Cosenza, finanziati e mai in funzione: la Regione rivuole dal Comune i soldi degli impianti fotovoltaici

Il sistema solare cogenerativo a concentrazione di viale Magna Graecia in quattro anni non ha prodotto risultati e i 37 “ombrelloni” sono spenti e circondati dalle erbacce. La Cittadella intima a Palazzo dei Bruzi di ridarle 1,3 milioni di euro (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Camillo Giuliani
29 dicembre 2020
22:32

Più che solari, gli impianti che avrebbero dovuto fornire energia elettrica e termica alle strutture sportive di viale Magna Graecia a Cosenza si sono rivelati una vera e propria "sola". E, seppur quasi quattro anni dopo l'ultima tranche di denaro liquidata a Palazzo dei Bruzi per la loro realizzazione, se n'è accorta anche la Regione, che ora ha intimato al Comune di restituirle quasi un milione e 300mila euro, ai quali aggiungere gli interessi che matureranno da qui all'estinzione del debito.
Quei grandi ombrelloni metallici che, come i girasoli, avrebbero dovuto ruotare nel corso della giornata seguendo il sole dall'alba al tramonto non hanno catturato nemmeno un raggio dalla loro installazione ad oggi: niente energia né benefici per gli impianti sportivi circostanti, solo nuovi debiti da aggiungere a quelli accumulati dal municipio in questi anni e che i cittadini saranno chiamati a ripianare.

Venticinque milioni per le rinnovabili

L'ennesima storia calabrese di fondi europei sprecati ha inizio ad agosto del 2011, quando la Regione approva un avviso pubblico con cui promette di finanziare con 25 milioni di euro interventi che mirino a sfruttare le fonti rinnovabili. Le risorse a disposizione sono quelle del Por 2007–2013 e tra i Comuni a presentare proposte c'è anche la città di Telesio. È possibile ottenere fino a un milione e mezzo di euro e la Giunta di piazza dei Bruzi a fine anno ha approvato il progetto preliminare, stimando una spesa di circa un milione e 350mila euro. Per l'ok allo stanziamento, però, tocca aspettare due anni perché tra i membri della commissione di valutazione nominata dalla Cittadella emergono incompatibilità con la carica rivestita. Risolti i conflitti d'interessi con la sostituzione dei commissari, il sospirato sì per Cosenza arriva quindi a luglio del 2013, seguito pochi giorni dopo dalla stipula della convenzione tra i due enti: il contributo in arrivo sarà di € 1.233.111, il resto del denaro – poco più di 110mila euro – dovrà metterlo il municipio.
Si è già perso parecchio tempo, ma per la rendicontazione finale dei lavori svolti restano ancora due anni. La scadenza fissata è il 31 dicembre 2015 e rispettarla non sembra poi così difficile: per montare il “sistema solare cogenerativo a concentrazione” pensato per viale Magna Graecia in fondo, stando al bando di gara che verrà pubblicato ad aprile del 2014, servono solo 120 giorni.


La gara d'appalto

Alla base del bando c'è ovviamente il progetto esecutivo, che il Comune nel frattempo ha incaricato di redigere a una professionista esterna col più classico degli affidamenti diretti sotto soglia, pochi spiccioli meno dei 40mila euro (Iva esclusa) che non bisogna superare, pena il ricorso a una procedura ad evidenza pubblica. La prescelta è l'ingegnere Maddalena Immacolata Fioriello, che ha lavorato per anni fianco a fianco con Occhiuto nello studio d'architettura del sindaco, ed è la moglie del, di lì a poco, futuro dirigente comunale – prese il posto dei vincitori di un regolare concorso pubblico che il primo cittadino aveva illegittimamente annullato, come stabilì la giustizia amministrativa – del settore Lavori pubblici, Francesco Converso. Alla gara d'appalto partecipano tre ditte, la vincitrice è il consorzio pescarese Pangea Scarl, che comunica che ad effettuare i lavori sarà un'azienda consorziata di Ortona, la Odoardo Zecca srl. Il ribasso offerto è del 6%, circa 60mila euro meno della base d'asta di un milione e 125mila euro.

