Corruzione, arrestato il commercialista Schiavone: avrebbe favorito la cosca di Guardavalle

L'operazione si inserisce nell'inchiesta Genesi che, nel coinvolgere il giudice Marco Petrini, aveva fatto emergere un presunto giro di corruzione e mazzette negli uffici giudiziari catanzaresi

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di Luana  Costa
25 giugno 2020
07:03
Il giudice Petrini arrestato nell’inchiesta Genesi
Il giudice Petrini arrestato nell’inchiesta Genesi

Batte un nuovo colpo la Procura di Salerno. Questa mattina all'alba sono scattati gli arresti per il commercialista Antonio Claudio Schiavone, 55 anni di Cosenza, e oggi coindagato assieme a Marco Petrini, Antonio e Francesco Saraco, Emilio Santoro, Vincenzo Falzetta e Giuseppe Tursi Prato per corruzione in atti giudiziari aggravata dalle modalità mafiose. L'operazione condotta questa mattina dalla Guardia di Finanza di Crotone, su delega della Procura di Salerno, si inserisce nel solco dell'inchiesta Genesi, scattata lo scorso gennaio e che aveva sollevato il velo su un presunto giro di corruzione e mazzette negli uffici giudiziari catanzaresi. 

 

Gli interessi della cosca di Guardavalle

A finire sotto la lente d'ingrandimento della Procura salernitana questa volta le presunte sentenze aggiustate in Corte d'Appello a Catanzaro e relative al processo Itaca Free Boat. In particolare, il provvedimento di dissequestro di immobili e conti correnti bancari disposto da Marco Petrini l'11 ottobre del 2017 nei confonti di Antonio Saraco ma anche l'impegno che l'ex magistrato avrebbe assunto per assicurare una forte riduzione di pena rispetto alle pene inflitte in primo grado ad Antonio Saraco e Maurizio Gallelli nel'ambito del medesimo procedimento. 

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Il denaro e i preziosi

Tutti gli odierni coindagati, secondo la ricostruzione degli investigatori, si sarebbero adoperati per far andare a buon fine la corruzione. Nel febbraio del 2019 Francesco Saraco accompagnato da Giuseppe Tursi Prato, ad esempio, avrebbe consegnato a Emilio Santoro una busta contenente denaro contante per Petrini ma anche successivamente e in diverse occasioni l'ex presidente di sezione della Corte d'Appello avrebbe ricevuto sciarpe griffate, clementine, bottiglie di vino, pesce e infine la promessa di un appartamento a Rho.  

La fitta rete di intermediari

Intermediari a vario titolo nell'operazione Emilio Santoro e Vincenzo Falzetta ma anche Claudio Schiavone che con Santoro intratteneva uno stabile rapporto così come con Francesco Saraco con cui condivideva le quote societarie di un locale. Questo avrebbe agito da tramite fra Saraco e Santoro nelle fasi di ideazione, preparazione ed esecuzione del progetto corruttivo. Tra il febbraio e il marzo del 2019, ad esempio, Saraco gli avrebbe promesso la somma di 150mila euro effettivamente consegnata circa una settmana dopo dell'importo di 60mila nel suo studio di Cosenza da utilizzare per corrompere il giudice al fine di ottenere una sentenza di assoluzione nel processo di Appello Itaca Free boat, assoluzione che avrebbe dovuto favorire il padre Antonio Saraco.

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Modalità mafiose per Tursi Prato

Nel giro di corruzione ci finisce anche l'ex consigliere regionale Giuseppe Tursi Prato che soleva accompagnare Emilio Santoro condividendone gli intenti ma questa volta con il fine di agevolare la cosca di 'ndrangheta attiva tra Guardavalle e Badolato. Proprio per questa ragione a tutti viene oggi contestata l'aggravante mafiosa. 

Giornalista
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