Cosenza, ecco perché la Corte dei Conti ha condannato il sindaco Mario Occhiuto

Il sindaco aveva messo le chiavi del Comune nelle mani di Carmine Potestio, con grave commistione tra le attività di indirizzo politico-amministrativo e le funzioni gestionali di esclusiva competenza dei dipendenti dell'Ente

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di Salvatore Bruno
8 aprile 2020
09:12

Il grosso della somma che Mario Occhiuto è stato condannato a risarcire alle casse di Palazzo dei Bruzi, è finito nelle tasche di Carmine Potestio. Ben 242.886,58 euro pari agli emolumenti incassati dal capo gabinetto tra il 2013 ed il 2016. Soldi che il Comune non avrebbe dovuto versargli.

Violazione delle norme

La Corte dei Conti infatti, ha stabilito che Potestio, titolare di un incarico di supporto del sindaco sotto il profilo dell’indirizzo politico-amministrativo, ha invece esercitato un potere di carattere gestionale nell’ambito dell’Ente.

In sostanza, anche con l’adozione di numerose determine, oltre un centinaio quelle rintracciate e messe a disposizione come prova documentale dalla Guardia di Finanza, Potestio ha compiuto specifici atti di esclusiva competenza del personale dipendente, reclutato con pubblico concorso, violando uno dei principi cardine del Testo Unico sugli Enti Locali.

Commistione tra politica e amministrazione

Il legislatore infatti, con l’intento di separare l’attività politica da quella amministrativa, ha posto il divieto, per le figure nominate nel proprio staff dal sindaco, come nel caso del capo gabinetto Potestio, di assumere funzioni gestionali. Questo per evitare che le scelte vengano assunte sulla base della convenienza dell’organo politico e non nell’interesse dei cittadini.

Spesa inutile

«Potestio si è direttamente e sistematicamente ingerito in attività riservate agli organi gestionali ben al di là dell’azione di supporto all’indirizzo politico – scrivono i magistrati contabili - La spesa sostenuta è pertanto da considerarsi inutile e quindi foriera di danno erariale poiché si tratta di una spesa sostenuta per remunerare incarichi svolti per finalità differenti rispetto a quelle consentite in violazione dei limiti legali».

La colpa è del sindaco

«L’attività amministrativa svolta dal Potestio – aggiungono ancora nella sentenza i giudici della Corte dei Conti - ben poteva essere effettuata dalle numerose risorse umane già alle dipendenze dell’ente comunale. Il danno erariale, correttamente, è stato imputato alla condotta del sindaco Occhiuto». Al primo cittadino il collegio attribuisce la colpa grave.

L’asse Occhiuto-Potestio nella vicenda Ofin

Il nome di Potestio compare anche nelle carte della bancarotta della Ofin, vicenda per la quale Mario Occhiuto è stato rinviato a giudizio mentre la sorella Annunziata Occhiuto è stata condannata con rito abbreviato a un anno e quattro mesi di reclusione con pena sospesa.

Potestio, la cui posizione è stata archiviata, deteneva il 20% della Ofin ed avrebbe assistito senza battere ciglio, al vorticoso giro di denari che, secondo la ricostruzione delle fiamme gialle, dalle casse della srl finivano direttamente nelle mani di Mario Occhiuto sotto forma di concessione di prestiti infruttiferi. In questo modo circa tre milioni di euro sono transitati dalla Ofin a Mario Occhiuto tra il 2006 ed il 2012, trascinando la società verso il fallimento deliberato nel 2014.

La sentenza non è esecutiva

La sentenza con la quale la Corte dei Conti ha condannato Mario Occhiuto a risarcire il Comune di Cosenza per una somma di poco superiore ai 260 mila euro, per il momento non sortirà alcun effetto.

Né per il sindaco, né per gli altri amministratori giudicati colpevoli di danno erariale. Il primo grado della magistratura contabile non è immediatamente esecutivo. Lo diventa nel caso in cui non venga proposto appello. E c’è da scommettere che tutti ricorreranno alle Sezioni Riunite.

La questione della incompatibilità

Una eventuale condanna in via definitiva renderebbe Mario Occhiuto incompatibile con la carica di primo cittadino se questi non dovesse saldare il debito. Ma la consiliatura volge alla conclusione e la parola fine sulla vicenda giudiziaria potrebbe anche arrivare dopo il voto amministrativo del 2021.

I termini dell’appello

Le norme prescrivono un tempo massimo di 60 giorni per depositare l’appello. Normalmente i tempi decorrono dalla notifica della sentenza. Ma con l’emergenza coronavirus i termini sono tutti sospesi. Riprenderanno dall’11 maggio prossimo. Quindi il ricorso potrebbe essere presentato fino all’11 luglio. Considerando la pausa di agosto il rischio di arrivare alla prossima primavera per avere un esito definitivo è concreto.

Le questioni politiche

Ma a decretare la fine anticipata anche di questa seconda esperienza di Mario Occhiuto alla guida di Palazzo dei Bruzi, potrebbero anche essere i consiglieri comunali.

L’assise non si riunisce da tempo a causa dell’epidemia. Diversamente il sindaco avrebbe già dovuto fare i conti con le tensioni che serpeggiano nelle varie componenti della sua maggioranza, acuite dalla recente nomina di Francesco Caruso a vicesindaco e dall’ingresso in giunta di Alessandra De Rosa.

Tanti mal di pancia

Gli esponenti di Fratelli d’Italia Giuseppe d’Ippolito e Annalisa Apicella avevano chiesto un azzeramento dell’esecutivo. Per questo sarebbero pronti a ritirare il loro appoggio, insieme a Gisberto Spadafora, sempre più vicino alle posizioni di Fausto Orsomarso.

Giornalista
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