I tempi si allungano

In assenza di certificazioni antimafia, la stipula del contratto arriva il 14 gennaio del 2015, la consegna dei lavori un centinaio di ore dopo anche se l'installazione vera e propria comincerà a fine maggio. I 120 giorni previsti dal bando, però, non combaciano con la data di ultimazione delle opere riportata sui cartelli dei cantieri: 30 ottobre 2015. A inizio aprile dal Comune arriva la prima anticipazione per la Pangea: sono 116mila euro circa, la Regione ne aveva inviati 370mila per lo stesso scopo cinque mesi prima. A maggio si procede a un'altra nomina da quasi 40mila euro: la direzione dei lavori viene affidata a un'altra professionista esterna nelle grazie dell'amministrazione comunale, l'ingegner Elvira Azzato. Non è in regola coi contributi, ma trova un accordo con Palazzo dei Bruzi: parte del suo ingaggio verrà versato direttamente alla cassa previdenziale così da sistemare la sua posizione. Azzato a fine agosto firma il certificato di pagamento relativo al primo Sal: la Pangea ha svolto lavori per 885mila euro. A novembre, quando gli impianti dovrebbero essere già in servizio, la Regione ne invia altri 730mila al Comune. Che liquida a sua volta circa 7000 euro complessivi ai suoi dipendenti che hanno curato la pratica. L'anno si chiude senza che l'opera sia ancora completa.

Conti chiusi, ma non tornano

Tocca attendere maggio del 2016 per apprendere che per finirla è necessaria una perizia di variante. Costa quasi 58mila euro in più, pressappoco il ribasso offerto in sede di gara. A fine luglio Azzato approva il secondo e ultimo Sal: la ditta ha effettuato lavori per un milione e 100mila euro. Il certificato di regolare esecuzione viene redatto e sottoscritto il 5 agosto. Palazzo dei Bruzi liquida i 215mila euro ancora mancanti a febbraio 2017 e attende un mese prima di ricevere dalla Regione gli ultimi 180mila euro di finanziamento che gli spettano. In realtà dalla Cittadella sono partiti più soldi del previsto: il contributo – riportano tutti gli atti relativi al progetto – doveva essere di € 1.233.111 ma a Cosenza ne sono arrivati 45mila in più, non si capisce bene perché.

La relazione mai inviata

A rendere tutto ancora più inspiegabile c'è il fatto che i trentasette concentratori solari installati (uno al campo scuola, cinque al tennis club, venti al Real Cosenza, tre ai campi sportivi Pietro Mancini, otto alle piscine comunali)  non sono mai entrati in funzione fino ad oggi, come ci hanno confermato anche i gestori degli impianti sportivi che avrebbero dovuto beneficiarne e come denunciato due anni fa dal meetup pentastellato “Cosenza e oltre”, che pure ne aveva contati solo ventotto.
La convenzione stipulata nell'ormai lontano 2013 tra Regione e Comune prevedeva che quest'ultimo trasmettesse alla prima una dettagliata relazione sulla «gestione tecnico-economica e sui risultati tecnici, economici e ambientali conseguiti rispetto alle previsioni» nel triennio successivo alla conclusione dell'intervento finanziato. Il documento non esiste. Tant'è che dopo averlo richiesto tramite pec e per le vie brevi a Germaneto hanno deciso di indagare. A inizio agosto di quest'anno gli uomini del Settore Controlli del Dipartimento Programmazione Unitaria, accompagnati da un rappresentante di Palazzo dei Bruzi, hanno effettuato un sopralluogo in viale Magna Graecia. Il risultato riportato nel verbale? «Riscontrati n. 37 impianti di cogenerazione solare che appaiono non funzionanti e in stato di abbandono».

Soldi indietro e nessuna risposta

Impossibile, di fronte a uno spettacolo tanto desolante, non avviare il procedimento di revoca dei contributi, anche perché a riguardo «l’Amministrazione comunale di Cosenza non ha fatto pervenire alcuna osservazione». Stando così le cose, la Regione le ha intimato «la restituzione della complessiva somma di € 1.278.800,83 maggiorata di un interesse pari al tasso ufficiale di sconto vigente alla data della effettiva restituzione del contributo».
Per capire cosa ne pensino in municipio abbiamo provato a contattare Carmine Vizza, l'assessore allo Sport che aveva presentato il progetto in conferenza stampa con spiegazioni ingegneristiche – lui che è medico – che avrebbero reso orgoglioso il conte Mascetti. La risposta? «Io non c'entro assolutamente nulla, se ne sono occupati ai Lavori pubblici», ribadita anche quando gli abbiamo chiesto se in questi anni si sia mai posto il problema del mancato funzionamento degli ombrelloni, che pure sono ubicati in impianti di sua competenza. Francesco Caruso, l'assessore con la delega giusta secondo il collega di Giunta, invece ha chiuso il telefono ogni volta che abbiamo tentato di chiamarlo per sentire la sua versione. D'altra parte, se in Comune non avevano risposte per chi gli aveva dato inutilmente quasi un milione e 300mila euro, perché fornirne all'opinione pubblica dopo una figuraccia simile?

 

giuliani@lactv.it

 

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