Corrompono funzionari in Costa d'Avorio per estrarre oro in un Parco nazionale: 3 arresti nel Reggino

I tre avevano costituito inoltre due società che avrebbero avuto come socio occulto un 60enne ritenuto vicino alla cosca dei Mirando di Platì

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di Redazione
27 maggio 2021
07:41

Corruzione internazionale e trasferimento fraudolento di valori: sono questi i reati contestati a S.C. cl. 61, D.M. cl. 49 e P.G. cl. 47 destinatari di un'ordinanza di misura cautelare in carcere. L'operazione denominata Tutto il mondo è paese, coordinata dalla Procura di Locri, è stata condotta dalla Polizia di Stato del Commissariato di Bovalino e della Squadra mobile di Reggio Calabria, con l’ausilio delle Squadre Mobili di Roma e Forlì-Cesena.

Le indagini

Le indagini avviate nel corso del 2020 avrebbero evidenziato accordi corruttivi con funzionari della Repubblica della Costa D'Avorio da parte degli indagati.


Avrebbero costituito nel corso del 2017 due società di diritto ivoriano, rispettivamente una per il commercio e l’estrazione di prodotti minerari e petroliferi e l’altra  di import-export (utilizzata per finanziare la prima), in cui il socio occulto era S.C. Tramite la prima società gli indagati avanzavano al competente ufficio ivoriano una richiesta di autorizzazione per la ricerca e l’estrazione semi-industriale di oro su dei terreni che ricadevano in un Parco Nazionale e che, per tale motivo, non poteva essere rilasciato il necessario parere favorevole. Per ottenerlo gli indagati ponevano in essere un’illecita attività corruttiva.

L’attività investigativa consentiva, infatti, di accertare che, per il rilascio delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente nella Repubblica ivoriana, gli indagati, in tempi diversi e con il concorso di altri soggetti ivoriani, corrompevano prima il direttore regionale delle Miniere e della Geologia di Yamoussoukro e successivamente il competente direttore dell’Ufficio ivoriano dei Parchi e delle Riserve di Yamoussoukro mediante la corresponsione ditangenti, rispettivamente, di sette milioni di Franchi CFA (pari a circa 10.600 euro) e di un milione di Franchi CFA (pari a circa 1.500 euro).

Dall’attività di indagine emergevano, altresì, gravi indizi in ordine alla integrazione del reato di trasferimento fraudolento di valori, avendo riscontrato che le due società ivorianea fronte della formale intestazione, avrebbero quale socio occulto e amministratore al pari degli altri soci italiani (odierni indagati) S.C., soggetto ritenuto contiguo alla cosca di Ndrangheta dei Marando di Platì, già sottoposto alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza e di confisca di prevenzione di numerosi beni.

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