermercati e uno strano silenzio che accomuna tutti. La festività cristiana in un clima surreale

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di Tiziana Bagnato
10 aprile 2020
18:55

In fila con guanti e mascherine, anche per più di un’ora. Fare la spesa per le festività pasquali in tempi di emergenza Coronavirus è anche questo. File silenziose, ordinate e poca voglia di scambiare due chiacchiere. Donne con i capelli arruffati e crespi, ricrescita di capelli bianchi in bella vista, tute e scarpe da ginnastica e uomini nervosi con le liste della spesa in mano.

 

Di mascherine se ne vedono di ogni tipo e foggia, molte quelle artigianali, ma c’è anche chi ha come guanti quelli che vengono dati nei reparti ortofrutticoli per mettere nei sacchetti frutta e ortaggi.

Si sta a distanza, qualcuno sbuffa per i tempi di attesa, qualcun altro tiene la conta di quanti sono usciti. Una volta entrati il supermercato è quasi deserto, molta di più la gente in attesa fuori, poche le casse aperte, la musica è spenta. Si gira tra gli scaffali rapidamente, con le idee chiare, gli occhiali da vista appannati dalla mascherina, le mani imbrigliate nei guanti.

Una Pasqua malinconica

Coloro che entrano insieme, si ritrovano alla cassa quasi sempre contemporaneamente. Il tempo è prezioso, c’è chi fuori aspetta. Le uova di cioccolato sono le più gettonate, pochi quelli che ne prendono soltanto una. Ci sono i bambini da non deludere, ma anche gli adulti in questo periodo di stasi, in questa “pausa” interminabile, hanno decisamente bisogno di rinvigorire le loro scorte di serotonina. Gettonati anche le bibite gassate, i salumi e gli affettati.

 

C’è poi la carne per il pranzo di Pasqua e per Pasquetta, in tanti si preparano a passare il lunedì dell’angelo arrostendo in casa. Non cala la caccia al lievito di birra e farina. I social hanno dato sfoggio di quanti hanno già impastato dolci tipici. Ma i carrelli sono semivuoti.

Sarà una Pasqua strana, senza parenti e con tante videochiamate. Una Pasqua triste per chi non potrà abbracciare i propri figli, malinconica per quei nonni che non potranno dare ai loro nipotini l’agognato uovo di cioccolato.

Sarà una Pasqua dolorosa per chi ha perso i propri cari nella morsa del Covid e per chi ha i propri affetti ricoverati e non potrà nemmeno andarli a trovare. Sarà una Pasqua di passione per chi in un letto d’ospedale lotta con un virus che lo ha condannato all’isolamento. Sarà una Pasqua di trincea per chi la trascorrerà in corsia.

Ma sarà anche una Pasqua di speranza, una prova per tutti.

Giornalista
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