Cosenza, 11 arresti per furti di auto e cavallo di ritorno: restituiti 36 veicoli

NOMI-VIDEO | Oltre 120 i carabinieri impegnati nell'operazione, denominata Gipsy Village e condotta nel villaggio rom di Via degli Stadi. Contestati i reati di furto, ricettazione ed estorsione 

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di Salvatore Bruno
14 luglio 2020
06:57

È in corso a Cosenza una vasta operazione condotta dai carabinieri del comando provinciale, nei confronti di un gruppo criminale operante nel villaggio rom sovrastante Via degli Stadi specializzato in furti di auto e nelle attività estorsive che ne derivano, conosciute come cavallo di ritorno.

Massiccio impiego di militari

Oltre 120 i militari impegnati per l’esecuzione di 13 misure cautelari emesse dal Gip del tribunale del capoluogo bruzio su richiesta della locale procura. Contestati i reati di ricettazione, furto ed estorsione. L’operazione, denominata Gipsy Village, coinvolge anche soggetti residenti a Montalto Uffugo, Torano Castello e Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese.

 

I provvedimenti emessi

Dei tredici indagati, due persone sono finte in carcere e nove agli arresti domiciliari. Per altre due persone sono scattate le misure meno afflittive dell'obbligo di dimora e dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Gli indagati


In carcere
Cosimo Passalacqua, 27 anni
Antonio Bevilacqua, 41 anni

Ai domiciliari
Francesco Berlingieri, 26 anni
Domenico Caputo, 47 anni
Elio Stancati, 68 anni
Armando Bevilacqua, 33 anni
Fioravante Manzo, 30 anni
Massimo Bevilacqua, 43 anni
Pierpaolo Tormento, 29 anni
Francesco Mario, 41 anni
Francesco Bevilacqua, 31 anni

Obbligo di dimora a Montalto Uffugo per d.m., 26 anni.

Obbligo di presentazione pg per g.m., 39 anni.

Prosecuzione di Scacco al Cavallo

Attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, la Procura ha ricostruito dodici episodi tra furti e ricettazioni di mezzi, relativi a tre furgoni e nove autovetture; nove estorsioni consumate per la restituzione di tali veicoli e due tentativi di estorsione. I crimini sono stati perpetrati nel periodo compresto tra gennaio 2019 e gennaio 2020. L'indagine rappresenta la prosecuzione delle operazioni convenzionalmente denominate Scacco al Cavallo Scacco al Cavallo 2, eseguite rispettivamente in data 16 novembre 2018 e 4 luglio 2019.

Collaudato modus operandi

L’indagine, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo, e dal sostituto Antonio Bruno Tridico, si è intensificata in seguito alla seria recrudescenza del fenomeno dei furti di veicoli nell’area urbana, molti dei quali rinvenuti pochi giorni dopo la presentazione della denuncia di furto. L’attività investigativa, fondata principalmente sull’assunzione a sommarie informazioni delle persone offese a seguito del rinvenimento dei veicoli e protrattasi successivamente con attività di intercettazione telefonica nelle cabine telefoniche pubbliche e installazioni di telecamere, ha consentito di documentare come il gruppo criminale, composto in gran parte da soggetti di etnia rom, attraverso un collaudato modus operandi, riuscisse a contattare i proprietari delle autovetture trafugate, costringendoli alla consegna di somme di denaro per la restituzione del mezzo.


Il covo degli zingari

Gli indagati, una volta individuato il proprietario del veicolo rubato, verosimilmente mediante i documenti ritrovati all'interno dell'abitacolo o a volte per l’iniziativa assunta dalla parte offesa, stabilivano il primo contatto nel quale invitavano la vittima a recarsi in via degli Stadi, all’interno del cosiddetto Villaggio degli Zingari. Il Gip, nell'ordinanza, indica questo luogo come la base logistica per lo svolgimento delle attività criminali, all’interno del quale i vari indagati operano con ruoli fluidi ed interscambiabili, essendo indispensabile la cooperazione di più persone per la commissione dei furti, la custodia dei mezzi trafugati, la gestione dei rapporti con le persone offese, fasi che potevano essere condotte nella assoluta sicurezza della copertura data dalla complicità degli altri residenti.


La ricerca di un aggancio

Le parti offese venivano così agganciate sul luogo del furto o attraverso telefonate effettuate da cabine telefoniche pubbliche, con l’indicazione delle modalità per la restituzione dell’autovettura. Tra i tanti episodi documentati, vi sono anche casi in cui le stesse parti offese hanno deciso di recarsi direttamente nel quartiere di via degli Stadi, per chiedere di poter recuperare l’autovettura, consci di dover corrispondere una somma di denaro. Nella gran parte dei casi, si è riscontrato che non occorreva neanche specificare che la restituzione dell’autovettura fosse condizionata alla dazione di una somma di denaro, né tanto meno di esplicitare minacce dirette, atteso che le vittime comprendevano da subito che si trattava di una richiesta estorsiva proveniente da soggetti muniti di sicura caratura criminale, per cui accettavano immediatamente la trattativa per definire il prezzo della tangente.


La collaborazione delle vittime

Il passaggio successivo consisteva nello svolgimento della trattativa per stabilire l'entità del prezzo da pagare per la restituzione, variabile da 850 a 2.000 euro. Quindi – nei casi di estorsione consumata – i malviventi si facevano consegnare il denaro in contante e, solo all’atto della riscossione del provento dell’estorsione, indicavano il luogo di rinvenimento del mezzo, di cui chiaramente avevano la disponibilità materiale. Solo in limitati casi si è riscontrato, in assenza di una convergenza sulla somma da corrispondere, l’innestarsi di una spirale di minacce ed intimidazioni, sino ad arrivare al perentorio ultimatum alla vittima con la chiara manifestazione della volontà di procedere alla distruzione dell’autovettura.


Rinvenuti e restituiti 36 veicoli

Nell’ambito dell’indagine, i carabinieri hanno recuperato e restituito ai legittimi proprietari 36 mezzi rubati, procedendo complessivamente a sentire a sommarie informazioni 52 vittime di furto, molte delle quali hanno fornito un quadro dettagliato con descrizioni di fatti e persone lucide, lineari e precise. Purtroppo per 4 vittime è stato necessario il deferimento in stato di libertà per favoreggiamento personale, in quanto, pur a fronte di elementi comprovanti le richieste estorsive ricevute, hanno negato l’accaduto, non fornendo alcuna collaborazione allo sviluppo delle indagini.


Una piaga per la comunità

«La vasta operazione mette in risalto, ancora una volta, la particolare determinazione con cui i militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Cosenza, coordinati dalla Procura della Repubblica, operano per contrastare il fenomeno dei Cavalli di ritorno - si legge in una nota dell'Arma - vera e propria piaga dell’intera area urbana. L’invito rivolto ai cittadini è quello di non lasciarsi intimorire dai soprusi di malfattori privi di scrupoli, bensì di riporre la massima fiducia nelle Istituzioni denunciando i reati subiti e le richieste estorsive ricevute, in modo da sradicare in modo definitivo tale odioso fenomeno».

 

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